Transizione green, le imprese italiane cambiano passo

Transizione green, le imprese italiane cambiano passo

Nel Crif Esg Outlook 2025 cala la quota di Pmi a rischio elevato (-6,6 punti) e cresce il credito verso le aziende più virtuose (+9 punti). Migliorano immobiliare e meccanica, mentre trasporti e logistica restano i comparti più esposti alla sfida della decarbonizzazione

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Le imprese italiane cambiano passo nella transizione ecologica. A dirlo è il nuovo Esg Outlook 2025 di Crif, l’osservatorio che misura il rischio di transizione legato all’evoluzione verso un’economia a basse emissioni. Nel 2024, la quota di Pmi classificate nelle fasce di rischio “alto” o “molto alto” è scesa di 6,6 punti percentuali, mentre quella delle aziende con impatto “basso” o “moderato” è aumentata di oltre 9 punti. Un segnale concreto, sottolinea Crif, che il tessuto produttivo sta affrontando con maggiore consapevolezza la sfida della sostenibilità, adottando strategie e investimenti per ridurre l’esposizione ai rischi ambientali.

“I dati confermano che il mondo imprenditoriale italiano sta maturando un approccio più strutturato ai temi Esg”, osserva Marco Macellari, ceo di Crif Synesgy Ratings. “Le imprese stanno trasformando la sostenibilità in una leva strategica per la competitività futura”.

Il miglioramento riguarda anche il fronte finanziario. Nel 2024 la quota di credito destinata alle imprese più virtuose è salita al 38,1% (dal 29,4% del 2023), mentre quella concessa a realtà più esposte al rischio di transizione è scesa al 29,3%. In altre parole, le banche stanno progressivamente canalizzando risorse verso chi investe davvero in decarbonizzazione. Per Macellari, questo doppio movimento – meno rischio tra le imprese e più credito ai soggetti virtuosi – “rafforza la resilienza complessiva del sistema economico e dimostra la capacità del sistema finanziario di accompagnare la transizione”.

Distribuzione per classi di rischio di transizione delle PMI
Distribuzione per classi di rischio di transizione delle PMI 

L’analisi settoriale conferma un quadro in evoluzione ma non omogeneo. I comparti immobiliare e meccanico si distinguono per i progressi, con il primo che ha addirittura dimezzato il rischio rispetto al 2023. Bene anche tessile e abbigliamento, commercio auto e leisure, sostenuti da investimenti in tecnologie pulite e dall’adeguamento alle nuove normative. Restano invece in ritardo trasporti, logistica e marittimo, penalizzati dai costi energetici e dai capitali richiesti per il rinnovo delle flotte. Tra i settori ancora a rischio elevato figurano chimica, farmaceutica e oil & gas, pur con segnali di miglioramento nelle attività legate alle rinnovabili.

Distribuzione per classi di rischio di transizione delle PMI
Distribuzione per classi di rischio di transizione delle PMI 

Elemento chiave nella valutazione del rischio di transizione è la Ghg intensity, cioè le emissioni di gas serra per euro di fatturato. Nel complesso, CRIF rileva un lieve calo dell’intensità emissiva media rispetto al 2023: un progresso ancora moderato, ma indicativo di una maggiore efficienza ambientale.

Distribuzione del rischio di transizione medio per settore
Distribuzione del rischio di transizione medio per settore 

I servizi si confermano i più virtuosi, mentre i settori produttivi restano penalizzati. Critici soprattutto trasporti e agricoltura, dove il rallentamento negli investimenti green pesa sull’impatto climatico complessivo.

“La transizione procede, ma non in modo uniforme”, conclude Macellari. “Il valore dell’Esg Outlook sta proprio nella capacità di misurare queste differenze, per permettere a banche, policy maker e imprese di agire in modo mirato e trasformare la sostenibilità in una leva di sviluppo per il Paese”.

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