Imprese, l'importanza delle relazioni

Imprese, l'importanza delle relazioni

Le relazioni entrano nei processi decisionali e diventano una leva per strategie e investimenti. Per Tasca "vanno integrate nella governance", mentre per Ventura "sono uno strumento per ridurre i rischi e orientare le scelte"

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Non è più solo una questione di consenso. Il coinvolgimento dei territori è diventato una leva di governo delle trasformazioni industriali, capace di incidere sulla qualità delle decisioni, sulla gestione dei rischi e sulla competitività delle imprese. È su questo passaggio che si è concentrato il confronto promosso da A2A con Assonime, l’associazione che rappresenta le società per azioni italiane, che il 19 marzo a Roma ha riunito imprese, accademici e istituzioni in occasione della presentazione dell’Engagement Value Index Report, lo studio sviluppato dal gruppo A2A con SDA Bocconi e Teha (The European House – Ambrosetti) per misurare l’impatto dello stakeholder engagement su business e territori. Il punto, ormai evidente, è che il dialogo deve entrare nei processi decisionali e nella governance delle imprese. “Il coinvolgimento degli stakeholder è una leva strategica nel perseguimento della just transition, ma affinché sia realmente efficace deve essere integrato sistematicamente nei processi decisionali e nella cultura aziendale”, spiega Roberto Tasca, presidente di A2A.

In questo percorso, l’Engagement Value Index si inserisce in una strategia più ampia del gruppo, che nei mesi scorsi ha presentato il primo piano di transizione climatica, con target e strumenti per guidare la decarbonizzazione verso il Net Zero al 2050. Il documento sarà aggiornato ogni anno in coordinamento con il piano industriale e con l’evoluzione degli scenari energetici. Sono previsti circa 7 miliardi di investimenti al 2035 nei principali settori della transizione – rinnovabili, efficienza energetica, economia circolare e teleriscaldamento – a cui si aggiungono 17 miliardi allineati alla Tassonomia europea, con una riduzione delle emissioni del 50% al 2035 e del 90% entro il 2050. Per centrare gli obiettivi, la capacità di attivare i territori diventa una condizione necessaria. “Dal 2015 il Comitato Esg e Rapporti con i Territori affianca il Consiglio di amministrazione nella definizione delle iniziative di engagement e nel 2022 abbiamo adottato una policy dedicata che ne definisce il quadro strategico e operativo”, sottolinea Tasca.

La misurazione degli impatti rappresenta un passaggio ulteriore. “L’impegno a valutare gli effetti di questi processi sull’azienda e sui territori è per noi una conseguenza naturale. I ritorni sono tangibili nel dialogo e nella partecipazione, ma abbiamo voluto misurare anche l’impatto concreto e la capacità di empowerment che queste attività abilitano". Un’evoluzione coerente con i nuovi standard europei di rendicontazione Esrs, che prevedono la misurazione degli impatti sulle comunità, e con le linee guida emanate dal Comitato per la Corporate Governance, organismo che definisce il codice per le società quotate. “Le recenti linee guida del Comitato rafforzano il ruolo del board nella definizione delle strategie di ascolto e coinvolgimento, confermando la centralità dell’engagement per la creazione di valore nel lungo periodo”, puntualizza Tasca. Su questo fronte, il coinvolgimento degli stakeholder si lega anche alla solidità finanziaria delle imprese. “I piani di transizione permettono di valutare preventivamente i rischi, individuare nuove opportunità di investimento e rafforzare la fiducia del mercato, migliorando l’accesso al credito e riducendo il costo del capitale”, osserva Tasca.

Se per il presidente la governance è un tema centrale, sul piano operativo il coinvolgimento diventa una leva concreta di gestione del rischio. “Per guidare le decisioni con una visione di lungo periodo bisogna adottare approcci innovativi, ma fondati su evidenze misurabili”, osserva Carlotta Ventura, direttrice comunicazione, sostenibilità e affari regionali di A2A. “Lo stakeholder engagement è uno strumento di mitigazione del rischio e una leva competitiva: consente di interpretare le specificità locali, intercettando criticità e opportunità che possono influenzare la continuità del business e orientare gli investimenti futuri”. Perché questo approccio sia efficace, sottolinea Ventura, “il coinvolgimento non può essere episodico: è fondamentale definire un quadro strategico attraverso una policy dedicata e monitorare nel tempo gli impatti generati, traducendo dati complessi in indicatori comparabili”. La capacità di misurare diventa così un elemento distintivo. “Abbiamo avviato un percorso per valutare gli effetti delle attività di engagement sia per il gruppo sia per i territori, con l’obiettivo di dimostrare che la just transition conviene alle imprese e ai loro stakeholder”, conclude Ventura.

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