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Il neo presidente eletto Joe Biden (afp)

Anthony Giddens: "Alleanza globale con i governi progressisti, Biden indicherà la strada"

La sua elezione ha un significato enorme: rappresenta l'occasione di un nuovo inizio, non solo per gli Stati Uniti
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LONDRA - "Né moderati né radicali, i progressisti per rilanciarsi hanno bisogno di una politica molto ambiziosa e sarà Joe Biden a indicare la strada". Ecco la "nuova via" secondo Anthony Giddens, il grande sociologo inglese che vent'anni fa, come teorico della Terza Via, aprì la stagione del riformismo portando il centro-sinistra al potere in tutto l'Occidente. Con un avvertimento: "Per battere il populismo non basta fare appello ai dimenticati della globalizzazione e a una classe operaia sempre più piccola", dice a Repubblica l'ex rettore della London School of Economics e membro della camera dei Lord.

Come valuta l'elezione di Biden, professore?
"Ha un significato enorme. Fotografa un momento storico globale che va al di là della politica. In nessuna epoca il mondo aveva vissuto trasformazioni come quelle odierne: una svolta geopolitica con l'ascesa della Cina e dell'Asia in genera…
LONDRA - "Né moderati né radicali, i progressisti per rilanciarsi hanno bisogno di una politica molto ambiziosa e sarà Joe Biden a indicare la strada". Ecco la "nuova via" secondo Anthony Giddens, il grande sociologo inglese che vent'anni fa, come teorico della Terza Via, aprì la stagione del riformismo portando il centro-sinistra al potere in tutto l'Occidente. Con un avvertimento: "Per battere il populismo non basta fare appello ai dimenticati della globalizzazione e a una classe operaia sempre più piccola", dice a Repubblica l'ex rettore della London School of Economics e membro della camera dei Lord.

Come valuta l'elezione di Biden, professore?
"Ha un significato enorme. Fotografa un momento storico globale che va al di là della politica. In nessuna epoca il mondo aveva vissuto trasformazioni come quelle odierne: una svolta geopolitica con l'ascesa della Cina e dell'Asia in generale; la rivoluzione digitale e l'intelligenza artificiale; la minaccia esistenziale del cambiamento climatico; e ora il profondo impatto della pandemia. In ciascuna di queste aree, la politica di Trump è stata disastrosa. Biden rappresenta l'occasione di un nuovo inizio, non solo per gli Stati Uniti".

Per l'Europa vuol dire la ricostruzione di un'alleanza transatlantica?
"Biden vorrà costruire un'alleanza non solo atlantica ma globale, con tutti i governi progressisti, inclusi quelli dell'Unione europea, come indica il suo annuncio di un Summit Globale per la Democrazia previsto per l'inizio del 2021. Altrettanto importante è il suo richiamo all'azione nei confronti delle grandi corporation digitali, con leggi non solo per proteggere i diritti dei cittadini ma per limitare la diffusione di odio e violenza attraverso i social media".

Cambierà qualcosa nella "relazione speciale" fra Usa e Gran Bretagna?
"L'importanza della relazione speciale viene spesso esagerata dai politici britannici. Tuttavia esiste e avrà un valore particolare con l'avvento di Biden, anche per le sue origini irlandesi. Biden è apertamente scettico sulle misure proposte da Boris Johnson per l'Irlanda del Nord in relazione alla Brexit. Spesso descritto come "il Trump britannico", ora Johnson si ritrova senza il suo modello e deve disperatamente adeguarsi".

Dopo il ciclo Clinton/Blair della Terza Via ne avremo uno Biden/Starmer?
"Vent'anni fa la collaborazione tra Clinton e Blair fu una delle forze trainanti per fare emergere governi di centro-sinistra nel mondo. Anche Biden e Starmer collaboreranno, ma le circostanze sono diverse. Blair arrivò al potere con un programma dettagliato. Starmer si è appena insediato alla guida del Labour, è all'opposizione e deve ancora sviluppare i suoi piani. Ciononostante, è possibile che nel tempo si sviluppi tra loro uno stretto rapporto e che contribuisca a rivitalizzare le forze progressiste a livello globale".

Strizzando l'occhio al centro o alla sinistra radicale?
"Non credo che nelle circostanze attuali Biden o qualsiasi altro leader di centro-sinistra possa governare come un moderato. La pandemia richiede un attivismo interventista su larga scala, non solo dopo la mancanza di leadership di Trump ma per l'insieme di problemi globali. Al tempo stesso occorre però unire una società profondamente polarizzata".

Quale le sembra la strada indicata da Biden?
"Non sarà mai abbastanza radicale per la sinistra del partito democratico. Ma farà una politica molto ambiziosa, come esige una crisi più grave perfino della Grande Depressione degli anni 30. Avrà un programma di grandi investimenti pubblici per rispondere alle conseguenze della pandemia. Verranno spesi 2 trilioni di dollari per le infrastrutture, in larga parte con scopi ambientali. Ci sarà un completo voltafaccia rispetto all'indifferenza o aperta ostilità di Trump al cambiamento climatico. La Cina ha promesso zero emissioni nocive entro il 2060 e c'è da aspettarsi un impegno analogo occidentale. Non sappiamo esattamente come Biden affronterà l'ascesa della Cina e le sue implicazioni, ma avrà certamente più sfumature dell'atteggiamento di Trump".

E come potranno, Biden e i suoi alleati progressisti, sconfiggere il populismo?
"A mio parere evitando la narrazione semplicistica che spesso ne viene data. Non si tratta soltanto di fare i conti con i left behind, coloro che si sentono dimenticati dalla globalizzazione. Né basta puntare alla riconquista dei consensi della "classe lavoratrice". Nel senso tradizionale del termine, la classe lavoratrice d'oggi è minuscola: appena l'8 per cento della forza lavoro americana è impiegata nella manifattura e meno dell'1 per cento nell'agricoltura. I fenomeni che hanno portato Trump alla Casa Bianca sono assai più complessi. La risposta dei progressisti deve riconoscerlo e farvi fronte".

Dossier: Il futuro dei progressisti / Tutti gli interventi