Colori sul cemento e restauri, così i fondi Ue fanno bella Malta
dal nostro inviato GIULIANO FOSCHINI
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Grazie ai 30 milioni dell’Europa, il governo ha recuperato la cittadella fortificata di Gozo. Ed è solo uno degli investimenti su turismo e cultura. “Quest’isola è la porta del Mediterraneo”
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Sulla facciata di moltissime chiese di Malta ci sono due orologi: uno porta il tempo giusto, l’altro no. Leggenda vuole che quello con l’ora sbagliata servisse per “ingannare il diavolo”, e farlo presentare quando non c’era la messa. Malta assomiglia molto a quei due orologi: dicono che questo sia il regno nero degli affari e poi, invece, ti rendi conto che a La Valletta non ti accoglie un misterioso sportello bancario. Ma Caravaggio, meraviglioso. Raccontano che se i migranti arrivano in Italia è perché Malta non li vuole. E invece poi guardi i numeri e vedi che l’isola è accogliente, addirittura nei primi tre posti in Europa per richieste di asilo, in proporzione alla popolazione. Molto più che l’Italia. Dicono ancora che il filo che lega quest’isola al continente siano soldi, passaporti, società anonime e scatole cinesi. E invece scopri che ene esiste un altro, spesso e resistente, che unisce l&rsquo…
Sulla facciata di moltissime chiese di Malta ci sono due orologi: uno porta il tempo giusto, l’altro no. Leggenda vuole che quello con l’ora sbagliata servisse per “ingannare il diavolo”, e farlo presentare quando non c’era la messa. Malta assomiglia molto a quei due orologi: dicono che questo sia il regno nero degli affari e poi, invece, ti rendi conto che a La Valletta non ti accoglie un misterioso sportello bancario. Ma Caravaggio, meraviglioso. Raccontano che se i migranti arrivano in Italia è perché Malta non li vuole. E invece poi guardi i numeri e vedi che l’isola è accogliente, addirittura nei primi tre posti in Europa per richieste di asilo, in proporzione alla popolazione. Molto più che l’Italia. Dicono ancora che il filo che lega quest’isola al continente siano soldi, passaporti, società anonime e scatole cinesi. E invece scopri che ene esiste un altro, spesso e resistente, che unisce l’Europa con questo pezzo di terra che spunta nel Mediterraneo: il filo della bellezza.
Malta, la sentinella europea della bellezza
Qual è quindi l’orologio giusto, a Malta? È vero che da queste parti gli affari vanno a gonfie vele. Gli ultimi dati confermano che l’economia è quella che più cresce nell’Unione: più 5,2 per cento contro lo 0,2 italiano o l’1,1 della Germania. D’altronde Malta, poco più grande dell’isola Elba, negli ultimi dieci anni ha privato i paesi europei di circa 8,2 miliardi. Sull’isola, dati di un anno fa, c’erano 53.247 società per 78mila proprietari. Soltanto nel 2015 ha restituito alle società straniere 2 miliardi di euro di tasse, che invece avrebbero dovuto essere pagate altrove. Questo perché il sistema prevede una tassazione effettiva che non supera l’8 per cento, per le società straniere. Malta è un enorme cantiere edile, i prezzi delle case sono alle stelle, palazzi come “L’alveare” nel centro di Valletta ospitano migliaia di società, i cui veri proprietari non si conosceranno mai.
Accanto a tutto questo, grazie allo sforzo dell’Unione, sta però nascendo anche altro. Perché Malta non è soltanto porta di ingresso di denaro ma è anche sentinella del Mediterraneo, braccia aperte di un continente che ha tradizione, storia. E grazia.
Per questo, a Gozo, quella che ingiustamente è considerata l’isola minore di Malta, l’Unione europea ha deciso di puntare sul restauro della cittadella fortificata di Victoria. La storia dice che qui c’era qualcosa già nel Neolitico. Ma dai romani al medioevo, nel 1530 contro i turchi e nel 1798 con i francesi, la Cittadella di Gozo è sempre stata un simbolo di resistenza, il luogo dove i gozitani hanno combattuto per la propria autodeterminazione, la propria storia. E appunto la propria bellezza.
Fino a venti anni fa erano però restate soltanto rovine, o poco altro. L’investimento dell’Unione di circa 30 milioni di euro (investimento che non è ancora terminato) ha permesso la messa in sicurezza della zona, il restauro delle mura dei bastioni e la realizzazione di un bellissimo museo multimediale che ricostruisce la storia di un pezzo di Europa. Una passeggiata fascinosa che termina in una sala dalle volte altissime, dove un tempo i cavalieri conservavano le scorte idriche. E la leggenda del Sacro Graal.
«L’Unione — spiegano dal governo Muscat — ha puntato su progetti come questo non soltanto per incentivare il turismo: in ballo c’è la riscoperta della storia d’Europa che, inevitabilmente, passa dal Mediterraneo. E dunque anche da Malta». Una meraviglia, il restauro della Cittadella, che non a caso lo scorso anno è stato inserito tra i quattro migliori progetti europei in finale per il Regio Star, il premio per il miglior progetto delle politiche di coesione.
La scelta della Ue di puntare sulla bellezza e sulla storia di Malta si declina in altre maniere. Anche in storie più piccole, ma comunque assai significative. Quella di Stephani Eborg, grafica professionista per venti anni in Italia, negli Stati Uniti e nell’Oman, è per esempio la storia di alcuni colori. E di un ritorno. Nel 2008, anche grazie all’aiuto dell’Unione, ha scelto di tornare a casa sua: a dipingere ceramiche e mattonelle di cemento come nella tradizione secolare della sua isola. «Quando sono tornata a casa — racconta — ho cominciato a fotografarle tutte. E ora ho deciso di far rivivere questo mestiere che sembrava stesse morendo. Voglio che i bambini di Europa possano vivere in mezzo al colore del cemento, così come ho vissuto io a Malta». E proprio l’idea di bellezza, di futuro che ha spinto Bruxelles a investire su Esplora, uno dei più importanti musei di scienza di tutta l’Europa. La struttura, a strapiombo sul mare, accanto alle rovine dove hanno girato alcune scene del Gladiatore, era un rudere. E oggi invece è un campione di futuro: 200 esperimenti pratici da osservare, «e la speranza dal nostro punto di vista — spiega la direttrice Rachel Blackburn — che spiegare ai bambini la bellezza della scienza, significhi tracciare anche una strada verso il futuro».
La bellezza, passeggiando per le strade della Valletta, perdendosi davanti alla Decollazione di San Giovanni Battista del Caravaggio nella concattedrale della capitale, è un alito di vento che non ti abbandona mai. E non è un caso che a scegliere di parlare della bellezza di Malta fosse stata anche la sua voce più autorevole e consapevole. Nell’isola la chiamavano “the witch”, la strega, perché non aveva paura di dire la verità. Aveva scelto di denunciare, sul suo blog, The Running commentary, i potenti di Malta. Ma anche di dirigere una rivista patinata, Taste and Flair, per raccontare i fiori, il cibo, le luci della sua isola. E’ il solito doppio orologio: la giornalista contro il potere che parla di ricette e dipinti. Lei si chiamava Daphne Caruana Galizia, l’hanno uccisa con autobomba, per farla stare zitta. Ma le sue inchieste non si sono fermate, l’Europa ha deciso di non abbandonare la sua memoria e le sue storie. La conferma che verità è sinonimo di bellezza. Entrambe hanno il dono dell’immortalità.