Emergenza sanitaria: un prototipo per sanificare gli spazi chiusi

Si chiama Sanifi-Cov ed è un prototipo realizzato da un gruppo di ricercatori del Tecnopolo di Ravenna, finanziato con i fondi europei della politica di coesione

2 minuti di lettura

UN MACCHINARIO innovativo per sanificare spazi chiusi come uffici, mezzi di trasporto o aule scolastiche, senza danneggiare i materiali e con un impatto limitato sull'ambiente. Si chiama Sanifi-Cov ed è un prototipo realizzato da un gruppo di ricercatori del Tecnopolo di Ravenna, finanziato con i fondi europei della politica di coesione. Uno strumento che ovviamente potrebbe rivelarsi utilissimo in un periodo di emergenza sanitaria, che impone di decontaminare con frequenza gli ambienti di lavoro. Lo racconta a Europa, Italia Andrea Contin, ordinario di fisica all'università di Bologna e responsabile del progetto: "Sappiamo che il calore uccide il virus a una temperatura di circa 60 gradi e sappiamo che anche l'ozono lo distrugge, ma con concentrazioni nell'aria piuttosto elevate. La nostra idea è stata quella di combinare i due metodi: in questo modo si può ottenere lo stesso risultato usando meno calore - 50 gradi al massimo - e minori quantità di ozono, che può quindi essere eliminato dall'aria più rapidamente".


Il macchinario, che ha dimensioni contenute - un metro per un metro e mezzo circa - in sostanza funziona liberando prima il gas nella stanza e in un secondo momento innescando un getto di aria calda. Va usato quando le persone non sono presenti all'interno dei locali, per esempio di notte, ma proprio per le sue caratteristiche (meno calore e meno ozono) dovrebbe rendere accessibili gli ambienti più velocemente dopo il trattamento. Inoltre, dentro lo strumento è previsto anche uno speciale filtro a carboni attivi, che dovrebbe aiutare a eliminare prima il gas.

Secondo il responsabile del progetto, "un altro vantaggio di Sanifi-Cov è che riduce il rischio di problemi alle apparecchiature e alle superfici, come i computer o i mobili, che con temperature troppo elevate potrebbero danneggiarsi. Anche l'ozono può facilmente attaccare i materiali perché è un ossidante molto potente". Inoltre, rispetto a un normale disinfettante che viene passato sugli oggetti e sulle superfici, può raggiungere anche angoli nascosti e difficilmente accessibili ed è molto meno nocivo per l'ambiente, perché non lascia residui.

Lo strumento è stato realizzato con la collaborazione di due aziende del territorio (RES Italia e IonScience), che si sono già dette interessate a una sua eventuale commercializzazione. Ma l'importanza del progetto, spiega ancora Contin, "è nel protocollo di utilizzo che saremo in grado di formulare: quanto tempo serve tenere l'ozono e a che concentrazione, quanto tempo il calore e a che temperatura, e così via".

Per questo sarà necessario condurre delle prove per verificare l'effettiva capacità di disinfezione della macchina e con quali parametri. A questo scopo nei locali del Tecnopolo di Ravenna è stata allestita una stanza, che simula un ufficio standard, dove verrà testata la strumentazione. Mancano solo i campioni di virus depotenziato: "Li attendiamo nei prossimi giorni - conclude Contin - c'è stato un ritardo negli ordini causato proprio dalla pandemia. Probabilmente entro fine gennaio o inizio febbraio avremo i risultati definitivi".

Il progetto è realizzato con il contributo della Commissione Europea. Dei contenuti editoriali sono ideatori e responsabili gli autori degli articoli. La Commissione non può essere ritenuta responsabile per qualsivoglia uso fatto delle informazioni e opinioni riportate.