FIESOLE - “È un momento cruciale”. Guy Verhofstadt sembra non avere dubbi, il suo sguardo rivela più delle parole: l’esperimento di far scrivere pezzi di futuro dell’Unione europea ai cittadini, portarli ad elaborare proposte concrete da sottoporre ai Ventisette, con i quali le istituzioni dell’Ue saranno obbligate a fare i conti, può funzionare. Deve funzionare. È un primo passo verso una democrazia di partecipazione diretta che può cambiare il modo con il quale gli europei guardano alle proprie istituzioni. Si chiama Conferenza europea per il Futuro dell’Europa, un primo appuntamento c’è stato a Strasburgo, con 800 cittadini scelti a sorte per discutere insieme cosa cambiare dell’Europa, per immaginare leggi e riforme reali. Qui alla Badia Fiesolana che ospita l’Istituto Universitario Europeo, tutt’intorno al Chiostro dell’abbazia rinascimentale sulla collina che guarda verso Firenze, sono circa 200 gli “ambasciatori” riuniti in vari panel a modellare insieme l’Ue del futuro.
Potere ai cittadini
“È la prima volta che facciamo questa cosa”, corre a sottolineare l’ex premier belga ed ex capogruppo dei liberali all’Europarlamento. “Sono due le questioni chiave: come funziona o non funziona la democrazia europea e come dobbiamo riformarla”, spiega. Il pensiero corre alla Polonia e all’Ungheria, dove lo stato di diritto e quelli che usiamo definire “valori europei” vengono pesantemente messi in discussione, per non dire di peggio, con assalti alla libertà d’espressione, all’indipendenza della giustizia, ai diritti delle donne e delle persone Lgbtq. Verhofstadt assicura che la partita che si sta giocando a Strasburgo e qui sotto Fiesole ha fondamenta solide: “Vede, gli strumenti che abbiamo a disposizione adesso non sono sufficienti per tutelare lo stato di diritto. Ci sarebbe l’articolo 7 del Trattato sull’Ue, ma nessuno ha il coraggio di metterlo in pratica. Poi ci sono i meccanismi legati al bilancio, ma anche su questo ci sono esitazioni. Ebbene, sono molto interessato a sentire i cittadini per capire quale possa essere la via d’uscita. A gennaio le raccomandazioni verranno sottoposte alla Commissione e al Consiglio”. L’europarlamentare lancia un’ulteriore ipotesi: “Potremmo attribuire un maggiore ruolo alla Corte europea di giustizia, affidandole la competenza di sanzionare le nazioni che violano lo stato diritto”.
Benissimo. Ma viene naturale il dubbio che i vertici europei finiscano per ignorare le idee e le raccomandazioni dei cittadini. “Sarà molto difficile che le trascurino”, assicura Verhofstadt. “Perché questo evento è organizzato da loro stessi, insieme ai Parlamenti nazionali. Abbiamo fatto tutto questo esercizio non solo per ascoltare, ma soprattutto per realizzare una partecipazione attiva ai processi decisionali dell’Ue. Quindi non credo proprio che il Consiglio, la Commissione o il Parlamento Ue possano fare finta di nulla”. Per esempio, “se c’è una raccomandazione di cittadini sulla politica estera, i politici dovranno trovare un modo per accoglierla. Non possono limitarsi a dire ‘ne parleremo’. Non c’è scampo”, ride il liberale belga.
La lezione della Brexit
Però c’è un elefante nella cristalleria, e si chiama sfiducia. Disincanto verso il corpaccione dell’Unione europea, percepito come distante, burocratico, freddo. Eppure, anche su questo si registrano dei notevoli cambiamenti di scenario: “Dopo la Brexit non c’è più nessun populista che abbia il fegato di dire che vuole uscire dall’Europa”, dice Verhofstadt. “Non hanno più il coraggio di dire alcunché di negativo sull’Ue. È un grosso cambiamento. Salvini, Le Pen, Orbán: non dicono più che vogliono distruggere l’Unione, perché dopo la Brexit la gente sa bene che è meglio stare dentro che fuori”. Ovviamente tutto questo non significa certo che il progetto europeo sia positivo a prescindere: “Anzi, percepiamo dalla discussione che c’è qui che le persone sono sì fortemente europeiste, ma al tempo stesso tanti esprimono moltissime critiche all’Ue. Ritengono che l’Unione, per come funziona oggi, non realizzi il loro sogno europeo”.
La svolta tedesca con Scholz
Ci sono anche altri elementi di discontinuità, rispetto al cammino europeo degli ultimi anni. Uno di questi viene dalla Germania: “Sono convinto che il nuovo governo tedesco sotto Olaf Scholz sia un vero game changer”, scandisce Verhofstadt. “Ho molta stima per Angela Merkel, ma con lei alla cancelleria non ci sono state grandi riforme a livello europeo. Prendete il capitolo migrazioni: la cancelliera diceva ‘Wir schaffen das’, noi ce la facciamo, ma da soli, mancava del tutto l’approccio europeo nell’affrontare la crisi”. Insiste, l’ex presidente del gruppo Alde: “Per contrasto il governo Scholz è molto pro-europeo, ha proposte audaci sui valori e lo stato di diritto, per una difesa europea e le liste transnazionali. In tante questioni sulle quali finora non è stato possibile agire, su tante riforme su cui siamo bloccati. Lo ripeto: può essere una svolta”.