La conferenza sul futuro dell'Europa è un evento unico nel suo genere, che offre ai cittadini europei l'occasione di ragionare sulle sfide e le priorità della Ue. Chiunque, a prescindere dalla provenienza o dall'attività svolta, può utilizzare questo strumento per riflettere sul futuro dell'Unione europea che vorrebbe. Uno dei suoi elementi chiave sono i panel europei di cittadini: ne sono stati organizzati quattro, ciascuno costituito da 200 persone, scelte in modo casuale e provenienti dai 27 Stati membri.
"La mia esperienza è stata positiva perché abbiamo avuto la possibilità di esprimere le nostre idee e ascoltare quelle delle altre persone", spiega Mara Caccavallo, 26 anni, di Brembate, provincia di Bergamo, che nella vita fa l'assicuratrice. Mara è una delle cittadine estratte a sorte per partecipare alla Conferenza sul futuro dell'Europa. "Forse per la prima volta mi sono sentita importante come cittadina dell'Europa".
Secondo Mara l'Ue dovrebbe stanziare molti più fondi a favore dei Paesi europei in difficoltà e garantire un minimo salariale e stipendi più equi per una qualità della vita più giusta per tutti. "Rispetto al tema centrale del mio panel - l'immigrazione - ritengo che ci sia troppa corruzione e un'organizzazione centrale che coordini e gestisca il fenomeno migratorio potrebbe arginare il problema", continua. "Mi ha colpito la proposta di un cittadino: bisognerebbe educare i cittadini europei ad essere più inclusivi nei confronti dei migranti. Mi ha fatto riflettere perché sono completamente d'accordo con questa affermazione, alla quale però non avevo mai pensato".
Il panel 4, "L'Ue nel mondo/Migrazione", è stato pensato per permettere ai cittadini di discutere il ruolo dell'Europa nel mondo, anche in relazione agli obiettivi e alle strategie per la sicurezza dell'Ue, dalla difesa, alla politica commerciale, agli aiuti umanitari, passando per la cooperazione allo sviluppo, la politica estera, la politica di vicinato e l'allargamento. Tra i temi di discussione, anche come l'Europa dovrebbe affrontare la migrazione. "I meccanismi di democrazia in Ue - conclude Mara - prima di questa esperienza erano per me del tutto sconosciuti. Ora però sento di poter fare qualcosa di concreto".