C'è chi la chiama scuola familiare o paterna e chi con i termini anglosassoni "homeschooling" o "home education": queste espressioni indicano tutte la stessa cosa, ovvero la scelta della famiglia di provvedere direttamente all'educazione dei figli. La scuola, si sa, è aperta a tutti, si tratta di un diritto garantito espressamente dall'articolo 34 della Costituzione, ma un'alternativa alla frequenza delle aule scolastiche è possibile, ed è appunto rappresentata dall'istruzione parentale. Quando i genitori decidono di avvalersene devono rilasciare al dirigente scolastico dell'istituto più vicino un'apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacità tecnica o economica per provvedere all'istruzione dei figli, e il dirigente scolastico ha il dovere di accertarne la fondatezza.
Il tema dell'"homeschooling" negli ultimi due anni è tornato di grande attualità grazie e a causa della pandemia da coronavirus, che ha costretto molte famiglie a rinunciare a mandare i figli a scuola per evitare un possibile contagio. Come tutte le questioni di grande e diffuso interesse, anche questa è stata affrontata e dibattuta all'interno dei panel dei cittadini previsti dalla Conferenza sul futuro dell'Europa, evento internazionale che coinvolge tutte le nazioni europee proprio per raccogliere le istanze della cittadinanza Ue.
"L'homeschooling è qualcosa di difficile da attuare in quasi tutti gli Stati membri. Ritengo che l'istruzione sia una necessità, ma sarebbe auspicabile un programma (online) in cui i minori possano imparare anche a casa", argomenta nel forum di discussione dedicato Martijn van den Broek. "La mancanza di contatti sociali però sarebbe problematica", ribatte Tergy (cognome non specificato). "Sono stato in sei scuole diverse in due Paesi e tutte non hanno saputo gestire situazioni di bullismo", fa notare ancora Martijn.
Secondo James O'Donovan, se ogni Paese avesse un'unica possibilità di scolarizzazione online per gli studenti, sarebbe possibile offrire una scelta più ampia nelle materie, a vantaggio di tutti. Non la pensa così Federico Giusfredi, secondo il quale "gli studenti non sono consumatori e non devono essere trattati come consumatori. La libertà di scegliere le materie deve essere fortemente limitata, almeno per i primi (molti) anni dei loro curricula accademici".
Tante le questioni sul piatto, perché tanti sono i pro e i contro di un sistema che se da un lato protegge i ragazzi da ambienti talvolta difficili e inospitali, dall'altro li priva di quel confronto vitale con la società e i coetanei di cui la scuola è viatico e simbolo.
Per garantire l'assolvimento del dovere all'istruzione, il minore è tenuto a sostenere un esame di idoneità l'anno scolastico successivo. Recentemente è stato anche stabilito che, in caso di istruzione parentale, i genitori dello studente o comunque i suoi tutori sono tenuti a presentare annualmente una comunicazione ad hoc al dirigente scolastico del territorio di residenza, e i ragazzi a loro volta devono presentare annualmente l'esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva in qualità di candidati esterni. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco.
Studiare a casa sì, ma con programmi precisi: pro e contro dell'homeschooling
di Sara Ficocelli
Come tutte le questioni di diffuso interesse, anche questa è stata affrontata e dibattuta all'interno dei panel dei cittadini previsti dalla Conferenza sul futuro dell'Europa