Una cosa è certa, tra le maglie degli innumerevoli argomenti che ha affrontato la Conferenza sul Futuro dell’Europa, si scorge il dibattito sulla cittadinanza europea.
Fin dalla sua progettazione, la CoFoE ha di fatto forzato le trame della cittadinanza associata ai singoli Stati membri, e allargato lo sguardo a un più ampio respiro: quello europeo. Prima di questa esperienza forse soltanto il programma Erasmus e la politica di coesione avevano già aperto alla possibilità di conoscerci, tra europei/e, contribuendo a far nascere quella sensazione di essere parte di qualcosa di più esteso, fatto di lingue, culture e pratiche differenti.
Non stupisce infatti che nella sezione “Altre idee” della piattaforma digitale multilingue, lasciata più alla libera fantasia delle partecipanti e dei partecipanti, c’è chi si è lanciato nella proposta di una cittadinanza europea. Questa cittadinanza, si legge nella proposta, dovrebbe essere fatta di pari opportunità e creatività; dovrebbe sapere mantenere quel che si è anche faticosamente raggiunto, e migliorare quel che ancora non ci soddisfa ricorrendo all’immaginazione, dice J. Miguel Aguilar, il promotore dell’idea.
Al tempo stesso, non bisogna dimenticare una delle funzioni principali della cittadinanza, quella cioè di garantire (a chi la possiede) l’accesso ai diritti. In questo senso, propone sempre Aguilar, l’Unione europea fa bene a farsi carico delle persone svantaggiate, e dovrebbe continuare a farlo con più determinazione; così come dovrebbe occuparsi del suo stesso futuro garantendo a bambini e bambine formazione e salute, diritto alla cultura, igiene, fino a tutta la loro esistenza.
Una iniziativa in Spagna ha proposto di riunire un gruppo di cittadini e cittadine con doppio passaporto di due Stati membri dell’UE per riflettere sullo status della cittadinanza europea ed esplorare il suo possibile miglioramento o arricchimento, attingendo alla varietà di esperienze di queste persone. Tra gli argomenti discussi dall’iniziativa: come rafforzare la cittadinanza europea, l'accesso al servizio civile in Europa, un approfondimento sul diritto al suffragio, la libera circolazione e anche la protezione consolare.
Altri si sono concentrati su mezzi e misure per promuovere lo sviluppo di un'identità europea e di una cittadinanza europea, individuando nei media e nel giornalismo europeo o sulle vicende europee uno tra gli strumenti che possono contribuire a una maggiore diffusione della cultura europea.
Altre opportunità si intersecano con uno dei pilastri del nuovo settennato europeo, la trasformazione digitale – pensando a identità digitali europee, o l’unificazione dei portali dei servizi e delle amministrazioni nazionali e locali con uno tutto europeo.
Insomma, di idee ne sono circolate molte, senz’altro stimolate dal rinnovato interesse che la Conferenza ha destato nei partecipanti (online e alle riunioni in presenza). Tuttavia, un faro andrebbe tenuto a mente quando si parla di cittadinanza e i femminismi lo hanno segnalato molto bene. Essere incluse in una cittadinanza pensata per altri non significa davvero avere pieno accesso ai diritti. Se davvero vogliamo pensare una cittadinanza europea, vale la pena ripensarla a partire dalle diversità e dai diversi bisogni.