“Il gas si paga in rubli”, giravolta di Putin. La Ue dice no e studia nuove sanzioni
di Luca Pagni , Serenella Mattera , di Luca Pagni, Serenella MatteraI Paesi "ostili" alla Russia devono pagare in rubli, o si vedranno interrompere le forniture di gas. E' in vigore da oggi il decreto con cui Vladimir Putin alza il livello della sua minaccia all'Occidente. Sembrava aver rassicurato i leader europei e invece firma un provvedimento da imbracciare come un'arma, per distinguere i Paesi amici dai nemici: i primi, grazie a permessi distribuiti entro i prossimi dieci giorni, potranno continuare a pagare le forniture in dollari o euro, i secondi dovranno passare al rublo. Il presidente russo sa che la sua richiesta è "inaccettabile " per l'Europa.
Lo ribadiscono la Francia e la Germania, lo dice con nettezza il premier Mario Draghi. I leader europei si consultano, spiazzati dalla mossa, cercano di interpretarla. Sospettano il bluff, temono l'escalation. Il Vecchio Continente importa da Mosca il 40% del suo metano: la chiusura dei rubinetti causerebbe uno shock energetico di portata enorme.…
I Paesi "ostili" alla Russia devono pagare in rubli, o si vedranno interrompere le forniture di gas. E' in vigore da oggi il decreto con cui Vladimir Putin alza il livello della sua minaccia all'Occidente. Sembrava aver rassicurato i leader europei e invece firma un provvedimento da imbracciare come un'arma, per distinguere i Paesi amici dai nemici: i primi, grazie a permessi distribuiti entro i prossimi dieci giorni, potranno continuare a pagare le forniture in dollari o euro, i secondi dovranno passare al rublo. Il presidente russo sa che la sua richiesta è "inaccettabile " per l'Europa.
Lo ribadiscono la Francia e la Germania, lo dice con nettezza il premier Mario Draghi. I leader europei si consultano, spiazzati dalla mossa, cercano di interpretarla. Sospettano il bluff, temono l'escalation. Il Vecchio Continente importa da Mosca il 40% del suo metano: la chiusura dei rubinetti causerebbe uno shock energetico di portata enorme. Ma la risposta degli europei alla minaccia russa è ferma. Tanto che la Commissione, trapela a sera, valuta di adottare nuove sanzioni economiche.
Appena due giorni fa sia il cancelliere tedesco Olaf Scholz che il premier Draghi, dopo aver sentito al telefono Putin, avevano tratto lo stesso convincimento che il presidente russo non volesse andare fino in fondo con la sua minaccia, né interrompere le forniture. "Le sue parole - racconta il premier italiano in un incontro con la stampa estera - sono state: i contratti esistenti rimangono in vigore, le aziende europee continueranno a pagare in euro o in dollari". Draghi precisa di aver subito incaricato i tecnici di capire meglio. Racconta di aver avvertito un certo "cambiamento" nei toni del leader del Cremlino, che come Volodymyr Zelenski vorrebbe l'Italia tra i garanti di un eventuale accordo di pace. Ma mantiene una cautela che con il passare delle ore si mostra giustificata. Putin inverte la rotta e annuncia la firma del decreto-tagliola: "Nessuno ci vende niente gratis e noi nemmeno faremo opere di carità. Perciò i contratti esistenti, in caso di mancato pagamento in rubli, saranno interrotti ", dice. E, a marcare l'escalation, Mosca vieta l'ingresso in territorio russo ai leader e ai dirigenti europei come risposta alle sanzioni.
Con chi stia l'Europa è chiaro: la scorsa notte la presidente del Parlamento Roberta Metsola è andata a Kiev. Un viaggio annunciato nelle ore in cui la Commissione europea studiava la norma del Cremlino sul gas, cercando di capirne le implicazioni. La mossa di Putin è oggetto di consultazioni tra le cancellerie. Draghi e Scholz si sentono e concordano sull'importanza di mantenere le sanzioni, che si mostrano "molto efficaci ". Aggiungono che è essenziale a mantenere "un approccio europeo unitario". La Commissione è sulla linea dura: un altro inasprimento delle sanzioni, nessun cedimento sui pagamenti. "I contratti devono essere rispettati e nei contratti esistenti non c'è obbligo di pagare in rubli ", afferma il commissario Paolo Gentiloni. "Non ci faremo ricattare da Mosca".
I ministri dell'Economia di Francia e Germania affermano che Parigi e Berlino "si preparano" allo stop alle forniture e aggiungono di esser pronti ad affrontarle. Ma Putin arriverà davvero a chiudere i rubinetti? Le incognite sono ancora tante, a partire dal meccanismo che regolerà i pagamenti. Gli esperti osservano che per paradosso se tutti gli scambi avvenissero in rubli, non ci sarebbe abbastanza valuta. Da Mosca fonti governative spiegano all'agenzia Ria Novosti che le scadenze tecniche dei contratti - e quindi l'eventuale passaggio ai rubli - non scatteranno prima di metà aprile. Inoltre secondo la Tass i Paesi 'ostili' dovranno aprire "conti speciali" a Gazprombank, che provvederà a convertire i pagamenti in rubli. Intanto Mosca sembra allontanare lo spettro del default annunciando riacquisterà bond in scadenza per 1,45 miliardi di dollari.
L'interruzione delle forniture aprirebbe per l'Europa uno scenario di austerità energetica. Ma un primo effetto delle minacce è una salita del prezzo del gas a 125 euro, +5%. Spagna e Portogallo hanno ottenuto un tetto ai prezzi e chiedono alla Commissione Ue di fissare l'asticella a 30 euro al megawattora.