"Anzitutto, la buona notizia: praticamente il Covid-19 non è mortale". Quando Anselm Lenz pubblica il 21 marzo sul sito complottista e filorusso Rubikon un lungo intervento che denuncia il "panico morale" delle élite sul coronavirus e fa appello alla necessità che un'"intellighenzia critica si formi adesso", è uno degli intellettuali più stimati in Germania.
Drammaturgo e scrittore, è noto per il suo feroce anti capitalismo e per aver fondato nel 2014 il gruppo "Haus Bartleby", che ambisce a raccogliere i "Karriereverweigerer", i "rifiuta-carriere". Ma nell'articolo pubblicato quel giorno di marzo su Rubikon, Lenz sminuisce gli effetti del Covid-19, denuncia un presunto attentato alla Costituzione nelle restrizioni anti-virus. E conclude che si tratterebbe di un complotto per coprire una verità, secondo lui, inconfutabile: il collasso del capitalismo. Quando scrive quell'articolo, Lenz sta già preparando la sua campagna anti-restrizioni.
Sette giorni dopo, lo scrittore è in piazza. Ha organizzato, insieme a due sodali di "Haus Bartleby", Hendrik Sodenkamp e l'attivista Batseba N'Diayuna, una manifestazione davanti alla Volksbuehne di Berlino per protestare contro le restrizioni anti-Covid-19. Quella manifestazione di appena una quarantina di persone al Rosa-Luxemburg-Platz sarà l'inizio di uno dei più inquietanti fenomeni che accompagnerà le lunghe settimane della pandemia: le "Hygiene-Demos".
Raduni settimanali di estremisti di destra e sinistra, complottisti e attivisti filorussi che in poche settimane cresceranno a dismisura e coinvolgeranno migliaia di manifestanti in varie città tedesche, principalmente a Berlino, Stoccarda, Hannover, Monaco, Norimberga e Heidelberg. Anche grazie a gruppi Telegram, blog complottisti e siti filorussi che diffonderanno il loro verbo.
Bugie come la presunta creazione in laboratorio del Covid-19 o leggende nere come Bill Gates creatore del virus; denunce di fantomatici piani dei governi per sovvertire la democrazia con la scusa della pandemia, mezze verità o totali falsità sulla diffusione dell'epidemia circolano velocemente, e non solo sulle piazze.
Secondo una ricerca delle emittenti Ndr, Wdr e del quotidiano Süddeutsche Zeitung elaborate dal data analyst Philip Kreißel, diciannove video su You Tube che diffondono notizie false e complotti sul Covid-19 vengono visti dodici milioni di volte nelle sei settimane della fase più acuta della pandemia. E su Facebook, quei video e altri testi poco fondati vengono condivisi 300mila volte. Secondo la ricerca, il fact checking giornalistico e il debunking di quei contenuti vengono condivisi venti volte meno. Una débacle, per la ricerca della verità.
Nella piazza delle Hygiene-Demos berlinesi compare per esempio Angelika Barbe, ex dissidente della Ddr, membro della fondazione vicina all'ultradestra Afd "Desiderius-Erasmus" e frequentatrice delle manifestazioni islamofobe Pegida. Sua una delle paranoie più tipiche delle Hygiene-Demos e dei forum connessi: Bill Gates come manovratore del sistema sanitario mondiale, creatore del virus e beneficiario di un futuro vaccino.
Ma l'ultratedesca Afd è un caso interessante: allo scoppiare della pandemia chiede restrizioni molto più dure di quelle introdotte dal governo (in Germania non è stato deciso il lockdown ma il distanziamento sociale e il divieto di girare in più di due persone). Col crescente successo delle piazze anti-restrizioni, l'ultradestra parlamentare tedesca intraprende un'inversione a U e abbraccia le proteste. Alle ultime manifestazioni, all'Afd si affiancheranno gruppi apertamente neonazisti come gli Identitari.
La contemporanea e inusuale presenza a Rosa-Luxemburg-Platz e nelle altre piazze tedesche di estremisti di destra e di sinistra viene ribattezzata dai giornali tedeschi "Querfront", fronte trasversale, come quello antidemocratico che negli anni di Weimar tentò di saldare le forse estremiste agli antipodi dello spettro politico. I cartelli contengono messaggi disparatissimi: sostegno a Trump o a Putin e ai complottisti americani di "QAnon", istanze no-vax, richiami alle presunte libertà costituzionali calpestate dalle misure anti-Covid-19 e alle manifestazioni del lunedì dell'autunno del 1989 che liberarono la Germania Est dal regime comunista.
Quei sabati di manifestanti che non si attengono al distanziamento, rifiutano le mascherine e vengono spesso dispersi dalla polizia preoccupano la politica. La cancelliera Angela Merkel le definisce, ad un certo punto, "preoccupanti", in una riunione a porte chiuse con la Cdu riportata dalla Bild. Si tratta di raduni che secondo la cancelliera nascondono una "regia russa".
Anselm Lenz, per spingere la piazza, ha fondato una rivista online, "Kommunikationsstelle Demokratischer Widerstand" (Kds), "Centro di comunicazione della resistenza democratica". L'indirizzo è la gloriosa Volksbuehne, il teatro di Erwin Piscator e Frank Castorf, che però si affretta a smentire di avere legami con i complottisti e minaccia conseguenze legali per l'uso non autorizzato dell'indirizzo da parte di Kds.
In un'intervista con un altro protagonista di quelle piazze e della disinformazione complottista, Ken Jebsen, Lenz afferma che lo Stato starebbe congiurando "insieme alle aziende farmaceutiche e digitali per abolire la democrazia". La pandemia sarebbe connessa alla "fine del capitalismo dei mercati finanziari, così come lo abbiamo conosciuto".
Le Hygiene-Demos vengono seguite da vicino dall'universo dei grandi diffusori di fake news. Da Rubikon ma anche da notori siti di estrema destra come EpochTimes.de, fondato dal cinese americanizzato John Tang, vicino alla setta Falun Gong e da sempre critico con Pechino. A febbraio, quando il virus è già arrivato in Germania, sul sito appare un titolo, "Il coronavirus è un'arma biologica?" in cui si suggerisce che il virus sia stato creato in laboratorio come arma geopolitica. "L'unica sorpresa per la dirigenza cinese deve essere stato il fatto che la Cina sia diventata essa stessa il Ground zero dell'epidemia", si legge nell'articolo.
Altri personaggi noti per le loro tendenze alla disinformazione sistematica come l'estremista di destra Oliver Janich seguono le manifestazioni berlinesi. Durante la pandemia, Janich alimenta i circa 60mila contatti sul suo canale Telegram regolarmente con informazioni false e fuorvianti sul virus. Anche il blog revisionista "Die rote Fahne", ispirata alla famosa rivista di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht si interessa alle Hygiene-Demos: in piazza con i paranoici da restrizioni c'è il discusso cronista filo-erdoganiano e filo-Hamas Martin Lejeune, noto per le sue esternazioni negazioniste sulla Shoah. Persino il quotidiano di sinistra Tageszeitung ritiene "Die rote Fahne" un sito "revisionista".
In piazza ci sono anche due giornalisti che lavorano, fra l'altro, per Rt (ex Russia today), Paula P'Cay e Uli Gellermann. Secondo il "Juedisches Forum fuer Demokratie und Antisemitismus", un forum berlinese impegnato contro l'antisemitismo, al Rosa-Luxemburg-Platz vengono avvistati anche alcuni giornalisti del Canale Uno russo (Pervyi Kanal). Ma la "Russia-connection" delle Hygiene-Demos va ben oltre.
Una delle figure centrali delle manifestazioni che tra marzo e aprile crescono di settimana in settimana, è Ken Jebsen. E bisogna andare indietro al 2014 per capire uno dei nuclei filoputiniani delle piazze anti-restrizioni tedesche. Allora Jebsen, da anni ospite gradito di Rt, cacciato nel 2011 dall'emittente tedesca Rbb per le sue esternazioni antisemite, è già in piazza con altri protagonisti delle Hygiene-Demos, per manifestare il suo appoggio alla Russia che ha invaso la Crimea dopo la rivoluzione di Maidan, in Ucraina.
Jebsen ha fondato KenFm, un'emittente di destra, antisemita e antiamericana - gli attentati dell'11 settembre sono considerati da Jebsen una "bugia terroristica" organizzati dagli stessi americani. E insieme a Jebsen, che con la sua KenFm, anima le Hygiene-Demos con interviste a Lanz, e al noto neonazista Nikolai Nerling, insegnante di scuola licenziato in tronco per gli eccessi antisemiti, sostenitore del "complotto ebraico mondiale" e noto negazionista, ci sono altri sostenitori di Putin.
Con Jebsen, un altro fan di Putin che manifestava con lui nel 2014 contro l'Ucraina, è avvistato regolarmente alle Hygiene-Demos: Jürgen Elsässer. L'ex giornalista di sinistra mutato in fanatico russo e simpatizzante Afd, vagheggiava già nel 2014 un'"Europa dei popoli liberi da Lisbona e Vladivostok", insomma citava Putin per diffondere i suoi deliri panasiatici. La sua rivista antiamericana, antisemita e filorussa Compact collabora regolarmente con Rt. E racconta per settimane anche le piazze berlinesi anti-restrizioni da Covid-19.
È Elsässer stesso a fare un parallelo con le proteste antiucraine, a parlare di "atmosfera dal 2014", quando ogni lunedì i filorussi manifestavano a Berlino "contro la guerrafondaia Nato che aizza contro la Russia sulla scia della crisi in Crimea".
A fianco a loro, altri attivisti filorussi animano le proteste del Rosa-Luxenburg-Platz: un collaboratore di Rubikon, Peter Nowak, nonché il blogger Billy Six, notoriamente pro-putiniano. Tutti uniti nelle proteste contro una presunta "Corona-Diktatur", "dittatura del coronavirus" e nell'amore incondizionato per Vladimir Putin.
Ma quanto hanno influito sui tedeschi i paranoici - ribattezzati da alcuni "covidioti" - che per due mesi hanno sfilato ogni sabato in alcune delle principali città tedesche e hanno infestato il web di video e messaggi falsi sul virus? Difficile dirlo. Ma un'interessante sondaggio di giugno dell'istituto demoscopico Allensbach dimostra che i tedeschi potrebbero essere meno permeabili di altri Paesi ai teorici del complotto.
Il 53% li ritiene dei "matti", contro il 18% dei francesi, il 32% degli americani e il 30% dei britannici. Tuttavia, un 18% di tedeschi pensa che le classiche teorie del complotto siano più vere "di come vengono rappresentate ufficialmente", ossia dai media tradizionali.
Drammaturgo e scrittore, è noto per il suo feroce anti capitalismo e per aver fondato nel 2014 il gruppo "Haus Bartleby", che ambisce a raccogliere i "Karriereverweigerer", i "rifiuta-carriere". Ma nell'articolo pubblicato quel giorno di marzo su Rubikon, Lenz sminuisce gli effetti del Covid-19, denuncia un presunto attentato alla Costituzione nelle restrizioni anti-virus. E conclude che si tratterebbe di un complotto per coprire una verità, secondo lui, inconfutabile: il collasso del capitalismo. Quando scrive quell'articolo, Lenz sta già preparando la sua campagna anti-restrizioni.
Sette giorni dopo, lo scrittore è in piazza. Ha organizzato, insieme a due sodali di "Haus Bartleby", Hendrik Sodenkamp e l'attivista Batseba N'Diayuna, una manifestazione davanti alla Volksbuehne di Berlino per protestare contro le restrizioni anti-Covid-19. Quella manifestazione di appena una quarantina di persone al Rosa-Luxemburg-Platz sarà l'inizio di uno dei più inquietanti fenomeni che accompagnerà le lunghe settimane della pandemia: le "Hygiene-Demos".
Raduni settimanali di estremisti di destra e sinistra, complottisti e attivisti filorussi che in poche settimane cresceranno a dismisura e coinvolgeranno migliaia di manifestanti in varie città tedesche, principalmente a Berlino, Stoccarda, Hannover, Monaco, Norimberga e Heidelberg. Anche grazie a gruppi Telegram, blog complottisti e siti filorussi che diffonderanno il loro verbo.
Bugie come la presunta creazione in laboratorio del Covid-19 o leggende nere come Bill Gates creatore del virus; denunce di fantomatici piani dei governi per sovvertire la democrazia con la scusa della pandemia, mezze verità o totali falsità sulla diffusione dell'epidemia circolano velocemente, e non solo sulle piazze.
Secondo una ricerca delle emittenti Ndr, Wdr e del quotidiano Süddeutsche Zeitung elaborate dal data analyst Philip Kreißel, diciannove video su You Tube che diffondono notizie false e complotti sul Covid-19 vengono visti dodici milioni di volte nelle sei settimane della fase più acuta della pandemia. E su Facebook, quei video e altri testi poco fondati vengono condivisi 300mila volte. Secondo la ricerca, il fact checking giornalistico e il debunking di quei contenuti vengono condivisi venti volte meno. Una débacle, per la ricerca della verità.
Nella piazza delle Hygiene-Demos berlinesi compare per esempio Angelika Barbe, ex dissidente della Ddr, membro della fondazione vicina all'ultradestra Afd "Desiderius-Erasmus" e frequentatrice delle manifestazioni islamofobe Pegida. Sua una delle paranoie più tipiche delle Hygiene-Demos e dei forum connessi: Bill Gates come manovratore del sistema sanitario mondiale, creatore del virus e beneficiario di un futuro vaccino.
Ma l'ultratedesca Afd è un caso interessante: allo scoppiare della pandemia chiede restrizioni molto più dure di quelle introdotte dal governo (in Germania non è stato deciso il lockdown ma il distanziamento sociale e il divieto di girare in più di due persone). Col crescente successo delle piazze anti-restrizioni, l'ultradestra parlamentare tedesca intraprende un'inversione a U e abbraccia le proteste. Alle ultime manifestazioni, all'Afd si affiancheranno gruppi apertamente neonazisti come gli Identitari.
La contemporanea e inusuale presenza a Rosa-Luxemburg-Platz e nelle altre piazze tedesche di estremisti di destra e di sinistra viene ribattezzata dai giornali tedeschi "Querfront", fronte trasversale, come quello antidemocratico che negli anni di Weimar tentò di saldare le forse estremiste agli antipodi dello spettro politico. I cartelli contengono messaggi disparatissimi: sostegno a Trump o a Putin e ai complottisti americani di "QAnon", istanze no-vax, richiami alle presunte libertà costituzionali calpestate dalle misure anti-Covid-19 e alle manifestazioni del lunedì dell'autunno del 1989 che liberarono la Germania Est dal regime comunista.
Quei sabati di manifestanti che non si attengono al distanziamento, rifiutano le mascherine e vengono spesso dispersi dalla polizia preoccupano la politica. La cancelliera Angela Merkel le definisce, ad un certo punto, "preoccupanti", in una riunione a porte chiuse con la Cdu riportata dalla Bild. Si tratta di raduni che secondo la cancelliera nascondono una "regia russa".
Anselm Lenz, per spingere la piazza, ha fondato una rivista online, "Kommunikationsstelle Demokratischer Widerstand" (Kds), "Centro di comunicazione della resistenza democratica". L'indirizzo è la gloriosa Volksbuehne, il teatro di Erwin Piscator e Frank Castorf, che però si affretta a smentire di avere legami con i complottisti e minaccia conseguenze legali per l'uso non autorizzato dell'indirizzo da parte di Kds.
In un'intervista con un altro protagonista di quelle piazze e della disinformazione complottista, Ken Jebsen, Lenz afferma che lo Stato starebbe congiurando "insieme alle aziende farmaceutiche e digitali per abolire la democrazia". La pandemia sarebbe connessa alla "fine del capitalismo dei mercati finanziari, così come lo abbiamo conosciuto".
Le Hygiene-Demos vengono seguite da vicino dall'universo dei grandi diffusori di fake news. Da Rubikon ma anche da notori siti di estrema destra come EpochTimes.de, fondato dal cinese americanizzato John Tang, vicino alla setta Falun Gong e da sempre critico con Pechino. A febbraio, quando il virus è già arrivato in Germania, sul sito appare un titolo, "Il coronavirus è un'arma biologica?" in cui si suggerisce che il virus sia stato creato in laboratorio come arma geopolitica. "L'unica sorpresa per la dirigenza cinese deve essere stato il fatto che la Cina sia diventata essa stessa il Ground zero dell'epidemia", si legge nell'articolo.
Altri personaggi noti per le loro tendenze alla disinformazione sistematica come l'estremista di destra Oliver Janich seguono le manifestazioni berlinesi. Durante la pandemia, Janich alimenta i circa 60mila contatti sul suo canale Telegram regolarmente con informazioni false e fuorvianti sul virus. Anche il blog revisionista "Die rote Fahne", ispirata alla famosa rivista di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht si interessa alle Hygiene-Demos: in piazza con i paranoici da restrizioni c'è il discusso cronista filo-erdoganiano e filo-Hamas Martin Lejeune, noto per le sue esternazioni negazioniste sulla Shoah. Persino il quotidiano di sinistra Tageszeitung ritiene "Die rote Fahne" un sito "revisionista".
In piazza ci sono anche due giornalisti che lavorano, fra l'altro, per Rt (ex Russia today), Paula P'Cay e Uli Gellermann. Secondo il "Juedisches Forum fuer Demokratie und Antisemitismus", un forum berlinese impegnato contro l'antisemitismo, al Rosa-Luxemburg-Platz vengono avvistati anche alcuni giornalisti del Canale Uno russo (Pervyi Kanal). Ma la "Russia-connection" delle Hygiene-Demos va ben oltre.
Una delle figure centrali delle manifestazioni che tra marzo e aprile crescono di settimana in settimana, è Ken Jebsen. E bisogna andare indietro al 2014 per capire uno dei nuclei filoputiniani delle piazze anti-restrizioni tedesche. Allora Jebsen, da anni ospite gradito di Rt, cacciato nel 2011 dall'emittente tedesca Rbb per le sue esternazioni antisemite, è già in piazza con altri protagonisti delle Hygiene-Demos, per manifestare il suo appoggio alla Russia che ha invaso la Crimea dopo la rivoluzione di Maidan, in Ucraina.
Jebsen ha fondato KenFm, un'emittente di destra, antisemita e antiamericana - gli attentati dell'11 settembre sono considerati da Jebsen una "bugia terroristica" organizzati dagli stessi americani. E insieme a Jebsen, che con la sua KenFm, anima le Hygiene-Demos con interviste a Lanz, e al noto neonazista Nikolai Nerling, insegnante di scuola licenziato in tronco per gli eccessi antisemiti, sostenitore del "complotto ebraico mondiale" e noto negazionista, ci sono altri sostenitori di Putin.
Con Jebsen, un altro fan di Putin che manifestava con lui nel 2014 contro l'Ucraina, è avvistato regolarmente alle Hygiene-Demos: Jürgen Elsässer. L'ex giornalista di sinistra mutato in fanatico russo e simpatizzante Afd, vagheggiava già nel 2014 un'"Europa dei popoli liberi da Lisbona e Vladivostok", insomma citava Putin per diffondere i suoi deliri panasiatici. La sua rivista antiamericana, antisemita e filorussa Compact collabora regolarmente con Rt. E racconta per settimane anche le piazze berlinesi anti-restrizioni da Covid-19.
È Elsässer stesso a fare un parallelo con le proteste antiucraine, a parlare di "atmosfera dal 2014", quando ogni lunedì i filorussi manifestavano a Berlino "contro la guerrafondaia Nato che aizza contro la Russia sulla scia della crisi in Crimea".
A fianco a loro, altri attivisti filorussi animano le proteste del Rosa-Luxenburg-Platz: un collaboratore di Rubikon, Peter Nowak, nonché il blogger Billy Six, notoriamente pro-putiniano. Tutti uniti nelle proteste contro una presunta "Corona-Diktatur", "dittatura del coronavirus" e nell'amore incondizionato per Vladimir Putin.
Ma quanto hanno influito sui tedeschi i paranoici - ribattezzati da alcuni "covidioti" - che per due mesi hanno sfilato ogni sabato in alcune delle principali città tedesche e hanno infestato il web di video e messaggi falsi sul virus? Difficile dirlo. Ma un'interessante sondaggio di giugno dell'istituto demoscopico Allensbach dimostra che i tedeschi potrebbero essere meno permeabili di altri Paesi ai teorici del complotto.
Il 53% li ritiene dei "matti", contro il 18% dei francesi, il 32% degli americani e il 30% dei britannici. Tuttavia, un 18% di tedeschi pensa che le classiche teorie del complotto siano più vere "di come vengono rappresentate ufficialmente", ossia dai media tradizionali.