BOLOGNA. "Durante il Covid abbiamo sentito molto forte il bisogno di natura, ed è qualcosa che vorrei portarmi dietro" dice Andrea Segrè, docente universitario bolognese nonché presidente del Centro agroalimentare bolognese, introducendo il tema dell'incontro in piazza Maggiore per Repubblica delle Idee. "Riascoltiamo la natura" è infatti il titolo del talk, condotto dalla nostra giornalista Brunella Giovara, anche con Michele Serra e Alessandra Viola, giornalista scientifica autrice del libro "Flower Power". Doveva esserci pure Carlo Petrini, ma aveva una buona giustificazione rivelata in pubblico da Serra: "E' a casa del Papa a scrivere un libro insieme e vi manda il suo saluto e la sua benedizione".
"E' come se in due mesi avessimo fatto un corso accelerato di economia domestica - aggiunge Segrè, esperto studioso di sprechi ed educazione alimentare -, cucinando a casa e facendo la spesa una volta alla settimana vicino casa. La normalità è invece il nostro problema. Infatti siamo già tornati alle vecchie abitudini: non ci siamo domandati cosa non andasse bene. Mi sono reso conto che il 50-60% degli oggetti di cui pensavo di aver bisogno sono inutili: è l'economia del superfluo. Se dobbiamo trovare un punto di ripartenza, ripartiamo dal cibo. Dopo il Covid abbiamo notato che è diminuito lo spreco e se questo continuasse sarebbe bene".
"Presa la sberla, appena stai meglio tendi a dimenticare il trauma - osserva Serra -. La lezione aveva una sua eloquenza assoluta e ci ha detto alcune cose fondamentali. La prima è che la natura si è riappriopriata di noi e ci ha fatto capire che non ne siamo né fuori né al di sopra ma dentro. Siamo stati richiamati bruscamente a questo legame. Noi siamo natura, chi non lo ha capito è un alunno molto negligente. La seconda lezione è che c'è differenza fortissima tra le cose indispensabili e quelle meno. Non significa che alla riapertura dei negozi non ci siamo buttati tutti a fare shopping compulsivo, ma il messaggio era chiarissimo. La terza cosa, elemento di pessimismo vero, è che nell'emergenza catastrofica, la politica è tornata a occuparsi di ciò che era urgente e primario: prima e dopo invece la politica non considera primarie le cose che per noi lo sono, cioè come si mangia, come si vive. Non fa parte dell'agenda politica. I partiti che se ne occupano sono minoranze, quasi inesistenti in Italia. Siamo stati costretti a parlare di questioni di vita e di morte: prima non ne parlavano e adesso abbiamo smesso. Questo mi preoccupa moltissimo".
Alessandra Viola propone di creare una carta dei diritti delle piante: "Se gli esseri umani hanno dei diritti, perché le piante no? Sono dotate di sensibilità, intelligenza, memoria: lo dimostra la scienza. Cosa ci autorizza a usarle come oggetti? Non c'è un motivo, se non la mancanza di empatia che abbiamo nei confronti del mondo vegetale. Eppure avrebbe vantaggi anche per noi, che ci estingueremo molto prima del mondo vegetale. I diritti sono un punto di riferimento ideale e la politica non si occupa di questi temi perché mancano gli ideali".
"I diritti individuali non bastano - ribatte Serra -: trovano un limite nella biosfera. La natura è una spaventosa carneficina quotidiana, è anche cruenta. Un bel dibattito è: come si tengono in equilibrio gli elementi? Se raccolgo fiori recisi, penso che dieci fiori su mille non ne mettano in pericolo l'equilibrio. Se sono gli unici dieci, sì Noi siamo sopraffattori perché non abbiamo capito l'insieme". "Non dico che non possiamo mangiare le piante perché sarei pazza - precisa Viola -, ma dobbiamo pesare i diritti reciproci".
E che autunno ci aspetta? "Pesante, anche dal punto di vista alimentare - risponde Segrè -. C'è una parte della popolazione che non può essere aiutata perché irregolare, sfuggita al censo. Il cibo è un bisogno essenziale e se non mangi non sopravvivi".
"E' come se in due mesi avessimo fatto un corso accelerato di economia domestica - aggiunge Segrè, esperto studioso di sprechi ed educazione alimentare -, cucinando a casa e facendo la spesa una volta alla settimana vicino casa. La normalità è invece il nostro problema. Infatti siamo già tornati alle vecchie abitudini: non ci siamo domandati cosa non andasse bene. Mi sono reso conto che il 50-60% degli oggetti di cui pensavo di aver bisogno sono inutili: è l'economia del superfluo. Se dobbiamo trovare un punto di ripartenza, ripartiamo dal cibo. Dopo il Covid abbiamo notato che è diminuito lo spreco e se questo continuasse sarebbe bene".
"Presa la sberla, appena stai meglio tendi a dimenticare il trauma - osserva Serra -. La lezione aveva una sua eloquenza assoluta e ci ha detto alcune cose fondamentali. La prima è che la natura si è riappriopriata di noi e ci ha fatto capire che non ne siamo né fuori né al di sopra ma dentro. Siamo stati richiamati bruscamente a questo legame. Noi siamo natura, chi non lo ha capito è un alunno molto negligente. La seconda lezione è che c'è differenza fortissima tra le cose indispensabili e quelle meno. Non significa che alla riapertura dei negozi non ci siamo buttati tutti a fare shopping compulsivo, ma il messaggio era chiarissimo. La terza cosa, elemento di pessimismo vero, è che nell'emergenza catastrofica, la politica è tornata a occuparsi di ciò che era urgente e primario: prima e dopo invece la politica non considera primarie le cose che per noi lo sono, cioè come si mangia, come si vive. Non fa parte dell'agenda politica. I partiti che se ne occupano sono minoranze, quasi inesistenti in Italia. Siamo stati costretti a parlare di questioni di vita e di morte: prima non ne parlavano e adesso abbiamo smesso. Questo mi preoccupa moltissimo".
Alessandra Viola propone di creare una carta dei diritti delle piante: "Se gli esseri umani hanno dei diritti, perché le piante no? Sono dotate di sensibilità, intelligenza, memoria: lo dimostra la scienza. Cosa ci autorizza a usarle come oggetti? Non c'è un motivo, se non la mancanza di empatia che abbiamo nei confronti del mondo vegetale. Eppure avrebbe vantaggi anche per noi, che ci estingueremo molto prima del mondo vegetale. I diritti sono un punto di riferimento ideale e la politica non si occupa di questi temi perché mancano gli ideali".
"I diritti individuali non bastano - ribatte Serra -: trovano un limite nella biosfera. La natura è una spaventosa carneficina quotidiana, è anche cruenta. Un bel dibattito è: come si tengono in equilibrio gli elementi? Se raccolgo fiori recisi, penso che dieci fiori su mille non ne mettano in pericolo l'equilibrio. Se sono gli unici dieci, sì Noi siamo sopraffattori perché non abbiamo capito l'insieme". "Non dico che non possiamo mangiare le piante perché sarei pazza - precisa Viola -, ma dobbiamo pesare i diritti reciproci".
E che autunno ci aspetta? "Pesante, anche dal punto di vista alimentare - risponde Segrè -. C'è una parte della popolazione che non può essere aiutata perché irregolare, sfuggita al censo. Il cibo è un bisogno essenziale e se non mangi non sopravvivi".