eti da pesca, ammonticchiate come gli stracci della sua Venere. E poi luci Led a far scintillare Monte Isola, sul lago d’Iseo. Si delinea così il Terzo paradiso dell’energia di Michelangelo Pistoletto, ultimo bagliore della Festa delle Luci A2A, Light is Life, che lo scorso febbraio ha richiamato seicentomila visitatori a Brescia e Bergamo. Con questo simbolo di speranza e nuova progettualità ambientale ed energetica, il maestro biellese dell’arte povera, che quest’anno festeggia il suo novantesimo compleanno con inesausta energia (dalla grande mostra al Chiostro del Bramante a Roma alla Venere degli stracci alta 10 metri in piazza del Municipio a Napoli), va alle origini dell’economia di un luogo, sospeso nella sua bellezza quasi irreale tra le province di Bergamo e Brescia.
Lo schizzo di Pistoletto del Terzo paradiso dell’energia
La povertà di materiali e di mezzi, da sempre nella sua opera, è racchiusa tutta in vecchie reti da pesca intrecciate sull’isola che si affiancano a luci a Led di riuso dalla Festa delle Luci. Nell’anno di Bergamo e Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023, sono sedici i cumuli di reti a disegnare un paesaggio di diciotto metri, in località Ere. Numero e proporzione corrispondono alla grandezza dei comuni del lago, in una rete, reale e metaforica, tra uomo e pianeta. Il Terzo paradiso dell’energia, con la collaborazione della Cittadellarte di Pistoletto a Biella, A2a e Banco dell’energia, si accompagna a workshop e residenze, che trasformeranno a loro volta i materiali dell’opera di Pistoletto, oltre ad altre due grandi installazioni luminose di Angelo Bonello sul lungolago tra Peschiera Maraglio e Sensole. Un luogo non neutrale, se già nel 2016 aveva ospitato la passerella galleggiante di Christo che ha fatto camminare sulle acque un milione e 200mila persone in 15 giorni. «In questo tratto di lago, l’arte ha materializzato l’impossibile, ha acceso una miccia, che deve continuare ad ardere.
L’installazione luminosa Ballerina Sequence di Angelo Bonello
È questo il ruolo dell’arte pubblica», dice Pistoletto che dall’8 al 23 luglio, raccoglie il testimone dall’artista bulgaro con il suo simbolo di rigenerazione ambientale. Il Terzo paradiso è il suo mantra. «Racconta il passaggio a uno stadio inedito ma indispensabile della civiltà, per assicurare la sopravvivenza al genere umano», scandisce con determinazione da visionario e concretezza da scienziato. «Nel primo paradiso gli esseri umani vivevano in simbiosi con la natura. Il secondo, sviluppato dall’intelligenza umana e indotto dal consumismo, ci ha condotto verso irreversibili processi di degrado. Il Terzo paradiso è una fusione dei precedenti». Nella dialettica tra gli estremi di natura e artificio, il teatro scarno di Michelangelo Pistoletto cattura, seduce e sprofonda. È un gioco di specchi e riflessi, un gioco reale e virtuale, mentale e fisico, pittorico e concettuale. Dagli anni Sessanta, Pistoletto scandisce il suo personalissimo secolo breve della creazione. Pittore di formazione, allevato al realismo a bottega dal padre, si misura con il potere del messaggio alla scuola di grafica diretta dall’artista e pubblicitario Armando Testa. Dalla tela passa così allo specchio, dipinto e serigrafato, luogo di una rappresentazione nello spazio tempo. Sono gli anni in cui esordisce con i compagni dell’arte povera. Capitanati da Germano Celant, spiazzavano la storia dell’arte con opere di aria, acqua e pensiero, materiali umili, ruvidi e industriali.
Angelo Bonello
Per lui gli stracci erano già simbolo di un consumismo ottuso e distruttivo, posti di fronte a una Venere, incarnata nella sua classicità ideale. «L’arte povera era mossa dall’idea di tornare all’essenza, come reazione a un’epoca di materialismi ed eccessi da boom economico». Da allora il coinvolgimento del pubblico nell’opera continua, in una circolarità di temi che attraversa tutta la carriera. Leone d’oro alla Biennale di Venezia, la sua militanza ambientalista è tutta nel simbolo del Terzo paradiso. Una semplice linea che s’incrocia due volte disegnando tre cerchi, in una rivisitazione del segno matematico dell’infinito. Rappresenta una formula della creazione, un passaggio trasformativo continuo, che colma la distanza tra uomo e natura.
«Oggi però per ricucire lo strappo è necessario concretizzare una transizione energetica che non deve essere immediata, ci vuole tempo, ci vuole saggezza. L’arte deve contribuire al cambiamento e all’innovazione sociale, deve dare futuro e progettualità alle nuove generazioni, deve aprire uno spiraglio e indicare una strada possibile ». E il Terzo paradiso? «È il grande mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità nella visione globale». In fondo, il termine paradiso, nell’antica lingua persiana, non è che “giardino protetto”, il nostro giardino, da coltivare e da proteggere.