Dal disegno alla fotografia, dalla sfilata alla stampa periodica, dalla pubblicità agli spazi del commercio. La moda è una forma di comunicazione, un intreccio di narrazioni e rappresentazioni che viene mirabilmente sciolto e raccontato nel lungo viaggio a ritroso, che va da fine anni Sessanta a inizio Ottanta, proposto da domani nella mostra Comunicare la moda: identità, trasformazioni e immaginari di genere, 1960-1980. Un percorso negli archivi CSAC. Presentata nell’ambito di Mercantinfiera (Padiglione Art Fair, Fiere di Parma, fino all’8 ottobre), a cura di Lucia Miodini (responsabile della Sezione Media e Moda del Centro studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma) e Ilaria Dazzi (brand manager Fiere antiquariali, Mia Fair-Fiere di Parma), l’esposizione fa luce, attraverso la selezione di quaranta opere, disegni e fotografie, conservati negli archivi parmensi, sull’immaginario della moda che alimenta la costruzione sociale del maschile e del femminile.
La regina delle spose. Clara Centinaro, “regina della moda nuziale”, nel suo atelier romano aperto nel 1952, durante la prova di un abito da sposa
E lo fa mirabilmente esplorando la comunicazione mass-moda, mettendo in evidenza il racconto e la costruzione delle differenze di genere in quel periodo storico. «Abbiamo scelto di rappresentare la produzione delle case di moda e degli stilisti che hanno fatto la fortuna del made in Italy, tra fine anni Sessanta e primi Ottanta», racconta la curatrice Lucia Miodini, «perché sono tre decenni fondamentali nella storia del costume degli italiani e delle italiane. Un periodo segnato, ed è questo il focus principale della retrospettiva, da cambiamenti nella rappresentazione di uomini e donne nel sistema moda partendo dallo studio dei materiali originali conservati nei nostri archivi». Da Clara Centinaro all’atelier Albertina proseguendo con l’iniziatore del prêt-à-porter Walter Albini, e, infine, i grandi stilisti del made in Italy Armani, Krizia e Versace, il percorso indaga sulla trasformazione e su protagoniste e protagonisti del fashion system in quello spaccato temporale definito.
Un modello di Giorgio Armani dalla collezione donna autunno-inverno 1977-1978
Uno spazio importante è riservato allo stilista e imprenditore di moda maschile Carlo Palazzi e al graphic designer Giancarlo Iliprandi, ideatore della comunicazione coordinata della Rinascente, che dal 1962 si dedica in particolare al settore uomo, progettando magazine e pubblicità di moda. «L’idea è stata quella di costruire una mostra agile, funzionale agli spazi che la ospitano, ma attenta al dibattito più recente e al rapporto tra progettazione dell’abito, le diverse forme di rappresentazione e la comunicazione mass mediatica, cercando di ordire una trama fra linea temporale e modalità di rappresentazioni del femminile e del maschile », spiega la Miodini. A fine anni Cinquanta, le prime opere in mostra, appartengono agli atelier Albertina e Centinaro. Albertina Giubbolini, arrivata a Roma nel 1952 apre un laboratorio dove continua la lavorazione artigianale della maglieria. Dal dopoguerra agli anni Cinquanta la confezione degli abiti da sposa per nobildonne e attrici è un luogo comune, soprattutto nelle sartorie. Le regina della moda nuziale Clara Centinaro diventa negli anni Ottanta un riferimento con lo slogan “alla sposa”.
Il libro di Paolo Brillo, Dylan in 250 foto. Bob Dylan da collezione nelle foto di Paolo Brillo che ha seguito e fotografato tanti concerti del cantautore americano (nella foto). Il risultato è un libro affascinante, No Such Thing As Forever, con 250 scatti in 30 anni di concerti, di cui una selezione è in mostra a Parma: Paolo Brillo. Stolen Moments. Bob Dylan and Other Music Icons.
A metà anni Sessanta, con la diffusione della moda pronta e con l’affermarsi dei movimenti giovanili e dell’arte contemporanea, cambia la messa in scena, la fotografia e le modelle assumono atteggiamenti ribelli. Basti pensare a quella prima sfilata nella piazzetta di Capri, nel 1967, che determinò la nascita dello stile Capri che tanto affascinò il mondo con l’originalità dei tessuti e dei tagli, la solarità dei colori e gli accessori stravaganti. A fine anni Sessanta, decennio delle lotte per la liberazione della donna, anche i confini che delimitano le identità sessuali non sono più così rigidi. E puntuale, la mostra, rivela immagini della moda maschile, il superamento degli stereotipi e dei luoghi comuni dell’ideale virile, forse più ideale che reale.
Collezionismo, Gli appassionati. Mercanteinfiera attira collezionisti di ogni età e di ogni disponibilità, in sintonia con la sua vocazione ecumenica. Fra i tanti collezionisti che andranno a Parma, anche il fashion wedding designer , Enzo Miccio (nella foto), “paladino del buon gusto”, come ama definirsi, e appassionato di arredamento vintage e d’autore.
Entrano nel guardaroba da donna abbigliamenti e atteggiamenti maschili e nel guardaroba da uomo timbri cromatici e fogge femminili, impensabili un decennio prima. Gli anni Ottanta, infine, sono il decennio che afferma il valore della multidisciplinarietà nella moda e proprio in questo periodo l’intreccio fra arte e fotografia si stringe con più forza. È il debutto delle spalline imbottite e il piumino (imbottitto anch’esso) diventa il feticcio della vita in città e, ça va sans dire, di montagna. Mentre il fucsia spopola con il trionfo della Barbie mania. Tornato alla ribalta, ora, nel Terzo Millennio. «Con i social dilaganti e l’uso continuo e quotidiano del virtuale il fenomeno moda oggi si è globalizzato», afferma Lucia Miodini, «ma allo stesso tempo è anche caratterizzato da una moltitudine di sotto-culture e dall’attitudine a una costruzione identitaria in un’ottica gender-fluid».