Milano, candidato per Sala dopo 15 anni da direttore del carcere di San Vittore: "Le battaglie radicali non finiscono mai"

Luigi Pagano è in lista con i Radicali: "Ogni persona recuperata è un pericolo in meno per la società"

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"Ho lavorato a Milano per trent'anni, mi sento molto milanese". Luigi Pagano, direttore del carcere di San Vittore per 15 anni, dal 1989 al 2004, si candida con i Radicali. Quindi si schiera per la rielezione di Giuseppe Sala. E ciò che gli sta a cuore - spiega - è che i progetti avviati nelle carceri milanesi e lombarde per migliorare le condizioni di vita e le opportunità dei detenuti, si consolidino e proseguano perché, dice, "non è semplice mantenere le posizioni ottenute. C'è sempre il rischio che tra corsi e ricorsi, riforme e controriforme, le cose cambino".

Dal 2004 è stato, per otto anni provveditore regionale degli istituti penitenziari Lombardi e, dal 2012 al 2015 a Roma come vicecapo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, è in pensione dal 1 maggio 2019. Come ha vissuto questi ultimi due anni?

"Sono stato consulente del difensore civico della Regione sino all'insorgere della pandemia vissuta, come tutti, con grande ansia. Ma, avendo tempo a disposizione, ne ho approfittato, per scrivere un libro di memorie".

Un napoletano che si candida a Milano.

"Ho salde radici napoletane che non rinnego, ma Milano mi ha accolto e fatto crescere umanamente e professionalmente. Nel Duemila ho ricevuto anche l'Ambrogino d'Oro per quanto era stato realizzato in ambito penitenziario. Un riconoscimento che ho inteso condividere con i miei collaboratori. A San Vittore, oggi intitolata al Maresciallo Di Cataldo, nonostante i 2mila detenuti presenti abbiamo realizzato il primo call center in un carcere, lavorando in collaborazione con un gestore telefonico esterno. Poi abbiamo creato all'esterno un luogo dove accogliere le donne detenute, che portano con sé i bambini fino a tre anni. E anche lo stesso carcere di Bollate è nato e si è sviluppato su un progetto ideato da operatori penitenziari milanesi".

Come mai con i radicali?

"Mi hanno offerto la candidatura e ho accettato con molto piacere, abbiamo sensibilità comuni, condivisione di valori e di intenti. Ho avuto il piacere di conoscere Marco Pannella, una figura importante per il mondo delle carceri e non solo. E poi sono diventato, negli anni, buon amico di tanti di loro. Spesso ci siamo sentiti per trovare, nelle pieghe dell'ordinamento penitenziario, soluzioni ai problemi che insorgevano. Così mi è sembrato naturale dire di sì, anche se alla politica non avevo pensato..." .

Che cosa l'ha convinta?

"L'idea di poter mettere a disposizione l'esperienza accumulata, nel nostro territorio non ci sono solo carceri, ma anche centri regionali importanti sul "come" si sconta la pena. E il tema è fondamentale per la sicurezza sociale. Ogni persona recuperata è un pericolo in meno per la società".

Ritiene che Sala abbia lavorato bene sul tema carceri?

"Sì, credo proprio di sì. Con lui quando era amministratore Expo, e grazie anche all'apporto della Magistratura di sorveglianza di Milano, siamo riusciti addirittura a far lavorare, ed era lavoro retribuito, 100 detenuti ai controlli degli accessi dell'esposizione. Sono stati irreprensibili. Sala ci diede merito di quello che era stato fatto anche dichiarandolo in eurovisione".