Amministrative 2021, i candidati non scaldano e resta l'astensionismo
di Lavinia Rivara , di Lavinia RivaraIl trend non lascia ben sperare. Anche se non sono ancora disponibili i dati finali sull'affluenza, quelli diffusi ieri sera rendono già evidente un aumento dell'astensionismo, con il rischio che queste amministrative possano rappresentare un nuovo record in negativo per la partecipazione al voto a partire dalle grandi città.
A Roma nel 2016 si recò alle urne il 57 per cento degli elettori al primo turno, ieri sera invece poco prima di mezzanotte eravamo al 37 per cento: difficile recuperare un altro 20 per cento nella mezza giornata, lavorativa, di oggi. Ma l'andamento è simile anche nelle altre quattro grandi città, solo di poco più alto il d…
Il trend non lascia ben sperare. Anche se non sono ancora disponibili i dati finali sull'affluenza, quelli diffusi ieri sera rendono già evidente un aumento dell'astensionismo, con il rischio che queste amministrative possano rappresentare un nuovo record in negativo per la partecipazione al voto a partire dalle grandi città.
A Roma nel 2016 si recò alle urne il 57 per cento degli elettori al primo turno, ieri sera invece poco prima di mezzanotte eravamo al 37 per cento: difficile recuperare un altro 20 per cento nella mezza giornata, lavorativa, di oggi. Ma l'andamento è simile anche nelle altre quattro grandi città, solo di poco più alto il dato di Milano e Torino (ma ricordiamo che ormai l'astensionismo colpisce anche al Nord ), mentre il più basso si registra a Napoli.
Quali sono le ragioni di questa crescente disaffezione degli elettori? Certo la paura del contagio Covid avrà avuto un suo peso, anche se la costante regressione dei casi grazie al vaccino sta consentendo ormai la ripresa di una vita quasi normale. Di certo l'impressione è che le sfide elettorali nelle grandi città non abbiano scaldato più di tanto. colpa probabilmente anche della scelta dei candidati: in alcuni casi personaggi quasi sconosciuti al grande pubblico, come ad esempio Battistini a Bologna per il centrodestra, o che sono riusciti a diventare popolari solo in negativo a causa di gaffe o litigi di coalizione (Bernardo a Milano).
Neanche nella Capitale la battaglia sembra aver appassionato più di tanto i romani, nonostante Virginia Raggi si giochi l'osso del collo dopo cinque anni di amministrazione travagliata e molto criticata, il centrosinistra è riuscito a dividersi in modo eclatante e il centrodestra ha lanciato un candidato, Michetti, che non solo non è apparso capace di approfittare di questi vantaggi, ma rischia anzi di alimentare la disaffezione alle urne. E se è vero come dicono gli ultimi rumors che l'astensionismo stavolta ha colpito in modo particolare le periferie, il prezzo più alto potrebbero pagarlo soprattutto 5Stelle e centrodestra.