Comunali, Draghi convinto: il governo può ripartire con più forza
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoROMA - Un pareggio avrebbe stabilizzato il quadro. Cristallizzato la maggioranza. E invece, Matteo Salvini finisce nel precipizio. Squilibrio che genera squilibri. Cambia tutto. E si plasma anche la strategia di Mario Draghi, che reagisce nell'unico modo possibile: accelerando sull'agenda di governo. Oggi, nel giro di tre ore, chiederà il via libera della cabina di regia e del Consiglio dei ministri sulla delega fiscale. E progetta anche di presentare il testo alla stampa. Il messaggio è chiaro: chi vuole sfilarsi, lo faccia sulle riforme, perché la linea di Palazzo Chigi non cambia.
È esattamente la novità di queste comunali: hanno perso i sovranisti. Le "estreme" della maggioranza subiscono danni rilevanti nelle urne. E Draghi incassa la vittoria del "blocco istituzionale", quello guidato dal Pd e sostenuto dai governisti di Forza Italia, Movimento e Lega. Il premier può interpretare il voto come la conferm…
ROMA - Un pareggio avrebbe stabilizzato il quadro. Cristallizzato la maggioranza. E invece, Matteo Salvini finisce nel precipizio. Squilibrio che genera squilibri. Cambia tutto. E si plasma anche la strategia di Mario Draghi, che reagisce nell'unico modo possibile: accelerando sull'agenda di governo. Oggi, nel giro di tre ore, chiederà il via libera della cabina di regia e del Consiglio dei ministri sulla delega fiscale. E progetta anche di presentare il testo alla stampa. Il messaggio è chiaro: chi vuole sfilarsi, lo faccia sulle riforme, perché la linea di Palazzo Chigi non cambia.
È esattamente la novità di queste comunali: hanno perso i sovranisti. Le "estreme" della maggioranza subiscono danni rilevanti nelle urne. E Draghi incassa la vittoria del "blocco istituzionale", quello guidato dal Pd e sostenuto dai governisti di Forza Italia, Movimento e Lega. Il premier può interpretare il voto come la conferma di un vento di stabilità che spira nel Paese. Ma non basta, non può bastare. Qualcosa deve cambiare. Il delicato equilibrio costruito nel corso dei mesi - quel limare costante tra esigenze dei due poli, un giorno duro coi 5S sulla giustizia e quello dopo severo con la Lega sul Green Pass - diventa il passato. Il presidente del Consiglio, che aveva investito molte energie nel tenere compattamente insieme il centrodestra di governo, deve gestire una fase nuova.
Gli effetti non sono ancora prevedibili. La prima reazione del leader del Carroccio, per dire, è quella di assicurare lealtà alla maggioranza di unità nazionale. Vero, falso, tattica? Non sta al premier prevederlo. Lui ha dato mandato a tutti i suoi ministri e all'intera macchina di Palazzo Chigi, che fa capo al sottosegretario Roberto Garofoli, di chiudere in fretta le partite rimaste aperte (alcune, come la concorrenza, hanno accumulato ritardi). Di investire nell'azione di governo. Non intende cambiare direzione neanche rispetto alle possibili modifiche del sistema del catasto: la riforma sarà contenuta nel testo, nonostante i dubbi del centrodestra, nonostante le minacce che mai quella proposta sarà sostenuta. Anche perché, è la sua convinzione, soltanto "governando bene" ogni scenario resta possibile: dalla permanenza a Palazzo Chigi fino al 2023 all'eventuale elezione al Quirinale.
È evidente però che la sconfitta di Salvini rimette in discussione tutto, compresa questa seconda opzione. O comunque: cambia lo schema di gioco. Il voto della Lega, da sempre considerato fondamentale per assicurare l'unanimità del centrodestra nella scelta del nuovo capo dello Stato, non può essere considerato in cassaforte. È vero anche che Giorgia Meloni rilancia, sfidando il Pd: eleggiamo Draghi al Colle e andiamo a votare. Che lo dica solo per "bruciarlo" o invece per ottenere elezioni politiche è questione che sarà più chiara nei prossimi mesi. Anche in questo caso, comunque, Draghi non può prevedere l'esito e deve procedere concentrandosi sull'azione di governo.
Poi, certo, ci saranno da fare i conti con l'altra variabile: la battaglia interna alla Lega. La fazione governista - quella di Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia e Max Fedriga - potrebbe spingersi a ribaltare il tavolo. Mettere in minoranza Salvini. Ricostruire un centrodestra diverso, moderato, più lontano da Fratelli d'Italia. Ma siccome non esiste un finale già scritto, Draghi preferisce spingere sulle riforme e consolidare un nuovo quadro politico. In cui la fazione sovranista non è mai stata così lontana.