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Fdi, alle comunali arriva lo sboom. Meloni rilancia: "Draghi al Colle e poi voto"

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Il sorpasso sulla Lega a Torino e Bologna non cancella la delusione per i numeri dimezzati rispetto ai sondaggi dell’ultimo anno
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"Tutto qui?", dicono gli sguardi dei pochi dirigenti di Fratelli d'Italia che si aggirano nel pomeriggio nella sede di via della Scrofa. Un anno di narrazione rock. Il libro bestseller. La percezione di sovrastare il declinante Salvini. I sondaggi super. Il vantaggio di essere l'unica opposizione a Mario Draghi. E poi, nel cimento delle urne, Giorgia Meloni non sfonda. Un mezzo disastro per il centrodestra. A Milano, Bologna, Napoli sono tre disfatte. A Torino, dove Paolo Damilano era il favorito, si va al ballottaggio da secondi. A Roma Enrico Michetti è sì avanti, ma Fratelli d'Italia è il secondo partito al 17,4% (subito dietro alla lista Calenda), e al secondo turno sarà durissima, perché Roberto Gualtieri potrà, si suppone, contare sul supporto degli elettori di Virginia Raggi e Carlo Calenda.

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Le grandi città sembrano diffidenti verso Giorgia Meloni. E…

"Tutto qui?", dicono gli sguardi dei pochi dirigenti di Fratelli d'Italia che si aggirano nel pomeriggio nella sede di via della Scrofa. Un anno di narrazione rock. Il libro bestseller. La percezione di sovrastare il declinante Salvini. I sondaggi super. Il vantaggio di essere l'unica opposizione a Mario Draghi. E poi, nel cimento delle urne, Giorgia Meloni non sfonda. Un mezzo disastro per il centrodestra. A Milano, Bologna, Napoli sono tre disfatte. A Torino, dove Paolo Damilano era il favorito, si va al ballottaggio da secondi. A Roma Enrico Michetti è sì avanti, ma Fratelli d'Italia è il secondo partito al 17,4% (subito dietro alla lista Calenda), e al secondo turno sarà durissima, perché Roberto Gualtieri potrà, si suppone, contare sul supporto degli elettori di Virginia Raggi e Carlo Calenda.

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Le grandi città sembrano diffidenti verso Giorgia Meloni. E il tanto atteso derby di lista con Matteo Salvini va così così, anche se a sera la leader di Fdi annuncia: "Siamo il primo partito del centrodestra". A Milano, dove tirava aria di sorpasso, Fratelli d'Italia è sotto di un punto alla Lega, e comunque non raggiunge il dieci per cento; a Torino Giorgia e Matteo sono pari (dato verificato alle ore 22); a Bologna, piccola soddisfazione, Fdi ha cinque punti in più rispetto ai cugini; a Napoli la Lega nemmeno c'era, ma Fdi non ne approfitta e si deve accontentare del 4,3 per cento, un dato da vecchio Msi. In Calabria è al 9,13, a spoglio in corso, un punto in meno rispetto alle regionali del 2020 e alle Europee del 2019. Nel complesso sono numeri anche cinque volte maggiori rispetto alle comunali del giugno 2016, ma certo non sono in linea con i roboanti sondaggi nazionali di quest'ultimo anno. La stizza per il risultato, e per le prospettive che apre anche sul futuro del governo, fa dire a Giorgia Meloni: "Ho sentito dichiarare da Enrico Letta nella sua trionfalistica conferenza stampa che la destra è battibile. Se Letta e il Pd sono coerenti e così sicuri della loro capacità di sconfiggerci, gli lancio la sfida: Fratelli d'Italia è disponibile a votare Draghi alla presidenza della Repubblica a patto che si vada alle urne subito". L'aveva già proposto Giancarlo Giorgetti. Ora Meloni si associa con una nettezza inaspettata.


"A Roma, con tutto quello che è stato detto di Michetti, siamo primi, a Torino si va al ballottaggio, e a Busto Arsizio, la quinta città dell Lombardia, abbiamo vinto al primo turno", prova a rovesciare la narrazione del voto la senatrice Daniela Santanché. Ma era quel che ci si aspettava? E può bastare per chi sogna di prendersi palazzo Chigi? Gli scandali - il caso Morisi nella Lega e le rivelazioni dell'inchiesta Fanpage - avranno avuto il loro peso, ma non sono certo l'unica ragione del mancato sfondamento.

Nella sede di via della Scrofa il clima non è da champagne. Vige per tutto il pomeriggio un realismo dimesso. Tutti i leader dicono la loro, salvo Meloni, che si presenta a cospetto dei giornalisti soltanto alle 20, quando Matteo Salvini aveva già fatto abbondante autocritica da quattro ore, in diretta Tg1. L'unico segno di vita sarà, per molte ore, il tweet spavaldo del partito contro la Raggi: "Ciao Virgi". Quando poi arriva Meloni fatica a nascondere l'aria di soddisfazione forzata. È un po' tesa. Conferenza stampa veloce, senza domande. Si aggrappa a Michetti: "Fratelli d'Italia è il primo partito della Capitale, e mi pare di poter dire che un centrodestra a trazione Fdi è molto competitivo", rivendica la sua scelta. "La partita è ancora aperta, e la più importante si gioca a Roma. Il suo è un risultato molto significativo, deludente è invece quello di Gualtieri". Stavolta a Roma e Milano più della metà dell'elettorato è rimasto a casa. "Con un astensionismo così non si può parlare di crisi della politica, ma della democrazia", ha spiegato Meloni.

Dentro il centrodestra adesso si apre lo psicodramma. A Varese, la città di Giorgetti, è testa a testa tra il candidato leghista e quello giallorosso. La scelta di esponenti senza chance non depone del resto a favore dei leader. Salvini ha detto che bisogna scegliere meglio e prima i candidati delle prossime amministrative. Si vota a Palermo e Genova, per dire. L'unica vittoria è in Calabria, ma con un candidato di Forza Italia, Roberto Occhiuto. A Trieste Roberto Dipiazza, pure lui berlusconiano, se la vedrà al ballottaggio. A Trieste il primo partito è il Pd, anche se Fratelli d'Italia è il primo nel centrodestra. La scelta dei candidati civici è stato poco premiante? "A Bologna sicuramente" ammette Galeazzo Bignami, il parlamentare bolognese. "Le grandi città non premiano il centrodestra, è un fatto", ragiona Bignami. Lui è contento, nel suo piccolo. La Lega a Bologna è passata dal 18 per cento delle regionali all'8 di ieri, Fratelli d'Italia è salita dall'8 al 12. "Guardo il bicchiere mezzo pieno", dice il deputato Walter Rizzetto, "poi certo dobbiamo mettere a posto qualosa". Insomma, Meloni è prima, ma non può esultare. L'unica festa per ora è a Busto Arsizio.