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Comunali Roma, Calenda al Pd: “Niente grillini in giunta”

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Il leader di Azione: "Vogliamo essere interlocutori dei dem di Letta, ma anche di un'ala popolare"
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ROMA - E ora? Carlo Calenda è pronto per la nuova sfida: il lavoro da eurodeputato, ma anche "un giro per l’Italia da Bolzano a Siracusa per dare forza a questa area liberal-riformista", che con la sua lista al 20% nella Capitale, ha superato sia il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, che il Pd. Non solo. Buona affermazione in più di un municipio capitolino, dal centro storico ai Parioli, ma anche nei quartieri popolari di Portuense e Garbatella. La lista Calenda ha avuto un risultato fenomenale a Roma. Nelle altre città il raggruppamento con renziani e liberali ha battuto un colpo.


Ma la scommessa politica nazionale è assai più ghiotta: punta a de-grillinizzare i Dem e ad allargare al centro. Dice Calenda: "…

ROMA - E ora? Carlo Calenda è pronto per la nuova sfida: il lavoro da eurodeputato, ma anche "un giro per l’Italia da Bolzano a Siracusa per dare forza a questa area liberal-riformista", che con la sua lista al 20% nella Capitale, ha superato sia il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, che il Pd. Non solo. Buona affermazione in più di un municipio capitolino, dal centro storico ai Parioli, ma anche nei quartieri popolari di Portuense e Garbatella. La lista Calenda ha avuto un risultato fenomenale a Roma. Nelle altre città il raggruppamento con renziani e liberali ha battuto un colpo.


Ma la scommessa politica nazionale è assai più ghiotta: punta a de-grillinizzare i Dem e ad allargare al centro. Dice Calenda: "Vogliamo essere interlocutori del Pd di Letta ma anche di un’area popolare, penso alla forzista Mara Carfagna, a +Europa, a Cottarelli e Bentivogli. Non una somma di partiti, non un insieme di sigle". Forse per questo non cita Italia Viva che pure ha trainato anche a Roma, come altrove. Tanto che Matteo Renzi indica con un certo orgoglio le preferenze avute dai “suoi” a sostegno del candidato sindaco Calenda.


Anche Violante, la moglie di Calenda, spesso presente, commenta: "Non finisce qui, non è una partita chiusa. La città ha perso un’opportunità, è Carlo il vero vincitore. C’è un po’ di rammarico per non essere riusciti a portare a casa questa vittoria ma il risultato è eccezionale".


A Roma l’ex ministro e leader di Azione è l’ago della bilancia al ballottaggio tra il centrosinistra e il centrodestra, tra Roberto Gualtieri e Enrico Michetti. Che il cuore di Calenda batta per Gualtieri è pressoché scontato. Mesi fa, disse che senza dubbio lo avrebbe votato se non fosse riuscito lui ad arrivare al secondo round. Ci sperava. E ancora ieri a chi si meravigliava di non vederlo contento per i numeri raggiunti, spiegava: "Non voglio fare il politico che dice di vincere anche quando perde: ho lavorato per fare il sindaco e ho perso. Mi dispiace moltissimo".


Però all’indomani della vittoriosa sconfitta, ecco l’appello di Calenda al segretario dem Letta: "Il Pd dovrebbe ispirarsi al modello Draghi di riformismo pragmatico e fattivo e archiviare la stagione di Giuseppe Conte punto di riferimento". L’altro appello a Gualtieri è ancora più esplicito: "Se c’è una cosa che è uscita molto chiara dal voto è che i romani non vogliono più vedere i 5Stelle al governo. Nun ce devono sta’ i 5Stelle. Lo aveva detto anche Gualtieri, mi aspetto che lo riconfermi. Io non darò indicazione di apparentamenti e alleanze, perché i voti alla lista Calenda sono venuti da sinistra, dal centro e da destra e un apparentamento non sarebbe onorevole". Però una dichiarazione di voto a titolo personale, sì. Senza il M5S, "forza che si sta sciogliendo", nella giunta del centrosinistra, l’endorsement a titolo individuale ci sarà.