Comunali, segnali di disgelo tra Pd e periferie: rispuntano i voti nelle zone popolari
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleNon è un dato ancora consolidato ed è presto per parlare di inversione di intendenza. Ma certo, se a Bologna e a Napoli il Pd prende più voti in periferia anziché al centro, aumentando un po' ovunque i consensi, "è segno che qualcosa sta accadendo", gongolano al Nazareno. Dove comunque preferiscono aspettare i ballottaggi prima di sbilanciarsi: "In tante zone del Paese eravamo scomparsi, ora siamo tornati e non ci dobbiamo muovere da lì", ragiona il responsabile Enti locali Francesco Boccia. "Il successo del primo turno è solo l'inizio di un percorso".
Era il 30 agosto quando Enrico Letta andò ad aprire la…
Non è un dato ancora consolidato ed è presto per parlare di inversione di intendenza. Ma certo, se a Bologna e a Napoli il Pd prende più voti in periferia anziché al centro, aumentando un po' ovunque i consensi, "è segno che qualcosa sta accadendo", gongolano al Nazareno. Dove comunque preferiscono aspettare i ballottaggi prima di sbilanciarsi: "In tante zone del Paese eravamo scomparsi, ora siamo tornati e non ci dobbiamo muovere da lì", ragiona il responsabile Enti locali Francesco Boccia. "Il successo del primo turno è solo l'inizio di un percorso".
Era il 30 agosto quando Enrico Letta andò ad aprire la campagna per le amministrative torinesi nel sobborgo popolare di Falchera. "Il Pd non è il partito della Ztl, noi vogliamo parlare a tutti", affermò allora il segretario, negando una realtà poco confutabile alla luce dei risultati registrati negli ultimi cinque anni: consensi alti nei quartieri bene, pressoché inesistenti nelle borgate, con una decrescita via via maggiore man mano che ci si allontanava dal cuore antico delle città. In quella fine estate, il candidato sindaco di centrosinistra, Stefano Lo Russo, era accreditato di uno svantaggio che sfiorava i 10 punti rispetto allo sfidante di centrodestra e le parole del leader dem sembrarono più d'incoraggiamento che un vaticinio. Invece, il 4 ottobre, sotto la Mole c'è stato il sorpasso e il Pd si è svegliato primo partito in tutte le circoscrizioni, compresa quella delle Vallette (5) e di Barriera Milano (6) dove l'altra volta sbancarono i Cinquestelle: quartieri difficili, gli unici due dove una settimana fa ha prevalso la coalizione di Paolo Damilano.
Per usare una metafora, si potrebbe dire che lo scalone tra centro e periferia s'è trasformato in uno scalino: al netto di Roma - dove i dati delle sezioni non sono stati ancora pubblicati, rendendo impossibile l'analisi per microzone - nelle metropoli la vittoria del centrosinistra si è distribuita sul territorio in modo abbastanza omogeneo e non è più (solo) trainata da un quadrante specifico, ossia il centro storico. Dove in ogni caso l'elettorato resta leale e affezionato. Beppe Sala è stato il più votato in tutti i municipi di Milano: nel 2016 erano quattro e stavolta dove ha preso meno, il 7, ha comunque raggiunto il 54,9%. Idem Matteo Lepore a Bologna e Gaetano Manfredi a Napoli: un enplein mai visto prima. A Torino Lo Russo è davanti in sei circoscrizioni su otto. Giusto nella capitale, dove al primo turno Enrico Michetti si è piazzato sopra a Roberto Gualtieri, la situazione è meno decifrabile. Qui il centrosinistra ha fatto il pieno insieme a Carlo Calenda nel primo e secondo municipio (Centro storico e Parioli), affondando però nel sesto e nel decimo, dove più alta è la concentrazione di insediamenti extra Raccordo: qui il centrodestra è in testa, segue il M5S, infine gli altri due. In compenso Gualtieri recupera nei quartieri semicentrali: Tiburtino, Casilino, Monte Mario, dove nel 2016 Virginia Raggi fece il pieno.
In quel di Napoli c'è un dato che racconta il ritorno dei ceti meno abbienti: "Nella periferia orientale di San Giovanni a Teduccio il Pd ha fatto il 33,9% nel voto per il Comune e il 41,2 per la municipalità (alle politiche era sotto il 10), mentre al Vomero e a Chiaia siamo intorno al 10, due punti sotto la media cittadina", racconta Marco Sarracino, tenace segretario partenopeo. Soddisfatto anche per il 12,2 preso dai Dem: "Il centrosinistra era composto da 13 liste e avevamo pure la concorrenza di Bassolino", incalza il giovane leader. "Vincere in tutti i municipi è un risultato storico".
Situazione analoga a Bologna. Sono i quartieri popolari quelli dove il Pd prendere più voti: Barca (43,2%), Corticella (43), Lame (42,5), Borgo Panigale (42,4), San Donato (40,5), Mazzini (40,1). Nelle altre zone della città scende sotto il 40% e raggiunge i valori minimi ai Colli (23,9) e in centro storico, dove si mantiene ovunque sotto il 30. Inverso l'insediamento della Coalizione Civica di Elly Schlein che fa il picco in centro e il minimo in alcune periferie: Borgo Panigale, Corticella, Barca (4,03).
Ma è meglio non farsi troppe illusioni: l'exploit non è detto sia ripetibile. "Mi pare che un parziale e timido livellamento tra centro e periferia ci sia, ma attenzione all'effetto ottico", avverte Lorenzo Pregliasco di Youtrend. Due i fattori da tenere sotto osservazione: "Il Pd sembra meno concentrato in centro perché a Roma e a Torino c'erano Calenda e Damilano, che hanno fatto concorrenza al centrosinistra. E poi bisogna considerare la bassa affluenza, che specie nelle periferie ha penalizzato di più la Lega e il M5S.