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Silvio Berlusconi ci crede e la sinistra lo sottovaluta. Ritorno al 1994

Silvio Berlusconi con Oscar Luigi Scalfaro quando divenne premier la prima volta, nel 1994  
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Evidentemente siamo nel 1994. Non si fa che parlare di lui. Indignazione. Propositi di emigrazione all’estero. E' tutto un susseguirsi di "ma l’hai visto? Lo spread ci mangerà i risparmi. Te li immagini i suoi ritratti affissi negli uffici giudiziari?".

Silvio Berlusconi, a sette giorni dalla prima votazione per il Quirinale, è incredibilmente l’unico candidato in campo. Si torna psicologicamente indietro di quasi trent’anni. Ai giorni della discesa in campo, quelli del messaggio "al Paese che amo", con la calza di nylon infilata sulla telecamera e alle spalle la foto di Veronica con i figli piccoli. Era il 26 gennaio 1994.

A sinistra prevale in queste ore il senti…

Evidentemente siamo nel 1994. Non si fa che parlare di lui. Indignazione. Propositi di emigrazione all’estero. E' tutto un susseguirsi di "ma l’hai visto? Lo spread ci mangerà i risparmi. Te li immagini i suoi ritratti affissi negli uffici giudiziari?".

Silvio Berlusconi, a sette giorni dalla prima votazione per il Quirinale, è incredibilmente l’unico candidato in campo. Si torna psicologicamente indietro di quasi trent’anni. Ai giorni della discesa in campo, quelli del messaggio "al Paese che amo", con la calza di nylon infilata sulla telecamera e alle spalle la foto di Veronica con i figli piccoli. Era il 26 gennaio 1994.

A sinistra prevale in queste ore il sentimento consolatorio di allora: "Non ce la farà". Silvio Berlusconi, ci si rassicura, ha perso il senso della realtà. "Alla fine si ritirerà. Non si fida di Matteo Salvini e Giorgia Meloni". "Non chiedetemi se ho i numeri, ditemi se ho i vostri", ha detto l'altro giorno durante il vertice a Villa Grande. Non è sicuro nemmeno lui di farcela. E Gianni Letta trama per Mario Draghi". Per Enrico Letta il Cavaliere andrà a sbattere e alla quinta votazione anche il centrodestra voterà per Draghi. Salvini e Meloni lo vogliono fare fallire. La prova d'amore richiesta dal Cavaliere quindi sarebbe un'ipocrisia. Silvio è soltanto la donna dello schermo.

Probabilmente andrà così. Ma la storia dice che se il Cavaliere si mette in testa qualcosa in genere l'ottiene. Una volta Indro Montanelli fece notare che è il più grande piazzista del mondo: “Se un giorno si mettesse a produrre vasi da notte, farebbe scappare la voglia di urinare a tutt’Italia”. Francesco Piccolo in Il desiderio di essere come tutti, parlando dell'atteggiamento della sinistra nel 1994, scrive: “Se vuoi vincere a tutti i costi, le tue probabilità di vittoria aumentano, ma non sono sufficienti per vincere; se invece vuoi perdere, se hai propensione psicologica alla sconfitta, allora perdi con certezza matematica”.

Ecco, Berlusconi vuole vincere a tutti i costi. E il centrosinistra?

La sinistra attende garbatamente gli eventi, reclamando un presidente condiviso, tipo Draghi. Berlusconi invece alza il telefono e dice ai peones in pena: “Cosa posso fare per te?". Ci sono 93 cani sciolti - ha calcolato il professor Roberto D'Alimonte - pronti a tutto: questo Parlamento, che ha partorito tre governi di colori diversi, è capace di tutto. Uno a cui, sulla carta, mancano cinquanta voti per spuntarla, se ne frega di quello che pensa l’Europa, la stampa, l’establishment. E così, a sette giorni dal gran ballo, in Parlamento si annega nel caos. L'Italia "della sterminata domenica", per citare un grande poeta, Vittorio Sereni.

 

Anche all'inizio della sua avventura in politica nessuno gli diede veramente credito. Il 16 novembre 1993 l’Swg fece un sondaggio: il partito di Berlusconi veniva stimato al 13 per cento, anche se “lui ha sempre negato di volerne fare uno”. Pochi giorni dopo la sua faccia campeggiava già su tutti i giornali: “Io in politica? Solo se costretto, solo come estrema possibilità, e comunque sarebbe traumatico: non potrei mai lasciare le mie aziende”, disse. Dissimulava. Un po’ come adesso, che deve sciogliere la riserva. La politica, “un trauma”. A Napoli, dove le cose si capiscono sempre prima, lanciarono i comitati Pro Biscione. Massimo D’Alema lo irrise: “È una via di mezzo fra Marinho, il padrone della tv brasiliana, e Giancarlo Cito”. Achille Occhetto, che settimane dopo si pose a capo della "gioiosa macchina da guerra", maramaldeggiò: “Si dedichi allo sport, è l’unica cosa che gli riesce bene”. Berlusconi chiamò Giuseppe Abbagnale e gli offrì una candidatura. Andò a Mixer in prima serata. Al Maurizio Costanzo show Vittorio Sgarbi, che oggi gli fa da telefonista, fece un numero dei suoi, bollando come stalinista il pidiessino Vincenzo Vita. Era nato il berlusconismo.

“Lo ammetto – raccontò Silvio Berlusconi al Corriere della Sera il 28 dicembre 1995 – quando mi guardo alla specchio ho un’alta considerazione di me. Ma non per narcisismo, perché so di aver fatto cose importanti”. Gli manca solo il Quirinale. Ha già deciso i trucchi per contare i voti. La sinistra, che lo sottovaluta come al debutto, si affida agli scongiuri. Passare da Sergio Mattarella a Silvio Berlusconi: oh Gesù. Bisognava pensarci prima. Viene in mente Leonardo Sciascia: “I nodi vengono al pettine. Se c'è il pettine”.