Le carceri italiane sono una vergogna, ma per Delmastro l'azione del governo è "imponente". Avvertire Ilaria Salis
di Serenella MatteraMa che ne sa, Ilaria Salis, detenuta in Ungheria in condizioni inumane, della “imponente” svolta in atto nelle carceri italiane. Ma che ne sanno, gli operatori e i volontari alle prese con una drammatica conta di suicidi in cella, degli “epocali” traguardi che il governo Meloni sta raggiungendo. Nulla, a quanto pare.
La voce non deve essere giunta neanche a Ignazio La Russa, che martedì pomeriggio, dall’alto della presidenza, nell’Aula del Senato, invocava “dignità dei detenuti” in tutto il mondo, a Budapest ma “anche in Italia”, avendo notizia – non meglio circostanziata - di una “situazione non molto dissimile” a quella svelata dalle foto di Salis a processo, di uomini tenuti nelle nostre carceri “con il guinzaglio ma non le manette ai piedi”.
Ebbene, poche ore prima della denuncia shock di La Russa in Senato, dai banchi del governo, martedì mattina nell’Aula della Camera, il sottosegretario alla Giustizia di FdI Andrea Delmastro, che ha la delega all’amministrazione penitenziaria, …
Ma che ne sa, Ilaria Salis, detenuta in Ungheria in condizioni inumane, della “imponente” svolta in atto nelle carceri italiane. Ma che ne sanno, gli operatori e i volontari alle prese con una drammatica conta di suicidi in cella, degli “epocali” traguardi che il governo Meloni sta raggiungendo. Nulla, a quanto pare.
La voce non deve essere giunta neanche a Ignazio La Russa, che martedì pomeriggio, dall’alto della presidenza, nell’Aula del Senato, invocava “dignità dei detenuti” in tutto il mondo, a Budapest ma “anche in Italia”, avendo notizia – non meglio circostanziata - di una “situazione non molto dissimile” a quella svelata dalle foto di Salis a processo, di uomini tenuti nelle nostre carceri “con il guinzaglio ma non le manette ai piedi”.
Ebbene, poche ore prima della denuncia shock di La Russa in Senato, dai banchi del governo, martedì mattina nell’Aula della Camera, il sottosegretario alla Giustizia di FdI Andrea Delmastro, che ha la delega all’amministrazione penitenziaria, rispondeva a due interrogazioni sulle carceri. Con “un pizzico di non celato orgoglio”. Perché come il governo Meloni, s’imbroda, nessuno mai.
Edilizia e assunzioni a gonfie vele. Il sovraffollamento quasi un dettaglio. Ignorabili i tredici suicidi - uno ogni due giorni - da inizio anno che molto preoccupano Sergio Mattarella. E i detenuti con problemi psichiatrici? Competenza, “ahimé”, delle Regioni.
Delmastro e la conta dei posti
Bisogna ascoltare Delmastro.
“La lamentata carenza di organico nelle carceri, oggetto dell'interrogazione, consente al sottoscritto, con un non celato pizzico di orgoglio, di dare conto della imponente, oserei dire, azione che questo governo ha posto in essere in tema carcerario, tanto di edilizia quanto di assunzioni”.
“Avevamo promesso, come governo, che entro il dicembre del 2023 avremmo traguardato l'importante, ambizioso, epocale e storico obiettivo di avere un direttore titolare per ogni istituto: lo abbiamo traguardato a novembre del 2023, con un mese di anticipo”.
In Parlamento “il tempo è tiranno”, lamenta il sottosegretario di FdI: non ne ha abbastanza per “articolare esattamente”, tutto quel che ha fatto in un anno e tre mesi di governo per le carceri. Le cronache hanno associato il nome di Delmastro alle presunte pressioni sull’amministrazione penitenziaria per avere documenti riservati sulla visita di deputati Pd ad Alfredo Cospito. E allo sparo alla festa di Capodanno da lui organizzata con gli agenti (penitenziari) della sua scorta. Ma per le carceri Delmastro che ha fatto?
“Abbiamo trovato le risorse per 7.000 nuovi posti detentivi, per affrontare e risolvere il 70% del problema del sovraffollamento, stimato nella mancanza di 10.000 posti”, afferma. E’ così? Secondo il Garante dei detenuti nel 2023 si contavano 60.382 persone in carcere, su una capienza di 47.300 posti. Con un aumento nell’ultimo anno – segnato da un’infornata di nuovi reati da parte del governo – pari al doppio dei precedenti (+3.985 nel 2023, +2.010 nel 2022 e +1.884 nel 2021). Se i soldi stanziati dall’esecutivo della destra (166 milioni, più 84 milioni del Pnrr) creeranno davvero 7.000 posti, si vedrà.
Ma l’orgoglio di Delmastro, che vanta grande attenzione alla polizia penitenziaria, è l’aumento di personale. “Abbiamo in piedi corsi per 3.800 assunzioni di agenti”, rimarca, elencando uno a uno i bandi. “Gli organici verranno rafforzati con l’assunzione di 2.000 nuovi agenti”, sostiene però il collega viceministro Francesco Paolo Sisto. Secondo il sindacato Uilpa mancano in organico 18.000 persone.
Suicidi, il silenzio di Delmastro
Di suicidi Delmastro non parla. Non ne ha parlato alla Camera (poteva evitare, dal momento che non erano oggetto diretto delle interrogazioni). Non un tweet, non un comunicato stampa, non un passaggio nei discorsi ufficiali (almeno, non in quelli riportati dalla stampa, sarebbe bello essere smentiti).
Se c’è disagio nelle carceri, legato spesso a malattie psichiatriche, Delmastro chiede di bussare alle Regioni. È loro la competenza, in effetti, sulle Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza che dal 2014 hanno preso posto degli Ospedali psichiatrici giudiziari. Ma secondo l’ultimo rapporto di Antigone, le Rems nel 2022 avevano 600 posti e liste d’attesa (poi all’80% smaltite) di 400 persone. E così le carceri si sono organizzate creando per 250 persone, “per via amministrativa e regolamentare, senza precisa copertura normativa, le Articolazioni per la tutela della salute mentale (c.d. Atsm), sezioni a prevalente gestione sanitaria, concentrate in pochi istituti, almeno uno per regione, con un compito quasi impossibile: curare il disagio”. Il governo potrebbe fare di più? Difficile negarlo.
I guinzagli e le catene
Ma in Italia i detenuti – l’interrogativo merita una postilla – vengono esposti in catene come Ilaria Salis? Non più dall’epoca di Tangentopoli, quando il clamore per le immagini in manette del politico Enzo Carra, che rievocavano quelle di qualche anno prima del conduttore Enzo Tortora, indussero a cambiare. Con la legge 492 del 1992, che – spiega Francesco Maisto, garante dei detenuti di Milano - ha portato al divieto di tenere in manette i detenuti in tribunale e nelle carceri. Una catena come quelle a cui è stata legata Ilaria Salis non si è mai vista in Italia, risponde all’Agi Maisto, che ricorda solo “i fili che collegavano schiavettone a schiavettone i detenuti che, così messi in fila, arrivavano nelle aule di giustizia”. Chissà a cosa si riferiva La Russa.