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Voli intercontinentali, miraggi edilizi e arrosticini doc: così Meloni prova ad aiutare Marsilio (e sé stessa) a vincere

La premier Giorgia Meloni in Abruzzo (ansa)
La verità, vi prego. Una rubrica settimanale per orientarsi tra grandi bugie e piccole omissioni
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“Al reddito di cittadinanza preferiamo le infrastrutture di cittadinanza, come l’allungamento della pista dell’aeroporto che consente i voli intercontinentali”, Giorgia Meloni, 5 marzo 2024.

“Sono amico di Giorgia Meloni”, Marco Marsilio, 1 marzo 2024.

Nulla può dirsi intentato. Meloni muove Palazzo Chigi e mezzo governo, per esorcizzare l’incubo di una nuova, più dolorosa sconfitta nell’Abruzzo targato Fratelli d’Italia, succursale del potere romano, polmone di consensi e seggio d’elezione. E così, dopo cinque anni di presidenza Marsilio, ecco all’improvviso la prova di forza. Bisogna far vedere che qualcosa si è fatto, per “portare fuori dall’isolamento la Regione” (vaste programme, la premier). E allora via con i tagli di nastri, le vanterie anche oltre i propri meriti, i finanziamenti last minute strombazzati dai palchi a dispetto di data di scadenza o coperture incerte.

È la campagna elettorale, combattuta con la forza d’urto di Palazzo Chigi. E l’illusoria concretezza di promess…

“Al reddito di cittadinanza preferiamo le infrastrutture di cittadinanza, come l’allungamento della pista dell’aeroporto che consente i voli intercontinentali”, Giorgia Meloni, 5 marzo 2024.

“Sono amico di Giorgia Meloni”, Marco Marsilio, 1 marzo 2024.

Nulla può dirsi intentato. Meloni muove Palazzo Chigi e mezzo governo, per esorcizzare l’incubo di una nuova, più dolorosa sconfitta nell’Abruzzo targato Fratelli d’Italia, succursale del potere romano, polmone di consensi e seggio d’elezione. E così, dopo cinque anni di presidenza Marsilio, ecco all’improvviso la prova di forza. Bisogna far vedere che qualcosa si è fatto, per “portare fuori dall’isolamento la Regione” (vaste programme, la premier). E allora via con i tagli di nastri, le vanterie anche oltre i propri meriti, i finanziamenti last minute strombazzati dai palchi a dispetto di data di scadenza o coperture incerte.

È la campagna elettorale, combattuta con la forza d’urto di Palazzo Chigi. E l’illusoria concretezza di promesse che sembrano già pronte a svanire, non appena calerà il sipario.

Le promesse a valanga

La pista allungata dell’aeroporto di Pescara, Meloni non dimentica mai di citarla negli appuntamenti abruzzesi. E così i ministri, a una sola voce. “Sono convinto che il 24 e 25 ottobre, quando a Pescara si terrà il G7 sulla cooperazione, gli ospiti internazionali potranno atterrare nel nuovo aeroporto”, le dava sponda Antonio Tajani il 5 marzo, sbarcando in città per il comizio del centrodestra per Marsilio.

Il governatore, con pala, caschetto giallo e sorriso d’ordinanza, inaugurava il cantiere il 5 febbraio 2024, a poco più di un mese dalle elezioni. Costo dell’opera: 5 milioni di euro, per l’allungamento della pista da 2.419 a 2.805 metri, 386 metri in più. Data di sigla dell’accordo con Palazzo Chigi: “il 16 maggio 2016”, si sgola Luciano D’Alfonso, deputato Pd, che otto anni fa da presidente di Regione apponeva la firma in calce al progetto con l’allora premier Matteo Renzi, e ora sostiene che l’opera “era finanziati dal 2016 e il centrodestra ci ha messo cinque lunghissimi anni ad aprire il cantiere” (più tre d’inerzia dello stesso D’Alfonso, andrebbe precisato).

Ma tant’è. Gli abruzzesi ora aspettano i voli intercontinentali, (ri)annunciati da Meloni. E il raddoppio (su parte della tratta, altra precisazione d’obbligo) della ferrovia Roma-Pescara. E milleottocentosessantuno progetti – dalla riqualificazione urbana, all’illuminazione, ai cinema – che mesi fa il governo guidato da Meloni ha stralciato dal Pnrr e ora invece assicura di aver rifinanziato. E non finisce qui: “è grazie a Marsilio – parola di presidente del Consiglio - se l’Abruzzo è entrato nei corridoio Ten-T”, la rete transeuropea dei trasporti che prima bypassava Pescara. Un altro annuncio con omissioni, dal momento che il Parlamento europeo deve ancora dare l’ultimo via libera al nuovo corridoio ferroviario e stradale, e che i primi atti d’impulso europei, come ricostruisce il sito Pagella politica, risalgono al 2015, quando Marsilio non era ancora neanche lontanamente presidente.

La farina di grillo e le oasi protette

Qualcosa per lanciare la sua campagna elettorale il governatore di FdI l’ha fatto anche senza passare da Palazzo Chigi, gli va concesso. Nell’ultima manovra regionale pre-voto, a ridosso di Capodanno, ha ridotto la Riserva del Borsacchio, polmone verde del Teramano che vantava oltre mille ettari di spiaggia e colline, a venticinque, insignificanti, ettari, per la gioia – denuncia il Wwf – di cacciatori e aspiranti speculatori edilizi. Il governo dovrà impugnare il provvedimento perché, ha avvertito il ministero della Cultura, viola diverse leggi. Ma non ora, ci sarà tempo dopo le elezioni.

Ora è il tempo delle promesse. Arriva nell’entroterra abruzzese il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, ad annunciare sessanta assunzioni di insegnanti nella Regione. E passa da un evento all’altro il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ridotto al ruolo di comprimario, a recitare il più classico dei suoi copioni. “Dobbiamo vincere per lasciare a casa quelli che vogliono la carne sintetica, gli arrosticini finti, la farina di grilli: noi vogliamo mangiare i frutti della nostra terra”, diceva il 5 marzo il leghista sul palco di Pescara, prima di lasciare il podio a Meloni. Il giorno dopo, in commissione Cultura alla Camera, i suoi deputati ottenevano il via libera a una risoluzione “contro la farina di grilli” e per sensibilizzare “sul cibo a filiera corta nelle mense scolastiche”. Esultanza di Salvini sui social, la campagna elettorale al suo meglio.

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