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Cinquantamila famiglie povere in più, ma Meloni fa sapere che va tutto bene

(ansa)
La verità, vi prego. Una rubrica settimanale per orientarsi tra grandi bugie e piccole omissioni
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È uno 0,2% di poveri in più “sostanziale stabilità”? Forse sì, su un piano statistico. Sono 78mila persone e 48mila famiglie povere in più “sostanziale stabilità”? Forse no, su un piano sociale. Ha un qualche rilievo il dato che quelle famiglie siano “prevalentemente straniere”? Sicuramente no.

Eppure martedì sera la presidenza del Consiglio ha diramato una lunga nota di ottanta righe per “fare chiarezza” sui numeri della povertà in Italia. E dimostrare che, nonostante il record assoluto di persone che non riescono da avere uno standard di vita accettabile, le statistiche certificherebbero “il buon operato del governo in tema di redistribuzione della ricchezza e contrasto alla povertà”.

Giorgia Meloni no, non si è spinta a dirlo. La leader di FdI dai palchi delle cerimonie ufficiali si…

È uno 0,2% di poveri in più “sostanziale stabilità”? Forse sì, su un piano statistico. Sono 78mila persone e 48mila famiglie povere in più “sostanziale stabilità”? Forse no, su un piano sociale. Ha un qualche rilievo il dato che quelle famiglie siano “prevalentemente straniere”? Sicuramente no.

Eppure martedì sera la presidenza del Consiglio ha diramato una lunga nota di ottanta righe per “fare chiarezza” sui numeri della povertà in Italia. E dimostrare che, nonostante il record assoluto di persone che non riescono da avere uno standard di vita accettabile, le statistiche certificherebbero “il buon operato del governo in tema di redistribuzione della ricchezza e contrasto alla povertà”.

Giorgia Meloni no, non si è spinta a dirlo. La leader di FdI dai palchi delle cerimonie ufficiali si limita a dichiarare che “la povertà non si abolisce per decreto”, con evidente allusione allo sciagurato proclama di Luigi Di Maio che accompagnò l’introduzione del Reddito di cittadinanza. Perché il governo Meloni quella misura l’ha abolita e ha più che dimezzato la platea (ma i numeri sono ancora incerti, il ministero non li diffonde) degli indigenti cui spetta un sostegno dello stato, ribattezzato Assegno di inclusione. Ma lontano dai palchi, attraverso un comunicato stampa ufficioso attribuibile a “fonti di Palazzo Chigi”, il governo Meloni ci tiene a far sapere ai giornalisti che è sbagliato soffermarsi sul numero mai così alto di poveri in Italia, perché l’Istat certifica una sostanziale parità. E quindi i decreti di Meloni non avranno la presunzione di abolire la povertà, ma “le politiche del governo Meloni si confermano efficaci nel contrasto alla povertà”.

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I decimali, i poveri, gli stranieri

“Resta stabile la povertà assoluta”, così Istat titola il rapporto in cui ha presentato le stime preliminari sul 2023. Un titolo incoraggiante, sicuramente. Meno incoraggianti, però, i dati certificati dall’Istituto. La stabilità è infatti nelle percentuali, in lievissimo aumento: nel 2023 in Italia vivevano nell’indigenza l’8,5% delle famiglie e il 9,8% delle persone, contro l’8,3% di nuclei e il 9,7% di individui nel 2022. Ma si tratta di 2.234.000 famiglie, 5.752.000 persone: uno 0,2% in più vuol dire, in un anno, il precipitare nel disagio di 48mila famiglie; uno 0,1% in più vuol dire, in quello stesso anno, la difficoltà conclamata di 78mila persone. In termini assoluti, quei poveri in più potrebbero popolare una città italiana di medie dimensioni. Nel totale, il numero di cittadini indigenti è il più alto dal 2014, con un'incidenza in crescita tra i minori e un peggioramento evidente, segnala Istat, al Nord.

Ma per le “fonti di Palazzo Chigi” vale il titolo: “L’aumento nel 2023 è molto contenuto (+0,2%), e ha riguardato prevalentemente famiglie straniere. Talmente contenuto che, come detto, la stessa Istat parla di sostanziale stabilità dell’indicatore”, rimarca il governo Meloni nella nota diramata martedì. Con un inciso, quel “ha riguardato prevalentemente famiglie straniere”, di cui non solo non si trova traccia nel report dell’Istituto di statistica, ma si fa anche fatica a capire la rilevanza.

E però, la narrazione. Ci tiene a rimarcare, la presidenza del Consiglio, che a inizio marzo la stessa Istat certificava un rischio di povertà in calo, un indicatore diverso dalla povertà assoluta, perché riguarda le famiglie con reddito inferiore alla soglia di rischio. Come a dire: grazie alle nostre politiche, nel 2023 il rischio di povertà è diminuito. Ma, annota Pagella politica, il calo è attribuibile a tre misure in vigore già prima dell’insediamento del governo Meloni, l’assegno unico, il reddito di cittadinanza (poi sostituito dall’Assegno di inclusione), il taglio del cuneo fiscale (poi ampliato). E comunque, ci sono quarantottomila famiglie povere in più. La stabilità è sostanziale, ma non va tutto bene.

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