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Cosa vogliono i ragazzi: sullo ius soli hanno idee chiare. Ma i partiti non danno risposte

La verità, vi prego. Una rubrica settimanale per orientarsi tra grandi bugie e piccole omissioni
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Basterebbe chiedere ai ragazzi. E mettersi in ascolto. Per capire che è già tardi. Cambiare le regole per ottenere la cittadinanza, per riconoscere il passaporto italiano ai figli di stranieri che affollano le classi e le feste di compleanno, “non è una priorità”, si sgolavano la leader della destra e gli alleati in dibattiti e comizi della campagna elettorale per le politiche del 2022. E infatti quel tema l’hanno accantonato, negletto, dimenticato. Per non disturbare, probabilmente, le idee radicate nella cultura di una parte dei loro elettori, sempre che così radicate lo siano davvero. Ma ai ragazzi no, non danno ascolto. Forse perché sono relativamente pochi: alle Europee voteranno, secondo Eurostat, 2,7 milioni di ragazzi e ragazze diventati maggiorenni nell’ultimo quinquennio. E molti di loro – quasi il 40% alle ultime politiche – non andranno alle urne.

Se ascoltassero, saprebbero che loro un’idea chiara ce l’hanno: poco meno del 10% degli under 19 è infatti favorevole a regole …

Basterebbe chiedere ai ragazzi. E mettersi in ascolto. Per capire che è già tardi. Cambiare le regole per ottenere la cittadinanza, per riconoscere il passaporto italiano ai figli di stranieri che affollano le classi e le feste di compleanno, “non è una priorità”, si sgolavano la leader della destra e gli alleati in dibattiti e comizi della campagna elettorale per le politiche del 2022. E infatti quel tema l’hanno accantonato, negletto, dimenticato. Per non disturbare, probabilmente, le idee radicate nella cultura di una parte dei loro elettori, sempre che così radicate lo siano davvero. Ma ai ragazzi no, non danno ascolto. Forse perché sono relativamente pochi: alle Europee voteranno, secondo Eurostat, 2,7 milioni di ragazzi e ragazze diventati maggiorenni nell’ultimo quinquennio. E molti di loro – quasi il 40% alle ultime politiche – non andranno alle urne.

Se ascoltassero, saprebbero che loro un’idea chiara ce l’hanno: poco meno del 10% degli under 19 è infatti favorevole a regole per la cittadinanza come le attuali, che a chi nasce in Italia consentono di chiederla al compimento dei 18 anni, più della metà al contrario è per lo ius soli, vuole che chi nasce in un ospedale di Catania o di Vercelli sia italiano e basta, senza discuterne più.

Il plebiscito degli adolescenti per la cittadinanza

L’Istat nella sua indagine su “bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri”, ha chiesto a 3,49 milioni di giovani tra i 14 e i 19 anni quando secondo loro andrebbe concessa la cittadinanza. Solo 190mila, il 5,4%, hanno risposto che chi nasce in Italia dovrebbe diventare italiano seguendo le regole oggi valide per tutti gli stranieri e altri 149mila, il 4,3%, ritengono si debba aspettare il compimento dei 18 anni.

Due milioni di ragazzi, il 58,9%, pensa invece che la cittadinanza andrebbe assegnata alla nascita: subito, di diritto, il cosiddetto ius soli, come avviene negli Usa. Gli altri pensano che sarebbe giusto porre qualche condizione: un periodo di residenza in Italia (759mila, il 21,7%) o la frequentazione di classi italiane (337mila, il 9,6%). I più favorevoli allo ius soli sono i giovani che vivono al Sud, con un picco del 66,6% (e la percentuale più bassa, attorno al 5%, di “conservatori”, sostenitori del sistema attuale). I più diffidenti risiedono nel Nord-Est, dove lo ius soli raccoglie il 50,5% dei consensi, contro l’8,6% di “conservatori”.

Le ragazze mostrano molti meno timori dei ragazzi (il 64,6% vuole stabilire un automatismo alla nascita, contro il 53,3%). Tra gli stranieri, quelli di origine cinese sono i meno favorevoli a riconoscere un diritto a chi nasce a Roma o Milano: ben il 21,6%, 6.791 sugli oltre 31mila intervistati, è contrario a stabilire una qualsiasi corsia preferenziale, forse anche perché, spiega Istat, la Cina non ammette la doppia cittadinanza, costringe a scegliere. A testimoniare come il tema sia complesso, c’è anche il dato secondo cui il 62,3% degli stranieri intervistati dichiara di volere diventare italiano, mentre il 25,6% è indeciso e il 12,1% non lo desidera.

Ma nel complesso tra gli adolescenti la spinta a regole diverse dalle attuali è fortissima: che sia per nascita, dopo un periodo di residenza o dopo un ciclo scolastico, pensano si debba riconoscere la cittadinanza a chi è nato in Italia.

Lo ius soli, ius scholae e la cittadinanza negata

E i partiti? Manco a dirlo, finora non sono riusciti a fare nulla. Non c’è riuscita (o non ha voluto) la sinistra, quando governava o governava Draghi. Non ci pensa proprio la destra, che fa un punto d’onore d’aver cancellato il tema dalla sua agenda. Forza Italia, a dire il vero, sarebbe pronta a discutere dello ius scholae, assegnare la cittadinanza dopo un ciclo scolastico. La Lega no. E Giorgia Meloni, che pure al principio aveva aperto, nella scalata al governo ha preferito parlar d’altro.

“Lo ius soli è uno dei principali obiettivi della sinistra. Le loro priorità rimangono sempre le stesse, lontane dalla realtà e dai bisogni degli italiani. Il 25 settembre avrete la possibilità di invertire la rotta scegliendo Fratelli d'Italia. Noi siamo pronti”, scriveva su Facebook la leader di FdI il 16 agosto del 2022, in una delle ultime dichiarazioni pubbliche sul tema. E ha mantenuto la parola. I voti sembrano averle dato, per ora, ragione. Ma gli elettori (riluttanti) del futuro, sono già altrove.

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