57 volte "implacabili": così sulla sicurezza il governo Meloni prova il metodo Schwarzenegger
di Serenella MatteraQuesto è il numero di giovedì 26 febbraio 2026 della newsletter La verità, vi prego. Per attivare l'iscrizione clicca qui
“Implacabile”, come da titolo di un non memorabile film anni ’80 con Arnold Schwarzenegger. “Occorre essere implacabili”, dice Giorgia Meloni. E viene in mente la scenografia forse involontariamente tetra della conferenza stampa a Cutro, dopo il tragico naufragio, il 9 marzo di tre anni fa: la premier scura in volto, nella penombra, con accanto i suoi ministri in severa grisaglia a proclamare che il suo governo sarebbe andato a “cercare gli scafisti in tutto il globo terracqueo”. Implacabili. Con i migranti, con i manifestanti, con il poliziotto che “tradisce la Nazione”. Ma implacabili come? Cinquantasette nuovi reati e sessanta nuove aggravanti. Carcere, carcere, carcere: ecco la risposta del governo.
Parte da qui, ed è una partenza quasi obbligata, questa nuova newsletter di Repubblica. Una ripartenza, a onor del vero. La verità, vi prego, è nata come rubrica, …
Questo è il numero di giovedì 26 febbraio 2026 della newsletter La verità, vi prego. Per attivare l'iscrizione clicca qui
“Implacabile”, come da titolo di un non memorabile film anni ’80 con Arnold Schwarzenegger. “Occorre essere implacabili”, dice Giorgia Meloni. E viene in mente la scenografia forse involontariamente tetra della conferenza stampa a Cutro, dopo il tragico naufragio, il 9 marzo di tre anni fa: la premier scura in volto, nella penombra, con accanto i suoi ministri in severa grisaglia a proclamare che il suo governo sarebbe andato a “cercare gli scafisti in tutto il globo terracqueo”. Implacabili. Con i migranti, con i manifestanti, con il poliziotto che “tradisce la Nazione”. Ma implacabili come? Cinquantasette nuovi reati e sessanta nuove aggravanti. Carcere, carcere, carcere: ecco la risposta del governo.
Parte da qui, ed è una partenza quasi obbligata, questa nuova newsletter di Repubblica. Una ripartenza, a onor del vero. La verità, vi prego, è nata come rubrica, per provare a fare un po’ di chiarezza, con citazioni, dati, fatti, su narrazioni e azioni di governo e Parlamento, maggioranza e opposizione. Io sono Serenella Mattera, vicecaporedattrice della redazione politica di Repubblica e cronista politica da più di tre lustri. Ogni giorno mi confronto con distorsioni comunicative, dichiarazioni poco aderenti alla realtà, iniziative di legge discutibili, forzature dissimulate, attività taciute. Questa newsletter – potete abbonarvi via e-mail cliccando qui - cercherà ogni volta un elemento di chiarezza in più.
La sicurezza, dunque. Partenza obbligata. Perché da poche ore è diventato legge un nuovo decreto del governo discusso e discutibile. Saprete già. C’è una norma, la possibilità di fermo preventivo di polizia a ridosso delle manifestazioni, che sarebbe stata di dubbia costituzionalità se un confronto informale con il Quirinale non avesse indotto la presidenza del Consiglio a limare, smorzare, riportare in un alveo di legalità. Ma è su un altro aspetto che qui ci si vuole soffermare. In estrema sintesi, questo: non si finisce mai di sfamare la bestia securitaria.
Lo dicono parole, numeri, inciampi. La leader di un governo che si vanta di aver fatto della sicurezza una priorità dopo “anni di lassismo”, il 9 gennaio 2026 in una rara conferenza stampa si doleva: “I risultati per me non sono sufficienti. Penso che questo debba essere l'anno in cui si cambia passo sulla sicurezza, in cui si fa ancora di più. Però voglio anche rivendicare che ci abbiamo lavorato molto”.
E non c’è dubbio: dal decreto contro i rave party dell’ottobre 2022 (otto persone imputate, secondo il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al 2024), fino all’ultimo decreto sicurezza, l’attività del governo è stata incessante. E faticosa, anche perché puntellata da proposte non solo controverse ma spesso ai limiti dello stato di diritto. Basti pensare al ddl sicurezza del novembre 2023, arrivato in Parlamento a gennaio 2024, bloccato ancora in commissione al Senato a marzo 2025 e trasformato in un decreto il successivo aprile con un’unica ragione di urgenza: sbloccare la situazione, perché su scelte come quella di tenere in cella le madri con figli neonati, anche gran parte di Forza Italia non era d’accordo.
Il risultato di tanto lavoro? Nell’ottobre 2024 il Foglio contava 417 anni di carcere in più nel nostro ordinamento. E il segretario di +Europa Riccardo Magi, formazione radicale, che da inizio legislatura con pignoleria aggiorna il contatore del giustizialismo, a inizio anno contava 54 nuovi reati e 57 aggravanti introdotte dal governo Meloni. L’ultimo decreto sicurezza, divenuto legge dopo mesi di confronto sottotraccia per cancellare le più palesi forzature, aggiunge tre reati e tre aggravanti, più nove illeciti amministrativi. Ai quali bisognerà sommare i reati previsti da un altro ddl sicurezza e da un ddl migranti che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha portato in Consiglio dei ministri, a realizzare l’auspicio della premier.
Basta per affamare la bestia? Forse no, stando ai sondaggi sulla percezione degli italiani e al fatto che a gennaio Meloni considerava “non sufficiente” aver sfornato già 54 reati. Forse non basta neanche a rassicurare le forze dell’ordine, che lamentano vuoti d’organico e stipendi bassi. Il governo, si sa, per loro aveva preparato un bello scudo penale (poi a sua volta emendato e corretto) e lo rivendicava, prima d’infrangersi sullo spiacevole caso di un poliziotto presunto omicida di uno spacciatore a Rogoredo.
E così quel che resta è un’infornata di nuovi reati. E un ovvio record di detenuti (63.868 a fine novembre, secondo Antigone: 2.000 in più di un anno prima, stipati in carceri da 46.124 posti). Implacabili. E insoddisfatti. Con il desiderio di fare qualcosa, purché sia “di più”.