Il Pd non doveva rifondarsi?
di Giovanna CasadioTutti presi a sfogliare la margherita sul rebus politico del momento, se cioè Elly Schlein deve candidarsi alle Europee.
Si. No. M’ama. Non m’ama. (Se lei ama il partito, s’intende).
E la conseguenza è un effetto quasi ipnotico. Il resto sullo sfondo. Cose mica da poco. Quale visione dell’Europa, come si sta da pacifisti in un mondo di guerre, proposte, priorità.
Il Pd di Schlein – cioè di quelli che nessuno ha sentito arrivare - è molto millennials. Ricordate? Ci sono i boomers – nati fino alla metà degli anni ’60 – e ci sono i millennials, coloro che sono venuti al mondo tra il 1980 e la metà degli anni ’90. Come Elly, che è del 1985.
Con lei quindi è la generazione dei millennials che conquista il partito e che è, già di per sé, promessa di rinnovamento, anzi di rifondazione radicale. Enrico Letta, classe 1966, ex segretario aveva garantito un congresso costituente, che poi è finito come è finito: di costituente poco e niente, giusto l’allargamento ai bersaniani tornati a casa. Ma …
Tutti presi a sfogliare la margherita sul rebus politico del momento, se cioè Elly Schlein deve candidarsi alle Europee.
Si. No. M’ama. Non m’ama. (Se lei ama il partito, s’intende).
E la conseguenza è un effetto quasi ipnotico. Il resto sullo sfondo. Cose mica da poco. Quale visione dell’Europa, come si sta da pacifisti in un mondo di guerre, proposte, priorità.
Il Pd di Schlein – cioè di quelli che nessuno ha sentito arrivare - è molto millennials. Ricordate? Ci sono i boomers – nati fino alla metà degli anni ’60 – e ci sono i millennials, coloro che sono venuti al mondo tra il 1980 e la metà degli anni ’90. Come Elly, che è del 1985.
Con lei quindi è la generazione dei millennials che conquista il partito e che è, già di per sé, promessa di rinnovamento, anzi di rifondazione radicale. Enrico Letta, classe 1966, ex segretario aveva garantito un congresso costituente, che poi è finito come è finito: di costituente poco e niente, giusto l’allargamento ai bersaniani tornati a casa. Ma Elly ha promosso alcuni millennials in posti chiave: Chiara Braga capogruppo, Chiara Gribaudo vice presidente del partito, il trentasettenne matematico bolognese Gaspare Righi consigliere, Flavio Alivernini portavoce, Marco Furfaro in segreteria come Marco Sarracino, Peppe Provenzano, Marwa Mahmood. E poi ci sono Jasmin Cristallo e Mattia Santori, le sardine, Maria Pia Pizzolante. Un po’ più old Marta Bonafoni, Stefania Bonaldi, Annalisa Corrado, Camilla Laureti ma del cerchio più fidato.
E però, come è strana la vita, sono ora i boomer a battere il tempo ai millennials. Rosy Bindi, dalle pagine dell’Espresso a Susanna Turco dichiara: “C’è un mondo fuori che ha bisogno di essere ascoltato, che ha forse qualcosa da dire che potrebbe rinvigorire il Pd. Aprire il partito e ricostruirlo daccapo”. O Walter Veltroni intervistato su Repubblica da Stefano Cappellini, che parla dei pericoli per la democrazia e della necessità di darsi una mossa. Per non dire di Romano Prodi, il “padre” del Pd, che non manca occasione per ricordare la postura dell’opposizione, tipo non farsi soggiogare dai metodi della destra, non imitarla mai. O Gianni Cuperlo, che indica al Pd le occasioni mancate. E Nicola Zingaretti quelle da non sprecare.
In definitiva sono i boomer ad averlo sognato il Pd, ad averlo creato, plasmato, abbandonato, ripreso, rinnegato e riabbracciato. Erano pieni di speranza. Poi le correnti si sono mangiate il partito, il governismo l’ha fatta da padrone, si sono persi il popolo che dovevano rappresentare. Ottiene tuttavia simpatie tenaci, se è primo partito nella raccolta del 2xmille con 8,1 milioni di euro ricevuti nello scorso anno.
Nel frattempo, dal 2008 a oggi, ha perso sei milioni di voti. E quindi, la rifondazione a quando?