La sovranità alimentare sarà della cassoela o della ’nduja?
di Giovanna CasadioCi sono questioni più importanti. È vero. Quanti laboratori medici e quali prestazioni saranno garantiti ai cittadini di Varese e quanti agli abitanti di Cosenza. Quali scuole avranno il tempo pieno e un folto numero di docenti a disposizione a Salerno e quanti a Padova.
L’autonomia differenziata è il gran frullatore in cui la Regione che vuole (e può) comanda su una (o tutte) quelle 23 competenze e funzioni che chiede e che lo Stato è disposto a concedere. Sanità, scuola, energia, rete trasporti, tutela del lavoro, eccetera.
L’alimentazione sta nel pacchetto. Il cibo vuole la sua parte. E qui comincia il bello. A “Lollo”, come familiarmente i Fratelli d’Italia chiamano il ministro Francesco Lollobrigida, cognato di Giorgia Meloni, bi…
Ci sono questioni più importanti. È vero. Quanti laboratori medici e quali prestazioni saranno garantiti ai cittadini di Varese e quanti agli abitanti di Cosenza. Quali scuole avranno il tempo pieno e un folto numero di docenti a disposizione a Salerno e quanti a Padova.
L’autonomia differenziata è il gran frullatore in cui la Regione che vuole (e può) comanda su una (o tutte) quelle 23 competenze e funzioni che chiede e che lo Stato è disposto a concedere. Sanità, scuola, energia, rete trasporti, tutela del lavoro, eccetera.
Autonomia, una legge che trasforma legittime diversità territoriali in stabili diseguaglianze civili
L’alimentazione sta nel pacchetto. Il cibo vuole la sua parte. E qui comincia il bello. A “Lollo”, come familiarmente i Fratelli d’Italia chiamano il ministro Francesco Lollobrigida, cognato di Giorgia Meloni, bisogna riconoscere un merito tra molti scivoloni, l’ultimo dei quali sul giornalismo allo champagne.
Lollobrigida ha aggiunto al titolo del suo dicastero una formula che non è quello che sembra: ministero della Sovranità alimentare, oltre che dell’Agricoltura. A essere malpensanti l’ha fatto ammiccando al sovranismo e all’autarchia. Ma chissà. Magari ha sposato davvero, sull’esempio della Francia, il punto di vista dei movimenti contadini che si sono battuti e si battono contro le multinazionali del cibo e che, per l’appunto, rivendicano la sovranità alimentare, che non c’entra con quella delle Nazioni.
Sia come sia, di certo il ministro non pensava di ritrovarsi a un passo dallo spezzatino (per restare nella metafora alimentare) federalista. È in prima fila a sostenere la petizione popolare “cucina italiana patrimonio dell’Unesco”. Per promuovere l’iniziativa è stato in collegamento tv persino con la Stazione spaziale. Patriottico.
Grande promotore della petizione è Alfonso Pecoraro Scanio, che in un giorno è riuscito nel record di raccogliere 10 mila firme. Non nuovo Pecoraro, che fu ministro dell’Agricoltura ai tempi della “mucca pazza”, a questo genere di imprese orgogliosamente italiane.
Però. Se nell’Italia federalista la Lombardia firmerà protocolli e legifererà sulla sua cassoela, il Veneto sui bigoli, la Calabria sulla ’nduja, il Piemonte sulla Bagna cauda, la Lucania sul peperone crusco e così via, al ministro della sovranità quale alimento unitario resta?
L’agricoltura, più in generale, è già competenza regionale (quindi fuori dalla partita dell’autonomia), ed è scossa da una drammatica rivolta contro la Ue. Ma la devoluzione dell’alimentazione cosa significa? Ci saranno fondi differenti per l’agro-alimentare al Nord? E per il Sud? Si disferanno a piacere le norme sulla carne coltivata? Accordi diversi sulle farine di insetti? Per fortuna che ci sono cibi al di sopra di ogni contesa federalista. La pasta vola nello spazio planetario. Dopo oltre 4 anni di mobilitazione, avviata sempre da Pecoraro Scanio, la pizza napoletana e l’arte del pizzaiolo dal 2017 è patrimonio mondiale, altro che quisquilie e pinzillacchere.