È più bello il libro di Renzi o quello di Calenda?
di Giovanna CasadioSilvia Fregolent, renziana inossidabile e senatrice, ha zoomato sui libri: se Carlo Calenda è più nervoso nei confronti di Matteo Renzi, non sarà mica perché il libro di Renzi è in testa alla classifica dei saggi mentre quello di Calenda in classifica non è neppure entrato? Così riflette su Twitter-X.
Alla disfida dei lettori non si era ancora arrivati. Ma tant’è.
I due libri sono usciti quasi in contemporanea. Prima Calenda con “Il Patto. Oltre il trentennio perduto” (La nave di Teseo), poi in questi giorni Renzi con “Palla al centro. La politica al tempo delle influencer” (Piemme). Incontri, happening, recensioni, comparsate tv: i giri previsti, a cui gli autori si sottopongono per pubblicizzare un libro.
“Palla al centro” di Renzi è ora nella top five della saggistica. Tra memoir – un lungo capitolo sul suo rapporto con Berlusconi- e manifesto politico, ha fatto bingo. Senza nominare l’ex partner Calenda. Calenda, al contrario, su Renzi si sofferma, svelando retroscena urtican…
Silvia Fregolent, renziana inossidabile e senatrice, ha zoomato sui libri: se Carlo Calenda è più nervoso nei confronti di Matteo Renzi, non sarà mica perché il libro di Renzi è in testa alla classifica dei saggi mentre quello di Calenda in classifica non è neppure entrato? Così riflette su Twitter-X.
Alla disfida dei lettori non si era ancora arrivati. Ma tant’è.
I due libri sono usciti quasi in contemporanea. Prima Calenda con “Il Patto. Oltre il trentennio perduto” (La nave di Teseo), poi in questi giorni Renzi con “Palla al centro. La politica al tempo delle influencer” (Piemme). Incontri, happening, recensioni, comparsate tv: i giri previsti, a cui gli autori si sottopongono per pubblicizzare un libro.
“Palla al centro” di Renzi è ora nella top five della saggistica. Tra memoir – un lungo capitolo sul suo rapporto con Berlusconi- e manifesto politico, ha fatto bingo. Senza nominare l’ex partner Calenda. Calenda, al contrario, su Renzi si sofferma, svelando retroscena urticanti. Entrambi conducono l’identica battaglia: mostrare che il bipolarismo italiano tra la destra melonian-salviniana e la sinistra scheinian-contiana fa male al Paese. Entrambi vanno nella stessa direzione. Però lungo rette parallele. Quelle che non si vogliono incontrare più.
Nel catalogo dei saggi di politica, i saggi di politica scritti da politici godono di un regime speciale. Cosa ne fa la popolarità? Gli aneddoti inediti? Il marketing ? Il caso e la buona stella del momento? La claque? Il tifo di bandiera?
Tanto per fare qualche esempio, sempre di casa nostra. Il libro di Giorgia Meloni, non ancora a Palazzo Chigi, “Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee” (Rizzoli) ebbe uno straordinario successo editoriale. Quello di Enrico Letta, all’epoca segretario del Pd, “Anima e cacciavite. Per ricostruire l’Italia” (Solferino) – ben fatto – rimase indietro. Bisognava leggerci il risultato politico che sarebbe arrivato dopo?
Comunque sia. La disfida nel campo della saggistica nasconde la segreta speranza dei politici e dei militanti dei loro partiti: che le categorie, lessicalmente affini, di lettori e di elettori si incrocino e si contaminino, in vista di un vantaggio elettorale. Che però, onestamente, è tutt’altra storia.