Renzi è meglio che vada a Strasburgo?
di Giovanna CasadioBisogna questa volta essere d’accordo con Matteo Renzi. Preso un impegno, non si deroga. Forse lui non l’ha pensata sempre così da quando è iniziata la corsa per le Europee dell’8 e 9 giugno, però è arrivato alla conclusione che se ti candidi come europarlamentare, a Strasburgo poi conviene andarci, se no che ti candidi a fare?
Molti altri big hanno la stoffa del testimonial: ci mettono la faccia e amen. Ma l’ex premier e leader di Italia Viva, in corner ha puntato le fiches su un miglior risultato della lista Stati Uniti d’Europa anche grazie alla sua presenza. Tuttavia si è piazzato ultimo in lista. Un “ti vedo e non ti vedo”, “ci sono, ma non faccio ombra”, “guarda gli altri e poi me”.
Bisogna questa volta essere d’accordo con Matteo Renzi. Preso un impegno, non si deroga. Forse lui non l’ha pensata sempre così da quando è iniziata la corsa per le Europee dell’8 e 9 giugno, però è arrivato alla conclusione che se ti candidi come europarlamentare, a Strasburgo poi conviene andarci, se no che ti candidi a fare?
Molti altri big hanno la stoffa del testimonial: ci mettono la faccia e amen. Ma l’ex premier e leader di Italia Viva, in corner ha puntato le fiches su un miglior risultato della lista Stati Uniti d’Europa anche grazie alla sua presenza. Tuttavia si è piazzato ultimo in lista. Un “ti vedo e non ti vedo”, “ci sono, ma non faccio ombra”, “guarda gli altri e poi me”.
Se eletto, andrà all’europarlamento e lascerà Roma dove è senatore della Repubblica. Si apre a questo punto il dibattito: lo voteranno soprattutto coloro che lo amano o coloro che lo odiano? Chi lo ama di certo dovrebbe votarlo, a meno che non preferisca averlo in Italia e allora con un passaparola i supporter e militanti renziani inviteranno a scegliere la lista di Emma Bonino, ma a sorvolare sulla preferenza a Renzi. Chi lo odia ci sono buone probabilità che approfitti della possibilità di vederlo trasmigrare verso altri lidi politici e quindi gli appioppi la preferenza. Però Renzi, lui tra sé e sé, su cosa ha scommesso veramente? Saperlo…
Mai elezioni sono state più funamboliche delle europee 2024 made in Italy, rivelando la spregiudicatezza dei politici italiani. Molto confidential style: chiamami Giorgia, arriva il generale, detta Mapy, detto Sasso, detto Cuno, detto Pavone. Tanto per citarne alcuni. I più tradizionali candidati si trovano a sinistra dove - tranne pochi, come Maria Ethel Schlein detta Elly per giustificata consuetudine al soprannome o altri per evitare di farsi invalidare la preferenza avendo nomignoli - si presentano normalmente con nome e cognome.
Dalla politica italiana l’appuntamento europeo è stato interpretato come un varietà. Chissà se poi gli elettori gradiscono e vanno più volentieri alle urne o preferiscono la distinzione dei generi: al varietà per divertirsi e al voto per contare.