Cosa resterà della gara elettorale?
di Giovanna CasadioE’ finita. Ora si parla dei risultati. Ma prima di archiviare le intense settimane di campagna elettorale, in cui i partiti italiani si sono esibiti in infiniti giochi di prestigio, pozioni magiche per guarire dalle liste d’attesa sanitarie e acrobazie varie, teniamo a mente qualche flash.
In definitiva tutto è cominciato da quel confronto tanto desiderato quanto mai avvenuto tra Giorgia Meloni, quando ancora non era “detta Giorgia”, e Maria Ethel Schlein detta Elly. La tv pubblica non l’ha ospitato perché violava la par condicio, ma anche su una rete privata avrebbe avuto la sua efficacia. Due leader donna, due modi di intendere la politica. Tuttavia non è andata. E chissà in quale soffitta è stato riposto il cartonato di Schlein preparato a dicembre per la festa di Atreju, quando già Meloni insisteva per avere Elly a portata di mano.
Più che un flash, un tormentone: “Mi candido o no”. Dibattito che non si sarebbe mai voluto sentire, essendo assai più normale candidarsi per anda…
E’ finita. Ora si parla dei risultati. Ma prima di archiviare le intense settimane di campagna elettorale, in cui i partiti italiani si sono esibiti in infiniti giochi di prestigio, pozioni magiche per guarire dalle liste d’attesa sanitarie e acrobazie varie, teniamo a mente qualche flash.
In definitiva tutto è cominciato da quel confronto tanto desiderato quanto mai avvenuto tra Giorgia Meloni, quando ancora non era “detta Giorgia”, e Maria Ethel Schlein detta Elly. La tv pubblica non l’ha ospitato perché violava la par condicio, ma anche su una rete privata avrebbe avuto la sua efficacia. Due leader donna, due modi di intendere la politica. Tuttavia non è andata. E chissà in quale soffitta è stato riposto il cartonato di Schlein preparato a dicembre per la festa di Atreju, quando già Meloni insisteva per avere Elly a portata di mano.
Più che un flash, un tormentone: “Mi candido o no”. Dibattito che non si sarebbe mai voluto sentire, essendo assai più normale candidarsi per andare all’europarlamento e non per trainare la carretta. Ha cominciato Giorgia, forte dei sondaggi, ma poi l’ha battuta sul tempo Elly che il 19 aprile ha tratto il dado tra i molti malumori del Pd: capolista però solo al Centro e nelle Isole. Il resto a seguire.
La rincorsa a vincere la povertà con social card dell’ultima ora. Il decreto sulla sanità senza soldi, ma in compenso con grande rumorata. Anche perché la battaglia contro le liste d’attesa e per la sanità pubblica è stata la scelta lungimirante delle opposizioni e di Schlein. E poi e poi. L’albanese Edi Rama a reggere lo spot albanese della premier sull’hot spot che delocalizza i migranti dalle parti di Tirana. Ambiente solo attenzionato dalla sinistra. A destra fastidio per le misure europee di Green Deal. In generale un certo fastidio per l’Europa che da Salvini a Meloni vogliono “meno”: meno presente, meno legiferante, meno federalista, però più nazionalista.
Metropolis - Chi Salis e chi scende. Perché Meloni, Schlein e Salis sono i veri fenomeni di queste elezioni. Con Cuzzocrea, Ghisleri, Molinari, Paragone, Piccolotti, Ricci e Salis (integrale)
Più pacifista? La pace doveva essere il dossier centrale. Resta il logo del M5Stelle con la parola pace, gli insulti social di Salvini a Macron, l’intemerata del dem Marco Tarquinio sulla Nato da rifondare. Non va dimenticata Caivano, la periferia napolitana da risanare dal degrado, scenario del siparietto tra Meloni e De Luca sull’ingiuria “stronza” che la premier ha voluto auto dedicarsi? Forse questo si può dimenticare.