L’Autonomia l’ha voluta la sinistra?
di Giovanna CasadioÈ il mantra del centrodestra. Poiché l’Autonomia differenziata è possibile nella cornice di norme della Costituzione vigente, nessun colpo di mano sotto il sole: è il ragionamento.
Ma il federalismo leghista è ben altra cosa. È vero, a renderlo immediatamente possibile, con legge ordinaria, è una leva abilmente trovata e spregiudicatamente usata da Roberto Calderoli. È racchiusa in poche righe: comma due dell’articolo 116 della Carta. È scritto e indica: “... ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117”, ecc.
Sempre tra codici e codicilli ci si perde. Ma qui in definitiva è tutto molto semplice. Alla base c’è la riforma del 2001…
È il mantra del centrodestra. Poiché l’Autonomia differenziata è possibile nella cornice di norme della Costituzione vigente, nessun colpo di mano sotto il sole: è il ragionamento.
Ma il federalismo leghista è ben altra cosa. È vero, a renderlo immediatamente possibile, con legge ordinaria, è una leva abilmente trovata e spregiudicatamente usata da Roberto Calderoli. È racchiusa in poche righe: comma due dell’articolo 116 della Carta. È scritto e indica: “... ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117”, ecc.
Sempre tra codici e codicilli ci si perde. Ma qui in definitiva è tutto molto semplice. Alla base c’è la riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra. La riforma metteva ordine tra le competenze di Regioni, Province e Comuni, avendo il suo core business nell’articolo 117 della Carta. È quello che già prevede, nella speranza di maggiore efficienza amministrativa, come Stato e Regioni si debbano dividere e debbano esercitare le loro potestà legislative. Chi gestisce cosa. La riforma è stata infelice. Ha creato più problemi di quanti non ne abbia risolti. Alcune materie – immigrazione, difesa, forze armate, moneta ad esempio, - spettano esclusivamente allo Stato.Altre sono materie di legislazione cosiddetta concorrente, se la battono tra Stato e Regione. Negli anni si sono creati valanghe di ricorsi. Enrico La Loggia, dal 2001 al 2006 ministro degli affari regionali, berlusconiano, provò una controriforma o almeno un aggiustamento. La Loggia, figlio di Giuseppe, dc autonomista siciliano, aveva le carte in regola per essere ascoltato.
Ma tutto è andato avanti così. Calderoli si è accorto della formidabile occasione aperta per realizzare il progetto leghista che è un rivoluzione dell’architettura istituzionale: la trasformazione di un’Italia dalle accentuate diseguaglianze, soprattutto tra Nord e Mezzogiorno, in uno Stato federalista. Il meccanismo è di facile uso: ciascuna Regione potrà scegliere e gestire sola da sè, una o tutte le 27 materie di legislazione concorrente, inclusa istruzione, protezione civile, tutela della salute, distribuzione dell’energia. C’è il rischio di spezzettare l’Italia, di anchilosare le diseguaglianze? Lo sanno bene Calderoli e i leghisti, pressati dagli stessi alleati. Perciò sono ricorsi alla rete dei Lep, i livelli essenziali di prestazioni, una sorta salvaguardia patriottica. Peccato che non ci siano i soldi, nè si sa se mai ci saranno per realizzare i Lep.