Paesi sicuri per chi?
di Giovanna CasadioIl centro migranti in Albania
(reuters)Riecco l’operazione Albania tale e quale show. Ad alcuni migranti giunti sulle coste italiane sarà impedito l’approdo e saranno a piccoli e medi gruppi trasferiti di nuovo verso Shengjin e a Gjader con la nave Libra per restare reclusi là, sempre in attesa di trattenimento. Perché il sì al loro fermo può avvenire solo se provengono da Paesi inequivocabilmente sicuri, se no – ricordate? – inizia il balletto del va e vieni degli immigrati spediti come pacchi postali tra una sponda e l’altra dell’Adriatico.
La sicurezza resta il rebus. Ma la Corte di giustizia europea sulla qualifica di Stato di origine (dei migranti) sicuro ancora non si è pronunciata. Lo farà nel 2025? I Tribunali di Bologna, di Firenze e di Catania sollecitano. Della sicurezza accampata da palazzo Chigi, dubitano. A fine ottobre - ricordate? - è stato decretato dal nostro Consiglio dei ministri quali paesi del mondo sono sicuri.
È sorta banale la domanda: sicuri per chi? Sicuri in che modo? Quanto è facile negare le p…
Riecco l’operazione Albania tale e quale show. Ad alcuni migranti giunti sulle coste italiane sarà impedito l’approdo e saranno a piccoli e medi gruppi trasferiti di nuovo verso Shengjin e a Gjader con la nave Libra per restare reclusi là, sempre in attesa di trattenimento. Perché il sì al loro fermo può avvenire solo se provengono da Paesi inequivocabilmente sicuri, se no – ricordate? – inizia il balletto del va e vieni degli immigrati spediti come pacchi postali tra una sponda e l’altra dell’Adriatico.
La sicurezza resta il rebus. Ma la Corte di giustizia europea sulla qualifica di Stato di origine (dei migranti) sicuro ancora non si è pronunciata. Lo farà nel 2025? I Tribunali di Bologna, di Firenze e di Catania sollecitano. Della sicurezza accampata da palazzo Chigi, dubitano. A fine ottobre - ricordate? - è stato decretato dal nostro Consiglio dei ministri quali paesi del mondo sono sicuri.
È sorta banale la domanda: sicuri per chi? Sicuri in che modo? Quanto è facile negare le persecuzioni di categorie di persone o ignorare le vittime di trattamenti inumani, violenti e degradanti? Facciamo esempi. L’Egitto, da cui noi italiani attendiamo ancora verità e giustizia per Giulio Regeni, è uno dei Paesi in cui si applica la pena di morte e il numero delle esecuzioni è altissimo. La toccante testimonianza del padre di uno di quei dodici migranti rimpatriati dal centro albanese a fine ottobre, pubblicata sulla Stampa, ricostruisce l’incubo di una famiglia egiziana, del padre e del figlio, per una vendetta familiare seguendo la legge del taglione.
Se poi si trattasse di persone “scoperte” omosessuali o che sono fuggite proprio in ragione delle loro scelte sessuali? Una scheda preparata da Gaynet invita Meloni e la sua maggioranza a ripensare bene il criterio di “sicuro”. Per rapporti omosessuali in Algeria si rischiano due anni di prigione, in Ghana tre anni, in Gambia l’omosessualità è punita con l’ergastolo, in Marocco 3 anni e idem in Tunisia. Sono 5 anni di carcere in Senegal, ma salgono a 10 anni in Sri Lanka e in Bangladesh.
Forse è tutto da rivedere il decreto migranti.