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Cosa dice Arturo Parisi sull’Ulivo?

Romano Prodi (ansa)

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Trent’anni dalla nascita di un’idea politica: cos’è stato e cosa rimane
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È passata talmente tanta acqua sotto i ponti che del match tra ulivisti e partitisti si ricorda poco e male. Sono trascorsi 30 anni: era febbraio 1995 quando spuntò l’Ulivo in politica. Però non c’è migliore occasione che criticare per dissotterrare una idea. L’idea l’ha dissotterrata Dario Franceschini, ex ministro ed ex segretario del Pd, poeta, saggista e politico appassionato, sulle pagine di Repubblica, sostenendo che il centrosinistra attuale deve marciare diviso e che di Ulivo non è più aria. Romano Prodi ha risposto qualche giorno dopo, sempre su Repubblica, difendendo il valore dell’Ulivo, la sua aura, persino.

Ma la parola spetta a colui che ha inventato quel termine politico intuendone lo sviluppo: al professor Arturo Parisi. Sociologo, amico di Prodi, poi ministro della Difesa, il professor Parisi in quel febbraio ebbe un lampo: un nome solido e terragno da attribuire all’alleanza del centro e della sinistra. Una pianta-simbolo da seminare accanto alla Quercia degli e…

È passata talmente tanta acqua sotto i ponti che del match tra ulivisti e partitisti si ricorda poco e male. Sono trascorsi 30 anni: era febbraio 1995 quando spuntò l’Ulivo in politica. Però non c’è migliore occasione che criticare per dissotterrare una idea. L’idea l’ha dissotterrata Dario Franceschini, ex ministro ed ex segretario del Pd, poeta, saggista e politico appassionato, sulle pagine di Repubblica, sostenendo che il centrosinistra attuale deve marciare diviso e che di Ulivo non è più aria. Romano Prodi ha risposto qualche giorno dopo, sempre su Repubblica, difendendo il valore dell’Ulivo, la sua aura, persino.

Ma la parola spetta a colui che ha inventato quel termine politico intuendone lo sviluppo: al professor Arturo Parisi. Sociologo, amico di Prodi, poi ministro della Difesa, il professor Parisi in quel febbraio ebbe un lampo: un nome solido e terragno da attribuire all’alleanza del centro e della sinistra. Una pianta-simbolo da seminare accanto alla Quercia degli eredi del Pci. Così fu. Anche se poi la storia andò diversamente da come le famiglie politiche di provenienza l’avevano immaginata. Nacque il Pd e le cose cambiarono alquanto.

Se si chiede oggi a Parisi, 84 anni lucidi e fecondi, cosa fu l’Ulivo, la risposta è: “Cos’è stato l’Ulivo? È stato un desiderio. La scelta del nome fu mia, ma il rischio d’impresa era di Prodi”. “L’ Ulivo è un segno tra il sogno e il bisogno”. “Il bisogno c’è ancora, il sogno non c’è più. Franceschini intende certificarlo e prenderne atto. Il segno resta a ricordarne un bisogno. Il bisogno implica programmi, accordi elettorali, leader. Per noi erano tre le cose necessarie: coalizione, programma leader”. Sul filo della memoria, Parisi confessa: “Parlare dell’Ulivo a me procura passione e sofferenza che non può essere placata perché le cose passate sono passate e le cose future richiedono energia”.

Va detto che Artullo, come affettuosamente Parisi è stato soprannominato dagli amici, ha parlato dell’Ulivo sempre come di una rivoluzione, anzi come della rivoluzione e, ogni volta, Prodi-Robespierre avrebbe dovuto buttare le basi della politica come tutti noi desideriamo che sia: al servizio dei cittadini. Perciò ora, dopo la Franceschini story, aggiunge: “Siamo tornati allo schema di come vincere le elezioni, ma questo è un passaggio, d’accordo, non è l’obiettivo. Eravamo già tornati al passato attraverso un lungo cammino. La realtà era tutta alle nostre spalle. Franceschini ha certificato”. In attesa di aggiungere altri paragrafi alla storia.

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