Chi ha vinto e chi ha perso tra Sbarra e Landini?

Chi ha vinto e chi ha perso tra Sbarra e Landini?

La posizione dei due esponenti del sindacato dopo il referendum

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In pole position nella sfida della politica diciamo pure che c’era il segretario della Cgil, Maurizio cuor di leone, solo a fronteggiare i riformisti e pronto a vincere in una mano sola sui diritti del lavoro. Una settimana dopo il responso sui referendum del lavoro, l’8 e 9 giugno del 2025, persi tutti per mancanza di quorum, Landini ha commentato soddisfatto togliendosi un sasso dalla scarpa: “Ecco chi è entrato in politica, non io ma Sbarra a fare il sottosegretario del centrodestra”.

Perché Sbarra, ha tratto il dado. A passare il Rubicone della politica – da sinistra a destra – assestandosi con la premier Giorgia Meloni sullo stesso lato della barricata e ad appoggiare le sue politiche del lavoro (finora ritenute dal sindacato inconsistenti), beh c’è Sbarra: una bella carambola. Ora Sbarra detterà le politiche per il Sud del governo di destra nella veste di sottosegretario al Meridione. Su di lui aveva scommesso l’ex cislina Annamaria Furlan, che è stata alla guida del sindacato centrista dal 2014 al 2021. Quando Sbarra era ancora sinistrorso. Franco Marini, l’antico sindacalista, avrebbe avuto di che dire e di che scandalizzarsi a vedere una classe dirigente e sindacale, cavalli di razza della sinistra e del lavoro, finire accanto a Donzelli e alla destra nera di turno.

Landini dal canto suo, ha perso il referendum che mirava a rimettere in piedi alcuni diritti, dal Jobs Act alla responsabilità delle ditte appaltanti, ma è come se non avesse potuto neppure giocare la mano, perché è mancato il numero legale. E ora? In Parlamento si riparte dal salario minimo (che a Sbarra non piace) e dalla partecipazione dei lavoratori ai profitti da parte delle aziende (su cui la Cisl è compatta). Sul tavolo da affrontare il numero di ore di lavoro, la sicurezza, il rapporto con l’Intelligenza artificiale.

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