"Qui a Petrosino è Sos povertà. In una zona depressa, quella sofferenza economica che già c’era, si aggrava in modo inesorabile con l’emergenza coronavirus”. Gaspare Giacalone è il sindaco dem di un paese siciliano di poco più di 8 mila abitanti, situato in un lembo estremo di Sicilia, il trapanese, vicino a Mazara del Vallo. Terre di confine, bellissime, ad alta densità mafiosa. Quando Giacalone lasciò la City di Londra tornando in Sicilia, il Guardian pubblicò un reportage sull’uomo che aveva preferito la lotta alla mafia piuttosto che la bella vita di Londra.
Sindaco Giacalone, cosa la preoccupa di più in questo momento?
“La povertà è la nostra emergenza. La vediamo all’orizzonte, noi che stiamo in trincea e abbiamo lo sguardo un po’ più lungo. Già c’era, ma ora tutti hanno perso il lavoro e ogni attività è ferma. C’erano tanti lavoratori in nero: era grave, ora è drammatico. Stiamo investendo tutte le risorse, facendo la spesa e la portiamo a domicilio ad anziani e dove ci siano disabili. Ci coordiniamo con la Caritas”.
E' vero che consiglieri comunali, assessori, tutta la giunta hanno devoluto il gettone di presenza alla Caritas?
“Non solo. Siamo andati oltre, perché non c’è tempo, non possiamo affrontare iter burocratici. Abbiamo fatto donazioni. Ci vogliono soldi perché la Caritas possa aiutare davvero. Io ho detto: questo è l’Iban, versiamo lì”.
Voi avete casi di contagi a Petrosino?
“No, teniamo incrociate le dita. Abbiamo una decina di persone in quarantena in osservazione, ma la loro salute è sotto controllo”.
Sulla pagina online del Comune avete lanciato iniziative per i bambini?
“Faccio l’intrattenitore, tra le altre cose. Per i più piccoli ci siamo inventati la gara “un disegno per il sindaco”. Chi arrivava primo vinceva una pizza. Poi abbiamo premiato i partecipanti: pizze per tutti i piccoli. I bambini erano felici. Un modo per alleviare questa emergenza terribile. Ma ci sono stati maratone e concorsi anche per gli adulti e#figlichiAMANOgenitori” Lo smarrimento è grande e la sofferenza va ascoltata. I più anziani hanno anche preso dimestichezza con il web”.
Altre misure?
“Lo ripetiamo in siciliano: “stamuse ‘a casa, stativinni ‘a casa”. Prima cosa è fare rispettare questa regola: starsene a casa. Poiché il 10 per cento degli abitanti di Petrosino sono stranieri, abbiamo anche lanciato la preghiera interreligiosa. Online ascoltiamo il parroco don Carmelo Caccamo, l’imam Ridha Naes e Giacomo Spanò della Chiesa evangelica”.
Dica la verità, ora si sarà davvero pentito di avere lasciato Londra e la carriera nella City?
“Invece ringrazio il cielo di avere avuto questa opportunità di rendermi utile. Forse avrei potuto fare cose più gradevoli, ma essere sindaco è mettersi al servizio, e nei momenti drammatici si è ancora più utili. Credo che i miei concittadini stiano facendo un regalo a me…”.
Sindaco Giacalone, cosa la preoccupa di più in questo momento?
“La povertà è la nostra emergenza. La vediamo all’orizzonte, noi che stiamo in trincea e abbiamo lo sguardo un po’ più lungo. Già c’era, ma ora tutti hanno perso il lavoro e ogni attività è ferma. C’erano tanti lavoratori in nero: era grave, ora è drammatico. Stiamo investendo tutte le risorse, facendo la spesa e la portiamo a domicilio ad anziani e dove ci siano disabili. Ci coordiniamo con la Caritas”.
E' vero che consiglieri comunali, assessori, tutta la giunta hanno devoluto il gettone di presenza alla Caritas?
“Non solo. Siamo andati oltre, perché non c’è tempo, non possiamo affrontare iter burocratici. Abbiamo fatto donazioni. Ci vogliono soldi perché la Caritas possa aiutare davvero. Io ho detto: questo è l’Iban, versiamo lì”.
Voi avete casi di contagi a Petrosino?
“No, teniamo incrociate le dita. Abbiamo una decina di persone in quarantena in osservazione, ma la loro salute è sotto controllo”.
Sulla pagina online del Comune avete lanciato iniziative per i bambini?
“Faccio l’intrattenitore, tra le altre cose. Per i più piccoli ci siamo inventati la gara “un disegno per il sindaco”. Chi arrivava primo vinceva una pizza. Poi abbiamo premiato i partecipanti: pizze per tutti i piccoli. I bambini erano felici. Un modo per alleviare questa emergenza terribile. Ma ci sono stati maratone e concorsi anche per gli adulti e#figlichiAMANOgenitori” Lo smarrimento è grande e la sofferenza va ascoltata. I più anziani hanno anche preso dimestichezza con il web”.
Altre misure?
“Lo ripetiamo in siciliano: “stamuse ‘a casa, stativinni ‘a casa”. Prima cosa è fare rispettare questa regola: starsene a casa. Poiché il 10 per cento degli abitanti di Petrosino sono stranieri, abbiamo anche lanciato la preghiera interreligiosa. Online ascoltiamo il parroco don Carmelo Caccamo, l’imam Ridha Naes e Giacomo Spanò della Chiesa evangelica”.
Dica la verità, ora si sarà davvero pentito di avere lasciato Londra e la carriera nella City?
“Invece ringrazio il cielo di avere avuto questa opportunità di rendermi utile. Forse avrei potuto fare cose più gradevoli, ma essere sindaco è mettersi al servizio, e nei momenti drammatici si è ancora più utili. Credo che i miei concittadini stiano facendo un regalo a me…”.