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Alla Camera sono i giorni della marmotta

(agf)
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Se ieri avete ascoltato musica, fatto visita a un amico o, per miracolo, vi si era rotto il telefono, tranquilli: non è successo niente. Sono i giorni della marmotta, questi tre che finiscono oggi: si ricomincia ogni mattina daccapo, con lo stesso incessante allarme e il medesimo stupore. A maggioranza qualificata il Presidente non si elegge, come chiunque sa, perciò la partita inizia domani, dalla quarta.

Questo non significa che i milleenove accampi giorni della marmotatati in ogni bed and breakfast, seduti ad ogni tavolino della Capitale non siano in massima fibrillazione di chat, ma tanto anche loro si sentono rispondere quello che i leader maximi confermano riservatissimamente agli anziani cronisti di fiducia: tutto può succedere.

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“Certo, se l’accordo non arriva entro il fine settimana viene giù la casa: altri erano i tempi in cui si poteva stare composti per ventitrè votazioni, ora il sistem…

Se ieri avete ascoltato musica, fatto visita a un amico o, per miracolo, vi si era rotto il telefono, tranquilli: non è successo niente. Sono i giorni della marmotta, questi tre che finiscono oggi: si ricomincia ogni mattina daccapo, con lo stesso incessante allarme e il medesimo stupore. A maggioranza qualificata il Presidente non si elegge, come chiunque sa, perciò la partita inizia domani, dalla quarta.

Questo non significa che i milleenove accampi giorni della marmotatati in ogni bed and breakfast, seduti ad ogni tavolino della Capitale non siano in massima fibrillazione di chat, ma tanto anche loro si sentono rispondere quello che i leader maximi confermano riservatissimamente agli anziani cronisti di fiducia: tutto può succedere.

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“Certo, se l’accordo non arriva entro il fine settimana viene giù la casa: altri erano i tempi in cui si poteva stare composti per ventitrè votazioni, ora il sistema è slabbrato, non regge”. Michele Emiliano, governatore pugliese, per dire, ha portato dieci cambi di camicia. Ottimo. Vediamo però se qualche piccolo passo verso un accordo (di governo, anche questo lo diamo per noto) si è fatto, mentre passano in cielo e si spengono come stelle cadenti i nomi delle rose. Mario Draghi ha finalmente deciso di fare un giro di telefonate, e si sa che a volte basta il gesto – “Pronto, sono io” – a sciogliere il ghiaccio nei cuori.

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Se Salvini Letta e Meloni, Conte al seguito, dovessero sentirsi da lui rassicurati sul futuro del governo (e sulla riforma elettorale da farsi, e sulla data delle prossime elezioni) il suo nome potrebbe tornare in auge, come prima che tutto iniziasse. Declina la profezia di ieri: Draghi salterà sia al Colle che a Chigi. Da qualche parte bisogna tenerlo, invece: la questione è dove. Destra e sinistra si parlano, entrano nei dettagli dei ministeri. Dati per persi tutti i tecnici.