Fratoianni: “Il mondo è in fiamme, governo inerte, fa male al Paese”
di Emanuela GiampaoliA Bologna, Repubblica delle idee, in piazza Maggiore il leader di Avs Nicola Fratoianni
Bologna – Davanti «al mondo in fiamme» il segretario di Avs Nicola Fratoianni dal palco di RepIdee in piazza Maggiore chiede al governo «almeno una reazione». Una condanna «all’attacco unilaterale e terroristico di Israele all’Iran. Non c’è niente che mi avvicini al regime di quel Paese, ma vi sembra possibile che uno Stato si svegli una mattina e inizi a bombardarne un altro? Se si calpesta il diritto internazionale il mondo precipita in tragedia». Insiste sul riconoscimento dello Stato palestinese per fermare il «genocidio». Ma il cuore del dibattito con Giovanni Egidio è “La chance della sinistra”, l’alternativa possibile per battere «una destra regressiva che fa male al Paese». Come? «Mettendo insieme Pd, M5s e Avs secondo i sondaggi si arriva al 40%, la destra al 46%: non basta — chiarisce — ma una cosa è certa: oggi non esiste uno schema politico alternativo che possa fare a meno di un’alleanza tra queste tre forze politiche».
Bologna – Davanti «al mondo in fiamme» il segretario di Avs Nicola Fratoianni dal palco di RepIdee in piazza Maggiore chiede al governo «almeno una reazione». Una condanna «all’attacco unilaterale e terroristico di Israele all’Iran. Non c’è niente che mi avvicini al regime di quel Paese, ma vi sembra possibile che uno Stato si svegli una mattina e inizi a bombardarne un altro? Se si calpesta il diritto internazionale il mondo precipita in tragedia». Insiste sul riconoscimento dello Stato palestinese per fermare il «genocidio». Ma il cuore del dibattito con Giovanni Egidio è “La chance della sinistra”, l’alternativa possibile per battere «una destra regressiva che fa male al Paese». Come? «Mettendo insieme Pd, M5s e Avs secondo i sondaggi si arriva al 40%, la destra al 46%: non basta — chiarisce — ma una cosa è certa: oggi non esiste uno schema politico alternativo che possa fare a meno di un’alleanza tra queste tre forze politiche».
Dice di sentire tutti i giorni sia Schlein che Conte. «Ci sono molti punti in comune». Ma dove si trovano gli altri voti? «Andando davanti alle fabbriche o nei Pronto soccorso dove non ci sono più medici per portare un’altra idea di Paese a chi non vota. Non è una semplificazione pensare che chi non vota lo faccia perché convinto che chiunque vada al governo non farà scelte in grado di cambiargli la vita». La piazza applaude, non sarà l’unica volta. Se la prende con la «sinistra dei conti pubblici» che «ha cancellato le parole cambiamento e trasformazione» e non parla più di «diritto alla felicità». Si impegna, se governerà, a ridurre l’orario di lavoro. «Si lavora troppo, non c’è il tempo di abbracciare i propri figli. La prima emergenza, i salari». E rilancia: «Non sono imbattibili, lo dimostrano le amministrative, ma anche l’indicazione, pur in una sconfitta, che viene dal referendum». Non è sorpreso dal risultato, in particolare sulla cittadinanza. «È un dato di realtà con cui bisogna confrontarsi. Ho votato 5 Sì e non me ne pento, ma non ho indetto il referendum, è sempre un azzardo. Il problema delle migrazioni è strutturale, non un’emergenza come ci vuol far credere la destra, va gestito. Dal 2001 la legge Bossi-Fini è una fabbrica di irregolarità». In ogni caso Fratoianni preferisce «essere buonista che cattivista, perché questo è un Paese alla rovescia, dove chi salva vite è un criminale e chi chiude i porti con i morti in mare un eroe».