Doppia scossa di Prodi: “Europa senza voce. Sinistra, si vince uniti”
di Caterina GiusbertiA Bologna, in piazza Maggiore, Romano Prodi a Repubblica delle Idee
Bologna – Romano Prodi ha una smorfia di insofferenza mentre lo dice, in una piazza Maggiore gremita nonostante l’afa, nell’ultima giornata di Repubblica delle Idee: «Ma vi rendete conto che la guerra in Ucraina è Europa, e che dall’inizio del conflitto non abbiamo sentito una parola di mediazione da parte della Ue? Hanno tentato turchi, sauditi, brasiliani. Ma dov’è l’Europa?». Constatazione amarissima, soprattutto per uno come lui: l’Europa non c’è. Non è pervenuta. «E questo è il vero problema perché invece dovrebbe esserci, come dovrebbero esserci i governi, in mezzo a questo disordine. Se non la finiamo con l’unanimità — spiega l’ex premier — se non riprendiamo l’obbligo delle decisioni non andiamo da nessuna parte: questo è il vero problema».
Repubblica delle Idee 2025 - Prodi alla sinistra: "Non servono primedonne o primiuomini"
Non doveva venire ieri sera, il Pro…
Bologna – Romano Prodi ha una smorfia di insofferenza mentre lo dice, in una piazza Maggiore gremita nonostante l’afa, nell’ultima giornata di Repubblica delle Idee: «Ma vi rendete conto che la guerra in Ucraina è Europa, e che dall’inizio del conflitto non abbiamo sentito una parola di mediazione da parte della Ue? Hanno tentato turchi, sauditi, brasiliani. Ma dov’è l’Europa?». Constatazione amarissima, soprattutto per uno come lui: l’Europa non c’è. Non è pervenuta. «E questo è il vero problema perché invece dovrebbe esserci, come dovrebbero esserci i governi, in mezzo a questo disordine. Se non la finiamo con l’unanimità — spiega l’ex premier — se non riprendiamo l’obbligo delle decisioni non andiamo da nessuna parte: questo è il vero problema».
Repubblica delle Idee 2025 - Prodi alla sinistra: "Non servono primedonne o primiuomini"
Non doveva venire ieri sera, il Professore, il suo nome non era nel programma, ha fatto una sorpresa a Bologna nell’ultima giornata di festival e la sua città lo ha ricompensato con una standing ovation di applausi. Tutti in piedi per il Professore, appena tornato dalla Cina. «Non sono più un ragazzo, sono uno dei pochi prodotti anteguerra che c’è qui dentro — comincia lui — ma cose come quelle che ho visto negli ultimi mesi non le ho viste mai in vita mia, nemmeno nella crisi dei missili a Cuba: è un mondo davvero senza ordine». Sul palco prima di lui c’era il vescovo Matteo Zuppi, intervistato da Francesco Merlo. «Ho sentito le parole di pace del cardinale — continua Prodi, pensando al contesto internazionale — ma onestamente mi pare che siamo ancora nella fase ascendente. Poi io spero, mi auguro, che tutto questo finisca alla svelta. Questo semestre però ho insegnato a Pechino e la stima che avevano per l’Europa vent’anni fa non c’è più: qui o ci mettiamo insieme o siamo fuori dalla storia».
È la stessa ricetta che il Professore suggerisce anche alla sinistra, quando il vicedirettore Stefano Cappellini gli chiede come si fa a tornare a vincere come ha saputo fare lui per ben due volte, come si fa a costruire un’alternativa al governo Meloni. «Uniti si vince, non ci vuole mica molto a fare questa riflessione», la replica. Poi Prodi scende in platea e si siede in prima fila ad ascoltare il direttore di Limes Lucio Caracciolo e l’editorialista Massimo Giannini. L’attualità corre più veloce delle domande, inevitabilmente si parla ancora di disordine anche qui, della spirale di bombe tra Iran e Israele. Laura Lucchini domanda: è la terza guerra mondiale a pezzi profetizzata da Papa Francesco che si avvera? «Israele — risponde Caracciolo — ha capito che la guerra a Gaza non la può vincere. Quindi per evitare quella che sarebbe una sconfitta ma anche la sua fine politica, deve alzare il tiro, deve poter dichiarare la vittoria sull’Iran, così però diventa uno scontro esistenziale, dove tutto è lecito». Giannini cita il libro che ha scritto insieme al Professore, “Il dovere della speranza”. E a proposito di speranza, anche l’ex commissario Ue Paolo Gentiloni, insieme allo scrittore Gianrico Carofiglio, in dialogo con la vicedirettrice Stefania Aloia, provano a scandire un alfabeto per una sinistra coraggiosa, capace di pronunciare parole difficili come sicurezza, felicità, dignità, serietà e competenza.
«Le due parole che la sinistra non hai mai saputo interpretare e che invece sono state cardine delle politiche populiste sono sicurezza e felicità», comincia Carofiglio. Gentiloni aggiunge: «Dobbiamo dare la sensazione che siamo in grado di risolvere i problemi. L’accoglienza e la solidarietà sono indispensabili, ma una sinistra di governo deve mettere fuori legge i clandestini, rimettendo l’immigrazione regolare al centro. Prima che lo faccia la destra». Per batterla ripete Prodi quasi esasperato, bisogna essere uniti. «Invece siamo sistematicamente divisi, siamo tutti primi uomini e prime donne e così si perde — constata il Professore — Non solo il mondo si sta frammentando, ma anche il Paese, la Regione, ognuno cerca la propria identità e si rifugia nel proprio io: dobbiamo costruire un progetto che ci unisca di nuovo, che sia una struttura d’esempio di cui abbiamo bisogno per affrontare i problemi. Ecco, scusate se sono stato lungo, grazie per l’affetto». Quello per lui a Bologna non manca mai.