Assemblea Cassazione, Cassano: “Siamo parte di un’unica grande comunità giuridica”
di Conchita SanninoMargherita Cassano, presidente della Corte di Cassazione
(ansa)La "piena fedeltà" dei magistrati "alla trama dei valori costituzionali", la "scrupolosa osservanza dei doveri d'ufficio alimentata da un’alta idealità", che non può non essere costituita dalla "priorità dei diritti delle persone" e dall' "effettività della loro tutela". E soprattutto: la necessità "di riannodare i fili di un dialogo spezzato con una collettività disorientata". Un Paese cioè, che "ha bisogno di recuperare fiducia nello Stato complessivamente inteso".
Così la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano, nell'aprire i lavori dell'assemblea generale della Suprema Corte, dinanzi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Guardasigilli Carlo Nordio, al presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, rinnova il patto all'impegno nel segno "di un nuovo umanesimo giuridico da porre alle basi di un'azione culturale di ampio respiro".
È un'esortazione che arriva proprio nelle ore delle massime tensioni, in Parlamento e fuori, legate all'approvazione d…
La "piena fedeltà" dei magistrati "alla trama dei valori costituzionali", la "scrupolosa osservanza dei doveri d'ufficio alimentata da un’alta idealità", che non può non essere costituita dalla "priorità dei diritti delle persone" e dall' "effettività della loro tutela". E soprattutto: la necessità "di riannodare i fili di un dialogo spezzato con una collettività disorientata". Un Paese cioè, che "ha bisogno di recuperare fiducia nello Stato complessivamente inteso".
Così la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano, nell'aprire i lavori dell'assemblea generale della Suprema Corte, dinanzi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Guardasigilli Carlo Nordio, al presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, rinnova il patto all'impegno nel segno "di un nuovo umanesimo giuridico da porre alle basi di un'azione culturale di ampio respiro".
È un'esortazione che arriva proprio nelle ore delle massime tensioni, in Parlamento e fuori, legate all'approvazione del ddl di revisione costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Ed è anche a quella cultura unitaria tra pm e giudici che - pur senza sfiorare la riforma al centro dei conflitti - che sembra riferirsi la presidente Cassano quando dice: "Siamo convinti di essere parte di un'unica grande comunità giuridica che, pur nei diversi ruoli, è impegnata nel concretizzare lo Stato di diritto" nei suoi fondamentali tratti, e cioè "la leale e la fattiva collaborazione tra le Istituzioni, il rispetto delle prerogative che la Costituzione assegna a ciascuna di esse, la tutela della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali". Ma poco oltre ecco un giurista di rango, già preside della facoltà di Giurisprudenza all'Università di Firenze e vecchio amico della presidente, Francesco Palazzo, tuonare contro l'intolleranza dei poteri al controllo del giudice: figura che, premette il professore emerito, "nella tutela dei diritti umani e della Costituzione non può non manifestare una vocazione francamente antimaggioritaria". Nei tempi attuali, rimarca non a caso Palazzo, la giurisdizione – con la sua indipendenza – “è essa stessa componente essenziale e custode irrinunciabile proprio di quella democrazia costituzionale che non intenda più cedere a nessuna dittatura, nemmeno e in primo luogo alla dittatura della legge della maggioranza".
Cassano - che così firma un commiato importante, avvicinandosi la scadenza del pensionamento: a settembre il plenum del Csm voterà per il nuovo primo presidente - aveva già messo in guardia nei mesi scorsi il potere politico dalle strumentalizzazioni in chiave anti-toghe. La magistratura è ben lontana dall’ "abituale rappresentazione” che viene diffusa, e “posta a base di progetti riformatori”, aveva ammonito. Ora la presidente vola anche più alto: parla delle sfide che ha di fronte la magistratura, fornisce i dati degli impegni Pnrr, e con lucidità lamenta ancora la mancanza di "misure di sistema su alcuni temi fondamentali " come "la disponibilità di risorse umane e finanziarie, che con grande preoccupazione, vediamo scemare di giorno in giorno”.
Un appuntamento speciale, quello di oggi. Ma l'Assemblea generale della magistratura di legittimità, spiega anche il procuratore generale presso la Cassazione Piero Gaeta, "non ha un senso né celebrativo né encomiastico". Ma una verifica "attenta e critica, quanto più realistica e perfino severa, sul metodo più che su specifici risultati, che ha caratterizzato in questi ultimi anni lo ius dicere, in sede di legittimità, quindi le decisioni assunte. L'intento quindi è anche interrogarsi sulla rispondenza di queste ultime "alle aspettative di corretta applicazione del diritto e di giustizia" che coltivano "le altre istituzioni dello Stato e soprattutto tutti i cittadini". E qui il Pg Gaeta sembra avvertire il Palazzo della politica: “Ma 'aspettativa' è concetto assai diverso da 'consenso' sui singoli e specifici risultati decisori".
Anzi: "La giurisdizione di legittimità non ambisce certo ad essere circondata né vuole essere sostenuta - scandisce il Procuratore generale - da consensi episodici ed emotivi di effimeri laudatores temporis", ma deve puntare invece "alla fiducia e alla certezza, istituzionale e sociale, che il suo ruolo sia effettivamente svolto secondo indefettibili principi e canoni normativi di fondo".
Impossibile non pensare alla singolare aggressività scatenatasi, dalla destra di governo, lo scorso marzo, proprio contro la Cassazione all'indomani della sentenza sul caso della nave Diciotti. “Molto frustrante dover spendere per questo i soldi dei cittadini onesti che pagano le tasse", aveva scritto la premier Meloni su X, commentando il risarcimento a cui era stato appena condannato il governo. Poco dopo, la presidente Cassano si era spinta a firmare una sobria nota: per respingere quegli “attacchi inaccettabili”.
Altro significativo passaggio che non passa inosservato, per l'ovattata platea, è quello in cui ancora il Pg Gaeta -anch'egli inesorabilmente lontano da qualsiasi intento polemico legato alla separazione delle carriere – punta però con fermezza sulla "inscindibilità", riferendosi alla Cassazione, del ruolo del procuratore generale da quello del giudice della Corte. Quando passerà la riforma, il ciclone promette di spezzare anche quel legame. Gaeta lascia intendere che, anche solo a leggere la Carta, sarebbe un grave errore.
“Decisore e requirente di legittimità sono accomunati da un'unica prerogativa e un unico scopo", quelli di "organo supremo della giustizia" . Il ruolo inquirente in quella sede di legittimità, è "depurato da ogni funzione di accusa in senso proprio", ed è una figura - precisa ancora il procuratore generale Gaeta - "autenticamente dialogica e cooperativa rispetto al decisore, perseguendo, assieme alla difesa, il risultato di giustizia". Analisi impeccabile nei toni, chiarissima nella sostanza, e consegnata al ministro Nordio presente in prima fila, con i presidenti di Senato e Camera, di fronte al Capo dello Stato.