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Donnarumma: “I francesi? Bene competere sui treni se l’apertura è reciproca”

Stefano Antonio Donnarumma, ad del Gruppo FS

 

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Intervista all’ad del Gruppo FS, ospite a Repubblica delle Idee: “In Germania l’infrastruttura è obsoleta, ci sono tanti cantieri e fermano le tratte per mesi. Noi li blocchiamo per qualche ora. Il Pnrr ci vede in un ruolo centrale, con circa 25 miliardi di euro assegnati. Ne abbiamo investiti la metà lo scorso anno e altrettanti nel 2026”
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L’ITALIA ferroviaria se la sta cavando meglio della Germania nella gestione dei cantieri che ha lungo i binari (ben 1.300 quelli attivi nel nostro Paese ogni giorno). L’Italia ferroviaria è anche aperta alla concorrenza e non si oppone certo allo sbarco dei francesi e del loro treno a due piani (il Tvg). Si aspetta però che la Francia sia altrettanto europeista e ospitale.

Così Stefano Antonio Donnarumma, ad del Gruppo Fs, discutendo con Walter Galbiati alla Repubblica delle Idee, dove è stato ospite ieri.

I francesi di Sncf si preparano a sbarcare in Italia. A parti invertite la situazione è equilibrata?

«Le regole europee prevedono giustamente che il trasporto sul treno funzioni in regime di concorrenza perché l’infrastruttura fisica è una. Tu non puoi duplicare i binari».

Forti delle norme Ue, i francesi chiedono adesso tratte per il 15% dell’alta velocità italiana.

«Il problema è che noi, operativi in Francia da oltre 5 anni, abbiamo raggiunto a malapena uno spazio dello 0,8-0,9%.…

L’ITALIA ferroviaria se la sta cavando meglio della Germania nella gestione dei cantieri che ha lungo i binari (ben 1.300 quelli attivi nel nostro Paese ogni giorno). L’Italia ferroviaria è anche aperta alla concorrenza e non si oppone certo allo sbarco dei francesi e del loro treno a due piani (il Tvg). Si aspetta però che la Francia sia altrettanto europeista e ospitale.

Così Stefano Antonio Donnarumma, ad del Gruppo Fs, discutendo con Walter Galbiati alla Repubblica delle Idee, dove è stato ospite ieri.

I francesi di Sncf si preparano a sbarcare in Italia. A parti invertite la situazione è equilibrata?

«Le regole europee prevedono giustamente che il trasporto sul treno funzioni in regime di concorrenza perché l’infrastruttura fisica è una. Tu non puoi duplicare i binari».

Forti delle norme Ue, i francesi chiedono adesso tratte per il 15% dell’alta velocità italiana.

«Il problema è che noi, operativi in Francia da oltre 5 anni, abbiamo raggiunto a malapena uno spazio dello 0,8-0,9%. Ora è corretto che loro chiedano di espandersi, ma anche noi abbiamo bisogno di crescere nel mercato francese».

Paesi europei, con reti storicamente eccellenti, oggi affrontano grosse difficoltà. Pensiamo alla Germania.

«L’infrastruttura tedesca è imponente ma anche obsoleta. Così devono praticamente rifarla, almeno in ampie parti. Il loro approccio ai cantieri, alla fine, è molto più impattante del nostro. In Germania fermano completamente le tratte riaprendole magari dopo 10 mesi. Ormai si scambiano una battuta scherzosa nelle stazioni dicendo “sappiamo quando partiamo, ma non quando arriviamo”».

La nostra priorità è portare sempre il passeggero da un punto A ad un punto B. Preferiamo spendere di più, lavorare di notte

Davvero le cose funzionano meglio qui da noi?

«Noi abbiamo una filosofia totalmente diversa: la nostra priorità è portare sempre il passeggero da un punto A ad un punto B. Preferiamo spendere di più, lavorare di notte. Ma quando interrompiamo l’infrastruttura lo facciamo per ore, non per mesi».

Conservare tanti cantieri in estate, con milioni di turisti in viaggio, è stata una buona idea?

«Per l’estate abbiamo pianificato diversi lavori, dalla Sicilia alla Lombardia, in modo consapevole e responsabile. Approfittiamo intanto del clima favorevole che aiuta le aziende delle costruzioni. Poi, nei mesi estivi, il pendolarismo lavorativo e scolastico diminuisce».

Delle sorprese nelle stazioni ci aspettano…

«Bisognerà avere un po’ di pazienza e mettere in conto qualche allungamento dei tempi di percorrenza. A chi viaggia noi lo diciamo con largo anticipo attraverso infiniti canali di comunicazione. Non succede più che le persone arrivino al binario senza sapere che il loro treno non parte».

Lavoriamo a un progresso infrastrutturale importante, che garantirà un miglioramento della qualità della vita non da qui a 3 anni, ma da qui a 50 anni

Le persone affrontano comunque dei sacrifici. Perché?

«In nome di un progresso infrastrutturale importante, che garantirà un miglioramento della qualità della vita non da qui a 3 anni, ma da qui a 50 anni».

Il Gruppo Fs ha sulle spalle una parte rilevante del Pnrr. Qual è il suo bilancio al momento?

«Il Pnrr ci vede in un ruolo centrale, con circa 25 miliardi di euro di investimenti assegnati».

Tanti soldi.

«Per decenni, l’investimento medio sulle infrastrutture è stato di circa 5 miliardi all’anno: una cifra che bastava a malapena a fronteggiare l’invecchiamento meccanico e termico della rete con manutenzioni straordinarie. L’anno scorso, grazie al Pnrr, abbiamo investito 12 miliardi solo sulle infrastrutture e quest’anno replicheremo questi numeri».

Quali le opere che cambieranno il volto del Paese?

«La linea veloce Napoli-Bari, che permetterà di collegare Roma e Bari in tre ore, sarà un vanto per il Paese con ricadute sulle opportunità di lavoro, studio e cura delle persone e sul Pil nazionale. Il sotto- attraversamento a Firenze, per i treni veloci, risolverà un collo di bottiglia con benefici epocali. Il terzo valico dei Giovi a Genova sarà decisivo per collegare i varchi transalpini e la Pianura padana».

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