Repubblica delle Idee, Ruwaida Amer: “Non smettete di parlare di Gaza”
di Sara ScarafiaBOLOGNA – Il suo appello dal palco di Repubblica delle Idee ha commosso e scosso le coscienze. Ruwaida Amer, la giornalista palestinese che anche su Repubblica ha raccontato una Gaza sotto le bombe, ha lanciato la sua richiesta d’aiuto all’Italia: «Non smettete di parlare di Gaza. Continuate a chiedere che la guerra finisca. Abbiamo ancora bisogno di voi. La mobilitazione internazionale per il mio Paese è stata importantissima».
È dura ascoltare la sua voce coraggiosa. Ruwaida non ha nemmeno trent’anni e ha vissuto e sta vivendo una tragedia: la sua famiglia lontana, la sua casa distrutta, il suo Paese ridotto a un cumulo di macerie. Da quando, a ottobre scorso, è arrivata in Egitto, non muove un passo senza la sua grande valigia. Si porta sempre dietro tutto quello che ha. «Non voglio più perdere le mie cose». E quel bagaglio sul quale ha legato un nastro per renderlo riconoscibile, racconta tutto il suo dolore.
Ma Ruwaida Amer è soprattutto una giornalista. E con un’altra giornalista, la nostra Francesca Caferri, ha raccontato cosa vuol dire documentare la guerra: nessun reporter dal resto del mondo è potuto entrare nella Striscia se non con l’esercito israeliano. I giornalisti palestinesi, senza mezzi, sotto le bombe, sono stati allo stesso tempo vittime e testimoni, come ha ricordato Caferri.
Ruwaida scrive per The Nation, Al Jazeera, CBS, +972 Magazine e per Repubblica. Con il documentario One Day in Gaza ha vinto l’Edward R. Murrow Award. Con The Children of Gaza, pochi giorni fa, il prestigiosissimo Emmy Award. Ma non ha potuto ritirarlo perché gli Usa di Trump vietano l’ingresso ai palestinesi.
Il cessate il fuoco, racconta a RepIdee, «è falso»: «A Gaza la situazione è tremenda. Il cessate il fuoco è finto. Il mio popolo non si sente sicuro in nessun momento. I bombardamenti continuano. Procurarsi cibo e acqua è difficilissimo. Mio padre e il resto della mia famiglia vivono in tenda. Nessuno ha un tetto sopra la testa. Cosa significa allora il cessate il fuoco? Oggi la situazione è se possibile ancora più penosa. Perché durante la guerra tutti gli occhi erano puntati su Gaza. Oggi ci hanno dimenticato. Nessuno fa più attenzione a Gaza. Non dimenticatela. Non smettete di parlarne».
Poche ore prima, dallo stesso palco, lo scrittore israeliano Eshkol Nevo aveva detto: «Mi vergogno del ministro Ben-Gvir. Io voglio la pace, come molti israeliani».
Ma la pace ancora non c’è.
Per raccontare la Striscia in fiamme, Ruwaida è stata ferita alla schiena. Ha dovuto vincere il terrore di essere uccisa. Sotto il fuoco israeliano è morta la sua collega, amica e mentore Mariam Abu Daqqa, colpita ad agosto 2025 mentre raccontava l’ospedale Nasser. «Per il documentario sui bambini di Gaza sono dovuta tornare in ospedale. Ma avevo così paura, così paura di morire, una fobia. Poi sono entrata e abbiamo documentato i piccoli pazienti stremati dalla fame». È così vero il suo racconto, così sincera la sua paura, che in platea qualcuno piange.
Tanti, troppi, i giornalisti palestinesi uccisi.
«Io non sapevo come si fa a raccontare la guerra. Pensavo che da giornalista non avrei mai corso alcun rischio. Il primo giornalista ucciso per me è stato uno choc. Non capivo perché ammazzassero i reporter. Poi hanno preso di mira la mia mentore. Per me è stato un dolore terribile».
La madre che ha portato in Egitto per problemi seri di salute, ogni giorno le chiede di tornare a casa. Ma una casa a Gaza non c’è più. «Ma lei vuole mio padre, i suoi figli, i nipoti. Le dico che presto torneremo. Le chiedo di resistere».
Ma si può tornare a Gaza? Si può voler tornare in un posto distrutto? «Solo Gaza ricostruirà Gaza. Ecco perché vogliamo tornare. Ma io ci andrò quando non sarò più costretta a perdere di nuovo tutte le mie cose».
Ruwaida sogna? Che cosa sogna una ragazza di Gaza? «Sogno una casa. A Gaza è un sogno enorme», dice mentre la platea gremita la stringe con un grande applauso.
«Io ora sono al sicuro ma non sono felice. Io sono andata via da Gaza ma Gaza non è mai andata via da me», ha detto. Le stesse struggenti parole che aveva scritto per Repubblica.