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Bellocchio: “Giro un film ispirato a Osso, il cane di Michele Serra sbranato dai lupi”

(eikon)
Il regista a Repubblica delle Idee: “De Gregori? E’ stato tirato per la giacca”
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BOLOGNA – Il prossimo film a 86 anni lo girerà quest’estate ispirato alla storia di Osso, il cane di Michele Serra sbranato dai lupi, di cui ha scritto anche sulle pagine di Repubblica. Marco Bellocchio lo realizzerà con i suoi allievi della sua scuola di cinema di Bobbio, tutti aspiranti cineasti. Sarà un cortometraggio, girato sui lupi che sono tornati a popolare gli Appennini e la discussione che si è animata in torno. “Non sarà semplice filmare i lupi – dice - ma la moglie di Michele, Giovanna, mi ha fatto sentire un audio con gli ululati dei lupi che si sentono di notte. Specie quelli giovani. Mi sono immaginato questa scena, di un ragazzo, che sulle rive del fiume Trebbia, sente gli ululati dei lupi e si preoccupa che i cacciatori possano ucciderli”.

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Poi il più politico degli autori di cinema italiano, il regista de “I pugni in tasca” ma pure di “La Cina è vicina”, prende le difese di Francesco De Gregori. “È stato tirato per la giacca” risponde ad Arianna Finos che a RepIdee gli chiede del ruolo degli intellettuali rispetto al prendere posizione. “E’ chiaro che Trump mi faccia orrore, come penso a tutti voi, ma per il tempo che non è lungo che ho davanti mi interessa di fare al meglio quello che sento di fare. Facendo questo implicitamente si prende posizione. Poi in piazza si può andare, firmare, sottoscrivere…”. E lui posizione l’ha sempre presa.

L’incontro è dedicato a una carriera lunga 60 anni, da I pugni in tasca, nel lontano ’65, alla serie su “Portobello” uscita per Hbo quest’anno, fino al progetto su Sergio Marchionne a cui sta lavorando a 86 anni. “Non so se si farà, ma c’è molto interesse intorno a quel film”. Calvino diceva che un classico è tale perché non finisce mai quello che ha da dire, Bellocchio racconta che la Cineteca di Bologna ha riportato nelle sale il suo esordio e tanti giovani sono andati a vederlo. “L’ho realizzato a 24 anni, non è perfetto, assolutamente, ma secondo me è il tipico film che ha qualcosa di magico, di misterioso. Nel senso che nonostante i piccoli difetti, le ingenuità, ha evidentemente qualcosa di profondo che va oltre le generazioni”. Chi non si accorse di nulla fu la sua famiglia. È una storia quasi autobiografica. “L’abbiamo girato a casa di mia madre, che era viva e vegeta, ma da parte della mia famiglia c’è stata una rimozione totale. Parlava di noi, anche se, non era stato ucciso nessuno. Ma la disperazione, la rabbia, la nostra cultura facevano parte del film. Hanno realizzato molto più tardi”.

A raccontare la sua famiglia è tornato in anni recenti, nel 2021, quando ha realizzato il doc Marx può aspettare. “Tutto nasce da un pranzo a Bobbio, in cui ho radunato tutti i miei fratelli, abbiamo finito per affrontare quello che io stesso non avevo mai affrontato a fondo. Ci ero girato intorno: il suicidio di mio fratello gemello a 28 anni. Non abbiamo capito quanto stesse male. E invece di aiutarlo la mia risposta non fu criminale ma ideologica, proposi come soluzione la rivoluzione, e lui mi diede questa risposta geniale, che divenne, con un suggerimento che mi ha dato Francesca (Calvelli, sua moglie ndr) “Marx può aspettare”.

Scorrono sullo schermo le immagini della serie Portobello in cui ha ripercorso la vicenda di Enzo Tortora interpretato da Fabrizio Gifuni. “Ci sono film o serie che partono da lontano, non da me – spiega Bellocchio - c’è un lavoro di studio, lentamente arrivi a una progressiva personalizzazione. In Portobello parto dallo stupore di Tortora, che è innocente e si ritrova in una dimensione di ingiustizia che si trasforma in rancore. In quell’inchiesta sulla Camorra, che aveva 800 imputati, lui era il più prezioso, e lo tennero anche per quello. Ma questo aumentò la sua ferocia e la sua resistenza che poi lo ha portato alla morte. Da amico di 28 milioni di italiani, anche dopo l’assoluzione, non potrà tornare a farlo più”. L’ultima battuta è sull’Intelligenza Artificiale. “Ho iniziato con la pellicola, ma mi hanno mostrato le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale, quindi il punto è usare questa tecnica per realizzare immagini originali. Questo vale sempre, anche alla mia età”.

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