BOLOGNA – La lunga e avvincente storia di Repubblica, di questi suoi primi 50 anni, raccontata da Ezio Mauro in una piazza Maggiore pienissima, con Simonetta Fiori. La data di nascita: 14 gennaio 1976. Vent’anni dopo, nel 1996, al timone fu chiamato Mauro, che ha tenuto la barra dritta in un ventennio non facile. “In realtà come tutti i giornali non è un prete e non è un partito. Deve rappresentare una certa idea dell’Italia e dare gli strumenti di informazione per far sì che il lettore diventi cittadino. Non per pensarla come l’editoriale del giornale, ma per avere una sua opinione”. E quando Berlusconi ha lasciato la guida del governo abbiamo pensato di fare Repubblica delle Idee”. E perché Bologna? “Cercavamo la piazza italiana. E qui c’è un’edizione locale di Repubblica. Questa piazza rappresenta quasi didatticamente lo spiritico civico della città italiana”.
Mauro racconta come nacque il nome di Repubblica. “Era già stato scelto in Portogallo, durante la rivoluzione dei Garofani. Una volta, mentre camminavo con mia moglie per Lisbona, in un mercato abbiamo visto un’insegna di legno con scritto Repubblica. Avrei voluto comperarmela e regalarmela”. Un’altra parola importante è antifascismo. La linea del giornale è laica e antifascista, c’è scritto nel documento fondativo del giornale. “La Resistenza è un moto di riscatto, una riconquista. Il legame è inevitabile. La destra di Meloni, che non ha contribuito a scrivere la Costituzione, diventa madre di una seconda repubblica che non sarà costruita sull’antifascismo. Ma i cittadini hanno detto no”.
Secondo Scalfari il successo di Repubblica lo si deve alla sua indipendenza: “Abbiamo potuto essere un contropotere”. E Mauro racconta il senso e i grandi cambiamenti portati dal giornale: “Il vero talento di Scalfari è aver capito che il giornale non è un insieme di articoli, né una raccolta di pezzi di bella scrittura. Il giornale è una reinterpretazione della realtà. Che intuisce cosa sta succedendo nella società”. A maggio ’96 Mauro assume la guida di Repubblica. La scena politica è complicata: era arrivato Silvio Berlusconi. La Repubblica fece una battaglia forte, politica e culturale. “Venivo da Mosca, da un altro mondo. E’ stata una partita più complicata di quello che immaginassi. Scrissi nel primo editoriale: ‘Cambiare restando noi stessi’. Con Berlusconi abbiamo misurato le anomalie. Una grande fortuna fu che io e Scalfari ci trovammo d’accordo nel giudicare questo fenomeno”. Oggi cosa deve fare la sinistra? Mauro risponde: “Non credo che la sinistra abbia perso l’anima. Lo spirito dei tempi inclina a destra. La sinistra testimonia un’altra verità, che un altro mondo è possibile. Continua a credere nelle Costituzioni, nella democrazia, nell’emancipazione dei cittadini, crede che il suo compito sia riscattarsi dalla paura. La democrazia per definizione è disarmata, ma non si può non vedere che oggi è sotto attacco, da Putin, da Trump”.
Cosa deve fare Repubblica per essere Repubblica? Mauro ha fiducia: “Lo sa bene Mario Orfeo, il direttore: i lettori cercano una certa idea dell’Italia, del mondo. Repubblica deve continuare a essere se stessa". Mauro poi chiama in causa Mattarella: "E' un galantuomo della Repubblica, spicca la sua differenza rispetto alla classe dirigente in questo momento. Ha difeso i valori fondamentali della Costituzione. E anche quelle date che la destra non vuole riconoscere o celebrare. La presidente del Consiglio non ha sentito il bisogno di celebrare l’anniversario rotondo dell’assassinio di Matteotti. Nelle riserve della Repubblica ci sono personalità come Mattarella che in silenzio svolgono il loro compito: possiamo avere fiducia”. E poi chiude: “Viva Repubblica e la Repubblica”.