Occhetto: “La mia giacca marrone in tv contro Berlusconi? Lì è iniziato il populismo”

Occhetto: “La mia giacca marrone in tv contro Berlusconi? Lì è iniziato il populismo”
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L’ultimo segretario Pci in dialogo con Francesco Merlo a Repubblica delle Idee: “Schlein ha riconosciuto che senza la svolta della Bolognina non ci sarebbe stato né Ulivo e né Pd. Prodi ancora no”

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BOLOGNA – Cominciamo dalla fine. Da quando cioè la sala De Berardinis dell’Arena del Sole si alza in piedi per applaudire Achille Occhetto, splendido novantenne, che con Francesco Merlo ha ripercorso "La storia della sinistra italiana". L’ultimo segretario del Pci ha concluso la sua intervista dando la sua ricetta al campo largo: “Leone è un Papa politico, che mette i piedi nel piatto della politica. Ritengo che una grande alleanza tra i principi del cristianesimo e quelli altrettanto importanti di un umanesimo laico siano l’orizzonte morale e culturale che dovrebbe avere il campo largo”. È l’ultimo capitolo di una storia che lui dice “ha salvato”. Con la svolta della Bolognina.

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E inevitabilmente prende il via da lì l’incontro. “Per il mio compleanno a marzo – racconta - il Pd ha fatto una cosa che non aveva mai fatto fino adesso: la Schlein ha riconosciuto che senza la svolta della Bolognina non ci sarebbe stato né Ulivo e né Pd, Prodi deve ancora riconoscerlo. Tutto questo nasce da quell’atto in cui abbiamo cambiato il sistema politico italiano”. Merlo sottolinea che è ciò che ha consentito alla sinistra italiana di “non morire di comunismo”. Era il 12 novembre 1989 quando avvenne la Svolta, a pochi passi da qui. L’8 era caduto il muro. “Ma noi lo avevamo già deciso – rivendica il segretario di allora – all’inizio dell’anno all’Espresso avevo dichiarato che i valori universali non erano più quelli della Rivoluzione di ottobre. Quando ho saputo di Tienanmen, sono andato davanti all’ambasciata cinese per affermare che se quello era il comunismo, il comunismo era morto”.

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Il cambio di nome lo impose, a Bruxelles, l’Internazionale socialista. “Dissero che eravamo già socialdemocratici ma che non avrebbero potuto accoglierci fino a che nel nome del partito ci fosse stata la parola comunista. Spiegai che cambiare sarebbe stato molto difficile, in quel momento arrivarono le immagini del muro di Berlino picconato”. Occhetto rivendica di avere con la Svolta “salvato l’onore dei comunisti italiani”. Applausi. Merlo gli ricorda però che “quella vittoria lo ha sconfitto. Sei l’unico che non sei mai stato al governo, nemmeno un ministero”. “I contrari alla Svolta mi hanno accusato di voler andare al governo, invece sono l’unico a non sapere come sono fatte le stanze di Palazzo Ghigi” rivendica. Merlo cita il dibattito televisivo con Berlusconi, venne criticato per la giacca marrone. “Se avessimo vinto le elezioni, la giacca marrone sarebbe andata benissimo, è lì che inizia il populismo. Siamo passati dal discorso all’immagine, alla postura. Questa è la rivoluzione di Berlusconi, non più politica come scontro tra partito e programmi, ma tra immagine e postura, tra i leader”.

E a proposito di Silvio e i suoi, Occhetto sottolinea: “Io non facevo il bunga bunga certo - dice - L’altra parte ha un modo di concepire la vita come sperpero, io sono per lo stile. Io sono un radical chic. Per reazione ho cambiato il detto di Marx: radical chic di tutto il mondo unitevi. Meglio la cultura woke che Trump e Vannacci”.

Si augura poi che Elly Schlein riesca a concludere il compito che si è data. “Non la invidio. E’ attaccata da tutte le parti, non vorrei essere al suo posto. È passata dal 17 al 22%. È comunque il Partito che seguo anche se a volte mi fa arrabbiare”.

L’ultimo invito al campo largo è quello di mettersi d’accordo non solo per “singoli punti, occorre saper dare una visione”. Lucido, ironico, tagliente. Come si fa a 90 anni chiede Merlo? “Tenendo vivo il pensiero e in questo mi aiuta mia moglie. Poi io sono dei pesci e sono un pesce. Quando posso mi faccio una nuotata di un’ora e mezza in mare”. Standing ovation.

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