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Alec Ross: “L’AI Act ora va abrogato, l’Europa abbia più coraggio”

Alec Ross 

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Secondo l’ex consigliere di Obama, il magnate tech sfrutta anche la mancanza di una vera alternativa europea a SpaceX: “Decidere chi può usare la tecnologia sulla base della cittadinanza ha profonde implicazioni economiche e geopolitiche”
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«L’AI Act andrebbe abrogato». Alec Ross, già consigliere per l’innovazione dell’amministrazione Obama, legge in controluce il successo della quotazione di SpaceX, l’azienda di Elon Musk che ha registrato una Ipo record al Nasdaq di New York. In libreria da poche settimane con The Italian Dream (Feltrinelli), Ross era ieri ospite a Repubblica delle Idee.

Musk è il primo trilionario del pianeta. Che segnale è?

«C’è molto da dire su un mondo in cui centinaia di milioni di persone soffrono per la mancanza di accesso al cibo, alla casa e ad altri bisogni fondamentali, mentre un solo uomo possiede una quota significativa del Pil globale. Ma credo che sia più utile sottolineare un aspetto. Tutto questo avviene per l’assenza di concorrenza che può essere attribuita all’incompetenza dei burocrati europei, che continuano a fare grandi annunci sui loro piani di investimento e poi non fanno altro che scrivere rapporti, partecipare a riunioni di commissione e pubblicare post. Nel resto del mondo c…

«L’AI Act andrebbe abrogato». Alec Ross, già consigliere per l’innovazione dell’amministrazione Obama, legge in controluce il successo della quotazione di SpaceX, l’azienda di Elon Musk che ha registrato una Ipo record al Nasdaq di New York. In libreria da poche settimane con The Italian Dream (Feltrinelli), Ross era ieri ospite a Repubblica delle Idee.

Musk è il primo trilionario del pianeta. Che segnale è?

«C’è molto da dire su un mondo in cui centinaia di milioni di persone soffrono per la mancanza di accesso al cibo, alla casa e ad altri bisogni fondamentali, mentre un solo uomo possiede una quota significativa del Pil globale. Ma credo che sia più utile sottolineare un aspetto. Tutto questo avviene per l’assenza di concorrenza che può essere attribuita all’incompetenza dei burocrati europei, che continuano a fare grandi annunci sui loro piani di investimento e poi non fanno altro che scrivere rapporti, partecipare a riunioni di commissione e pubblicare post. Nel resto del mondo c’è invece chi agisce».

Quale sarà la conseguenza più importante di questa quotazione?

«Quella più concreta, forse più importante dell’andamento del titolo stesso, è che Musk ha 75 miliardi di dollari di nuovo capitale da investire».

A questi livelli non investirei. Ma il prezzo di un’azione è funzione di domanda e offerta, non una formula matematica basata sui fondamentali economici

Crede che questa Ipo sia sopravvalutata o abbia delle basi industriali solide?

«Personalmente, a questi livelli non investirei. Ma il prezzo di un’azione è una funzione della domanda e dell’offerta, non una formula matematica basata sui fondamentali economici. Il fatto che Musk sia riuscito a costruirsi un vasto seguito di investitori significa che ciò che io o qualsiasi altro accademico pensiamo dell’attività sottostante conti ben poco».

Il successo di SpaceX può cambiare la corsa allo spazio?

«Credo che Musk debba decidere dove concentrare la maggior parte dei suoi investimenti. Vuole creare robotica basata sull’IA qui sulla Terra o vuole cercare di rendere l’umanità una specie interplanetaria?».

In vista dell’arrivo in borsa di Open AI e Anthropic, questa quotazione può essere la prima di tre Ipo da record?

«Prevedo che OpenAI e Anthropic avranno un valore enorme. In entrambi i casi, i fondamentali sono impressionanti. OpenAI ha superato il miliardo di utenti attivi mensili, l’applicazione più veloce della storia a raggiungere questo traguardo. Nel caso di Anthropic, il numero di utenti aziendali è straordinario. Entrambe queste piattaforme sono diventate indispensabili per l’economia globale e mi aspetto che questo venga confermato in Borsa».

A proposito di Anthropic, su ordine di Trump ha dovuto disattivare alcuni suoi modelli di IA. Che ne pensa?

«Ciò che posso dire è che, se iniziamo a definire chi può usare una determinata tecnologia sulla base della cittadinanza, questo ha profonde implicazioni nella distribuzione del potere geopolitico ed economico. È anche l’ennesimo esempio delle conseguenze dell’inazione dell’Europa. Che se dovesse ritrovarsi esclusa da queste tecnologie, non sarebbe soltanto per colpa di Trump, ma anche per la mancanza di leadership nello sviluppo di modelli alternativi».

Siamo nel mezzo di un grande riordino che richiede la riscrittura del contratto sociale

Corsa allo spazio e crescita dell’IA. In quale fase dell’economia globale siamo?

«Siamo nel mezzo di un grande riordino che richiede la riscrittura del contratto sociale. In caso contrario, assisteremo a un aumento del disordine politico».

Lei è un attento osservatore dell’Europa e dell’Italia: quale ruolo potranno giocare in questa competizione globale sull’innovazione?

«L’Europa ha il talento, ma ha bisogno di più coraggio. OpenAI è stata fondata nel 2015. Anthropic è stata fondata nel 2021. Cinque anni fa quasi nessuno aveva sentito parlare di Nvidia. Questi giganti nascono da startup alimentate da ingenti quantità di capitale di rischio e relativamente poco gravate dalla burocrazia».

Cosa fare quindi?

«Servono più investimenti e una riduzione della regolamentazione. Per cominciare, l’AI Act dell’Unione Europea non dovrebbe essere semplicemente modificato: andrebbe proprio abrogato».

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