Diabete, quante difficoltà con la telemedicina
di ELVIRA NASELLIMail, Skype, app. Ma molti non sono in grado di comunicare in questo modo con i propri medici
Mail, whatsapp, videochiamate. App che comunicano i dati direttamente al medico. Cosa non si sono inventati medici e società scientifiche per non far sentire abbandonati e per controllare i propri pazienti cronici, soprattutto in un momento in cui non si può uscire da casa e i malati sono alle prese con le mille difficoltà legate alla propria condizione: l’utilizzo di farmaci che possono essere prescritti solo con il piano terapeutico dello specialista ospedaliero, con il quale però in molte regioni non si può andare direttamente in farmacia ma serve anche la prescrizione del medico di medicina generale. E poi ancora, l’attività fisica che per alcuni è un vero e proprio strumento terapeutico, e valla a fare tra le quattro mura di un appartamento.
Le barriere
Certo, senza la tecnologia sarebbe stato peggio. Ma non sempre è così facile. Perché magari dall’altro capo del filo c’è un ottan…
Mail, whatsapp, videochiamate. App che comunicano i dati direttamente al medico. Cosa non si sono inventati medici e società scientifiche per non far sentire abbandonati e per controllare i propri pazienti cronici, soprattutto in un momento in cui non si può uscire da casa e i malati sono alle prese con le mille difficoltà legate alla propria condizione: l’utilizzo di farmaci che possono essere prescritti solo con il piano terapeutico dello specialista ospedaliero, con il quale però in molte regioni non si può andare direttamente in farmacia ma serve anche la prescrizione del medico di medicina generale. E poi ancora, l’attività fisica che per alcuni è un vero e proprio strumento terapeutico, e valla a fare tra le quattro mura di un appartamento.
Non tutto si riesce a fare in remoto, ovviamente. Persino quello che si potrebbe. “L’aggiustamento del microinfusore di insulina per esempio – continua Giaccari – con un ragazzo di 25 anni riusciamo a farlo via Skype, gli altri siamo costretti a farli venire”. Il prezzo da pagare con molti è un cattivo compenso della glicemia. “Sì, è vero, molti vanno male – ammette il diabetologo – alcuni non sono riusciti a fare l’emoglobina glicata, e non vogliono andare nel laboratorio di analisi per paura del contagio, e quindi ci arrangiamo con la glicemia misurata a casa. Con tutto quello che significa in termini di accuratezza. E anche di sicurezza”.