'Dinosaurs', sulle tracce dei giganti estinti: l'avventura dei fossili dagli scavi al museo

I resti delle antiche creature rivedono la luce dopo milioni di anni nel documentario di Francesco Invernizzi, secondo appuntamento della stagione di "L'arte al cinema" di Magnitudo Film con Chili

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I dinosauri sono stati i signori della Terra per 165 milioni di anni e i loro scheletri sono vere e proprie opere d'arte della natura, in grado di sucitare emozioni e meraviglia negli occhi di chi li osserva. Una passione che accomuna piccoli e grandi, principale attrazione nei musei di storia naturale ma anche al cinema, con la celebre saga di Steven Spielberg Jurassic Park, ora diventata Jurassic World, che da 25 anni colleziona record ai botteghini di tutto il mondo. Ma al di là del fascino di queste enormi creature preistoriche estinte 65 milioni di anni fa, pochi sanno che la maggior parte degli scheletri esposti nei musei sono ricostruzioni, e che nel mondo gli esemplari originali si possono contare sulle dita di una mano. Questo e molto altro è raccontato in Dinosaurs, il documentario scientifico diretto e prodotto da Francesco Invernizzi che rivela attraverso immagini in 8K girate in Italia, Svizzera, Francia e Usa, i retroscena legati ad alcuni recenti ritrovamenti. Il film ricostruisce il viaggio che affrontano i resti di questi giganti del passato, dal ritrovamento ai laboratori dei maggiori esperti mondiali, fino alle gallerie più esclusive e nelle case d’asta dove i grandi collezionisti e gli istituti scientifici prestigiosi si recano per aggiudicarsi questi rarissimi esemplari.

'Dinosaurs', dalla ricerca dei fossili al museo - trailer

"Questa è una storia di dinosauri" racconta la voce narrante del film, in sala dal 10 al 12 dicembre, secondo appuntamento della stagione L’arte al cinema distribuita in sala da Magnitudo Film con Chili dopo il successo di critica e pubblico ottenuto con Bernini. "Questa è la storia di quanto rimane oggi dei giganti di quel tempo lontano e di come rivedono la luce dopo milioni di anni per essere ammirati in musei e collezioni": con questo primo science road movie Francesco Invernizzi traccia una vera e propria mappa geografica, viaggiando alla ricerca dei dinosauri nei luoghi sede di ritrovamento dei resti, dalla Svizzera alle polverose pianure del South Dakota e Wyoming fino ai prestigiosi istituti scientifici dove sono ammirati dal grande pubblico. Il film, grazie alle riprese in 8K e all’utilizzo di camera car e droni, segue da vicino il paziente lavoro dei geologi, dei paleontologi e dei ricercatori che affondano le mani nel terreno per riconoscere e raccogliere frammenti di ossa. Segue poi il viaggio nei laboratori specializzati, fino al momento in cui lo scheletro, finalmente restaurato e  ricostruito, incontra il museo o il collezionista che decide di acquistarlo.
  Il viaggio inizia sul campo in Svizzera per spostarsi poi negli Stati Uniti dove vengono trovati i resti di un allosauro, un tirannosauro e un triceratopo. "I fossili non affiorano ovunque, servono condizioni particolari e l'assenza di vegetazione. Il South Dakota, Wyoming e Montana rispondono a queste caratteristiche, ma si può scavare solo da luglio a settembre". Alle attività sul campo seguono quelle in laboratorio dove i resti vengono liberati dalle camicie in gesso realizzate per trasportarli, studiati e restaurati. Sono pochissime nel mondo le realtà specializzate nel "restauro dei dinosauri". Una di queste è in Italia: è la Zoic, fondata dal geologo Flavio Bacchia, scopritore di Antonio, il più grande dinosauro italiano, tra i meglio conservati al mondo. "Sono bestie morte, noi li facciamo rivivere facendoli tornare i signori del mondo" dice Bacchia, spiegando come si passa dal materiale grezzo al restauro e all'assemblaggio per l'esposizione in un museo.

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"Quasi ogni fossile ha una storia da raccontare" spiega poi Peter Larson, il paleontologo direttore del Black Hills Institute for Geological Research, che ha trovato i due T-Rex più completi al mondo, con oltre il 70 per cento di ossa originali: Sue, esposta al Field Museum di Chicago, e Stan, che ha fatto un viaggio dall'istituto di Hills City alla stazione di Milano in occasione dell'uscita del film. "Nel primo film di Jurassic Park usano delle esplosioni che all'improvviso fanno emergere la meravigliosa immagine di un dinosauro perfettamente articolato da sottoterra. Ma questo è un falso" dice Larson, muovendosi tra le migliaia di reperti raccolti nei magazzini. "Per preparare i fossili che abbiamo qui ci vorrebbe almeno un secolo. Questo non vuol dire che smetteremo di scavare, perché altre ossa emergono ogni anno. E noi dobbiamo salvaguardare questo patrimonio, perché fa parte della Storia del nostro pianeta".

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