✕
(reuters)

Cannes 2021. Film, star e tamponi, la sfida di Cannes che vuole tornare all’antica grandeur

Ascolta l'audio

Nella cittadina francese si riaccendono le luci del cinema. Dopo l'arresto imposto dalla pandemia, il festival torna in presenza e con tante sorprese. A partire dalla più emozionante: il centro tappezzato di poster con i baci più celebri. il vicesindaco Nicolas Gorjux: "I venti contrari non ci hanno fermati"
3 minuti di lettura

CANNES – Nella stanza con vista porto, il vicesindaco Nicolas Gorjux è accaldato. L'aria condizionata è fuori uso da quando nel municipio si è verificato un incendio a metà giugno. Nessuna vittima per fortuna, qualche danno al sistema elettrico, ma si è temuto il peggio nel mezzo dei preparativi per l'agognato ritorno del Festival dopo due lunghissimi anni di pausa. “Siamo stati esposti a venti contrari”, confida Gorjux, “ma abbiamo una buona capacità di resilienza”. 

Tutto è pronto, facendo gli scongiuri. Sulla facciata dell'Hotel de Ville è affissa una scena de La piscina, il bacio torrido tra Alain Delon e Romy Schneider. Altri 'baisers de cinéma' sono sparsi per il centro in una mostra che fa pensare ai tanti baci rubati dalla pandemia. La Palma d'oro della pubblicità progresso va alla Asl della regione che ha diffuso il suo nuovo spot: una coppia …

CANNES – Nella stanza con vista porto, il vicesindaco Nicolas Gorjux è accaldato. L'aria condizionata è fuori uso da quando nel municipio si è verificato un incendio a metà giugno. Nessuna vittima per fortuna, qualche danno al sistema elettrico, ma si è temuto il peggio nel mezzo dei preparativi per l'agognato ritorno del Festival dopo due lunghissimi anni di pausa. “Siamo stati esposti a venti contrari”, confida Gorjux, “ma abbiamo una buona capacità di resilienza”. 

Tutto è pronto, facendo gli scongiuri. Sulla facciata dell'Hotel de Ville è affissa una scena de La piscina, il bacio torrido tra Alain Delon e Romy Schneider. Altri 'baisers de cinéma' sono sparsi per il centro in una mostra che fa pensare ai tanti baci rubati dalla pandemia. La Palma d'oro della pubblicità progresso va alla Asl della regione che ha diffuso il suo nuovo spot: una coppia avvinghiata e lo slogan 'vaccinarsi può avere effetti desiderabili'. A Cannes se ne sono viste tante. Rivendicazioni sindacali e politiche, scandali diplomatici e sessuali, allerte terrorismo. La sfida adesso è fare festa ma non troppo, riunire la grande famiglia del cinema mantenendo il distanziamento. 

(reuters)

Niente abbracci in cima alla Montée des Marches, nel nuovo protocollo è suggerito il saluto con il gomito. Per autorizzare le star a togliersi la mascherina al momento del photocall è stata richiesta una deroga al Prefetto. Nei giorni in cui il ministro francese della Salute paventa il rischio di una 'quarta ondata' a fine luglio per colpa della variante Delta, Cannes vuole restare zona bianca. Il migliore simbolo è il centro vaccinazione dentro al Palais, accanto all'ufficio del turismo. “Quasi metà degli abitanti ha già ricevuto la doppia dose” s'inorgoglisce il vicesindaco. L'ultimo bollettino registra solo dodici pazienti Covid all'ospedale. “Il Festival è safe”, ripete Gorjux che parla di una innovativa sorveglianza delle acque di scarico per tracciare il virus, compito che spetterà anche ai 'cani anti Covid' sguinzagliati sulla Croisette. “Ci piace sperimentare” risponde davanti agli sguardi perplessi sull'efficacia della 'brigata cinofila'. 

(afp)

Tra i coraggiosi festivalieri – quasi la metà dei quarantamila habitués ha disertato l'appuntamento o non è potuto venire – qualcuno sbuffa per le troppe restrizioni mentre altri si preoccupano che i controlli all'ingresso delle sale di proiezioni siano troppo laschi. Aperturisti e rigoristi in lotta anche sulla Croisette. È d'obbligo green pass o test da ripetere ogni quarantotto ore ma sarà gratis, non come l'accredito per i professionisti che quest'anno costa venti euro ancorché per una causa giusta: è il contributo richiesto per decarbonizzare il Festival e vale per tutti, non tiene conto dell'odiata distinzione per colori dei pass d'ingresso che ogni anno provoca una mini lotta di classe. 

(reuters)

Scoraggiati dalle restrizioni, tanti asiatici, britannici, americani hanno rinunciato. Il presidente della giuria, il regista Spike Lee, è dovuto arrivare prima da New York per trascorrere la quarantena a Parigi. Non si sente ancora parlare di feste hollywoodiane nelle ville sulle alture di Cannes. Uno dei re della notte a Cannes, Patrick Tartary, è pronto a riaprire da venerdì la sua discoteca al Palm Beach ma senza troppe speranze. “Sappiamo già che non sarà l'edizione del secolo".

Sulla spiaggia della Croisette i ristoranti hanno un terzo delle prenotazioni rispetto a una normale edizione, i grandi alberghi propongono stanze libere, eresia assoluta in tempi di festival, e il mitico Carlton ha chiuso per lavori di ristrutturazione. Alcuni sponsor che si occupavano della movida sono assenti, in compenso ci sarà il cinema all'aperto per tutti ogni sera. A dare il senso della ripartenza della città c'è l'inaugurazione dopo anni di lavori del Cineum, la multisala con dodici schermi, progettata dall'architetto Rudy Ricciotti in uno stile definito di 'singolarità astratta' tra contrasti di forme e colori. 

(reuters)

La Francia spera di ritrovare un po' della sua grandeur con uno dei più potenti strumenti di soft power, da sempre in concorrenza con la Mostra di Venezia, rivalità esasperata ancora di più ora da soli due mesi di stacco. La gigantesca macchina organizzativa – venti milioni di budget, con un indotto dieci volte tanto sulla città – ha dovuto mettersi in cerca di nuovi fondi, creando l'associazione Amis du Festival de Cannes in cui partecipano gruppi come Kering. Dietro le quinte c'è aria di cambiamento.

Emmanuel Macron ha riconfermato l'anno scorso il presidente del festival Pierre Lescure ma con la promessa di cominciare a preparare la successione per il 2023. E Macron ha promesso che sarà una donna. Poteva esser Véronique Cayla, che aveva già lavorato a Cannes, ma è stata mandata all’Académie des César per rimettere ordine dopo lo scandalo Polanski. Il delegato generale, Thierry Frémaux, appare invece saldo al suo posto. Benché provato dall'altalena emotiva dell'ultimo anno ha una conoscenza enciclopedica della settima arte e un’agenda di contatti che nessun altro può garantire. In attesa di possibili rivoluzioni, il messaggio che arriva dalle istituzioni è uno solo: vietato sbagliare.