Cannes, Charlotte Gainsbourg, tutto su sua madre: il doc 'Jane by Charlotte' è una dichiarazione d'amore
dalla nostra inviata Anais Ginori , dalla nostra inviata Anais GinoriCANNES - Charlotte Gainsbourg ha passato gran parte della vita a cercare di differenziarsi dai genitori, com’è forse normale per la figlia di due artisti leggendari, Serge Gainsbourg e Jane Birkin, diventati icone degli anni Settanta con l'orgasmica canzone Je t'aime moi non plus. A quasi cinquant'anni, l'attrice ha invece prodotto e diretto un documentario che è una dichiarazione d'amore per sua madre. Jane by Charlotte, proiettato ieri sera come evento speciale a Cannes, è un commovente ritratto di famiglia in cui s'intrecciano confidenze ma anche momenti di verità, come quando Birkin riconosce di essersi sentita in “soggezione” davanti alla secondogenita. Troppo imbronciata, troppo segreta. “Dicevi cose che mi sorprendevano, non avevo le chiavi per capirti” racconta la madre mentre la figlia la riprende in una sorta di lunga intervista.
CANNES - Charlotte Gainsbourg ha passato gran parte della vita a cercare di differenziarsi dai genitori, com’è forse normale per la figlia di due artisti leggendari, Serge Gainsbourg e Jane Birkin, diventati icone degli anni Settanta con l'orgasmica canzone Je t'aime moi non plus. A quasi cinquant'anni, l'attrice ha invece prodotto e diretto un documentario che è una dichiarazione d'amore per sua madre. Jane by Charlotte, proiettato ieri sera come evento speciale a Cannes, è un commovente ritratto di famiglia in cui s'intrecciano confidenze ma anche momenti di verità, come quando Birkin riconosce di essersi sentita in “soggezione” davanti alla secondogenita. Troppo imbronciata, troppo segreta. “Dicevi cose che mi sorprendevano, non avevo le chiavi per capirti” racconta la madre mentre la figlia la riprende in una sorta di lunga intervista.
Il progetto è cominciato quattro anni fa, durante la tournée per l'album Birkin/Gainsbourg: le symphonique che aveva riacceso emozioni nell'attrice, orfana di padre all'età di diciannove anni. Charlotte filma sua madre nei momenti più intimi e senza artifici, nei pomeriggi della casa in Bretagna, ingombrata di mobili e oggetti che Birkin è incapace di buttare, compreso un barbecue ormai rotto e inutilizzabile comprato da Serge Gainsbourg. “E' una sorta di malattia” dice la cantante alla figlia che ha lo stesso rapporto proustiano con la potenza evocativa delle cose. L'appartamento del padre in rue Verneuil - in cui madre e figlia tornano insieme per la prima volta nel documentario - è rimasto fermo a trent'anni fa, al giorno dell'improvvisa morte, con gli armadi di medicine ancora pieni, qualche scatola vuota nel frigorifero. Un mausoleo pieno di fantasmi. “Sembra Pompei” osserva Birkin. Solo ora Charlotte si sente pronta ad aprire questo luogo magico al pubblico, trasformando la casa parigina in museo per i tanti ammiratori del genio musicale.
Birkin, che ha pubblicato qualche anno fa suoi Munkey diaries, si mostra con le sue rughe, in un'inquieta solitudine, senza mai artifici. “Mi sono tagliata i capelli perché volevo che finalmente le persone mi ascoltassero quando canto, senza l'ingombro delle apparenze”.
E' l'incontro tra due donne circondate da tanti fantasmi, il mitico Gainsbourg ma anche la fotografa Kate Barry, primogenita di Birkin, morta cadendo da una finestra sette anni fa. Un dolore che Jane non nasconde - le ha dedicato una canzone nel suo ultimo album - e che resta una ferita aperta. “Quando un figlio muore prende tutto lo spazio, anche degli altri” spiega la cantante. L'attrice - che per la prima volta passa dall'altra parte della telecamera - posa uno sguardo benevolo, mai rancoroso, sulla madre che spesso invece confessa avere pesanti sensi di colpa. “Forse sono stata una mamma-bambina, forse non mi sono presa abbastanza responsabilità”. Nel documentario appare anche la figlia più piccola di Gainsbourg, nella tradizione di una famiglia dove pubblico e privato si sono spesso intrecciati, tanti ricordano Lemon incest con Charlotte che canta a dodici anni insieme al padre. La fragilità di Birkin, che ha attraversato una recente malattia, diventa alla fine quella della figlia. Gainsbourg scrive una struggente lettera alla madre, nella quale confida la paura di perderla e le chiede di “reinsegnarle a vivere”, tornando di nuovo bambina.